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Kosovo-Svizzera, storia di calcio, di guerra e di emigrazione. Shaqiri: “Se segno non esulto”

Kosovo-Svizzera, storia di calcio, di guerra e di emigrazione. Shaqiri: “Se segno non esulto”
Per la prima volta in una gara ufficiale si affrontano le due nazionali sorelle: 10 i giocatori che condividono entrambe le radici. L’ex Inter: “Questa non è una partita come le altre”
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No, non sarà una partita come tutte le altre. Per molti dei giocatori in campo questa sera a Pristina, Kosovo-Svizzera è un derby in cui sangue, radici, identità, guerra e pace si incontrano, si mischiano e si confondono sotto l’insegna dell’Aquila bicipite. Quattro dei rossocrociati hanno origini kosovare, sei kosovari sono invece nati in Svizzera. Solo una volta le due squadre si sono affrontate, nel 2022: finì 1-1, ma era un’amichevole. Quella dello Stadiumi Fadil Vokrri di Pristina sarà la prima ufficiale tra le due nazionali sorelle.

Shaqiri: “Una sfida speciale”


L’ex interista, ora ai Chicago Fire, Xherdan Shaqiri, fantasista svizzero nato a Gjilan ed emigrato nella Confederazione assieme ad altri 50mila kosovari durante le guerre nei Balcani degli anni Novanta, non ha nascosto la propria emozione: "Mi sento bene e non vedo l'ora di giocare questa partita, sarà una sfida speciale per entrambe le squadre, se dovessi segnare non esulterò. Ciò che conta è vincere e vogliamo portare a casa i tre punti". Dopo un gol contro la Serbia al Mondiale 2018, Shaqiri mimò con le mani l’aquila bicipite, evocando le proprie origini e l’albanesità del Kosovo (circa il 92% della popolazione parla il ghego), pezzo di terra storicamente preteso dalla Serbia e autoproclamatosi indipendente nel 2008, ma mai riconosciuto dall’ingombrante vicino, che al contrario ne rivendica il possesso. Kosovo (riconosciuto dalla Uefa nel 2016) e Serbia non possono incontrarsi su un campo di calcio, non possono essere sorteggiate nello stesso girone di qualificazione. Ma un kosovaro, proprio Fadil Vokrri, a cui è dedicato lo stadio di Pristina, è stato l’unico giocatore di etnia albanese nella storia della Jugoslavia unita (12 gare dal 1984 al 1987).

Xhaka: “Mi sento a casa”


Anche per Granit Xhaka, nato a Basilea da famiglia albanese del Kosovo, non sarà una partita normale: "Mi sento a casa, ho un grande rispetto di questa terra e sono molto orgoglioso di poter giocare qui - ha detto il capitano svizzero in conferenza stampa - Ogni partita che gioco con la Svizzera è speciale, dunque non mi sento particolarmente nervoso, anzi, l'allenatore ci ha preparati bene". Suo fratello Taulant scelse nel 2019 la nazionale albanese dopo la trafila nelle nazionali giovanili elvetiche. "Per certi giocatori tornare nel proprio paese d'origine può suscitare delle emozioni particolari” ha raccontato il direttore delle squadre nazionali svizzere, il ticinese Pierluigi Tami.

I sei kosovari di Svizzera


Fidan Akliti, Ismajl Beka, Florent Hadergjonaj, Kreshnik Hajrizi, Andi Hoti e Arijanet Muric sono invece i sei “nativi svizzeri” a disposizione del ct del Kosovo, lo sloveno Primož Gliha, che ha sostituito Alain Giresse, esonerato dopo un avvio di qualificazioni disastroso: il Kosovo è penultimo nel girone con 3 pari (uno contro Andorra) e una sconfitta. Nella squadra balcanica anche il napoletano Rrahamani e il granata – nato in Germania - Vojvoda. “Dobbiamo essere pronti a morire in campo, visto che giochiamo per la Nazionale e per un calciatore professionista, non c'è niente di più importante” ha spiegato il ct Gliha, “non giochiamo per soldi, ma per dignità e orgoglio e questo dobbiamo dimostrarlo in campo. Dobbiamo cambiare alcune cose nella squadra e la prima cosa che dobbiamo cambiare è la mentalità". Recentemente la nazionale kosovara ha perso due attaccanti di prospettiva, Arbnor Muja e Mirlind Daku: entrambi nati in Kosovo e dopo aver militato nelle giovanili del paese natale, hanno scelto la più competitiva Albania. “Non dovremo mai più perdere giocatori così” ha detto Gliha.
 

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