Hansi Flick non è più il ct della Germania. Esonerato dopo una serie di risultati negativi, come qualunque allenatore di provincia: un comunicato gelido mentre in tutta la nazione risuonavano le note dell’inno per il trionfo della nazionale ai Mondiali di basket. Panchina ad interim, martedì contro la Francia, affidata al team manager Rudi Voeller, quasi a voler risparmiare a Flick una nuova umiliazione dopo i 4 gol incassati a Wolfsburg dal Giappone. La Germania si era affidata a lui dopo il fallimento a Euro 2021: scelta logica, del resto i maliziosi dicevano che la stella di Loew aveva iniziato a offuscarsi quando proprio Flick, suo fedele collaboratore e perno fondamentale nello spogliatoio, era andato a cercare – e trovare – fortuna al Bayern Monaco, dove aveva alzato la Champions del Covid, quella della final eight di Lisbona.
Dopo Loew, tante speranze ma pochi risultati
Ma quando Flick ha gestito da solo il giocattolo ha fallito. I mondiali in Qatar sono stati uno strazio, le amichevoli per la costruzione all’Europeo da giocare in casa il prossimo anno ancora peggio. Joakim Loew si era salvato con il pedigree: c’era inciso il titolo mondiale che aveva riportato in Germania nella notte di Rio 24 anni dopo quella magica di Roma. Il buon Jogi aveva poi campato di rendita centrando la semifinale agli Europei in Francia, quindi era sopravvissuto alla maldestra campagna ai mondiali di Russia, buttato fuori dalla Corea del Sud e alla devastante sconfitta (6-0) beccata in Nations League contro la Spagna, la peggiore dal 1931.
Quattro ko nelle ultime sei partite
Con Flick non c’è stata la stessa pazienza: nelle ultime 6 amichevoli ne ha perse 4 (le ultime 3 in fila), rimediando un pareggio in extremis contro l’Ucraina. Ultimo sorriso nello scorso mese di marzo, un 2-0 al Perù, troppo poco per sperare di restare in sella. Paga la sua gestione (la seconda più corta della storia della Germania, 25 gare contro le 24 di Ribbeck), ma anche un modello tedesco, quello dei centri federali e del lancio dei giovani a trecentosessanta gradi che improvvisamente ha iniziato a fare acqua da tutte le parti. Gli analisti sostengono che i giocatori, dei dottor Jekill nei loro club, hanno iniziato a trasformarsi in tanti mister Hyde ogni volta che arrivava la chiamata nella Mannschaft. Equazione: la qualità c’è ma Flick non la sa sfruttare. Gundogan in effetti ha incantato al Manchester City ed ora è nel Barcellona, Rudiger è un punto fermo della difesa del Real Madrid, Wirtz è l’emergente, e poi ci sono gli Havertz, i Sane, i Gnabry, e chi più ne ha più ne metta.
Non solo colpa di Flick, è il movimento che non convince più
Ma esistono argomenti a contrario. Anzitutto esiste il problema degli esterni di difesa: Nico Schlotterbeck ad esempio, uno dei responsabili della sconfitta in Qatar contro il Giappone, ha piazzato un desolante bis sabato sera a Wolfsburg, sbagliando tutto ciò che era possibile sbagliare. E poi una certa tendenza al narcisismo dei talenti, diabolicamente perseveranti anche quando la partita andrebbe interpretata con la clava. Uno che la usa ad esempio è Niclas Fullkrug, passato in questa stagione dal Brema al Dortmund: non un modello di stile, ma almeno uno che la butta dentro e che si fa notare soprattutto quando non c’è. Non c’era con il Giappone, non ci sarà contro la Francia.
Rudi Voeller, poi ci sarà un nuovo ct
Ci sarà invece Rudi Voeller, ma purtroppo per la Germania non ha più l’età per scendere in campo. Traghetterà insieme a Hannes Wolf e Sandro Wagner, poi ci sarà un nuovo ct. Si fanno i nomi di Julian Nagelsmann, l'ex allenatore del Bayern ancora sotto contratto con i bavaresi, ma anche l'austriaco Oliver Glasner, vincitore dell'Europa League con il Francoforte nel 2022, e Stefan Kuntz, che però sta allenando la Turchia. E poi la grande suggestione, Louis van Gaal: un olandese sulla panchina della Germania, e allora sarebbe vera rivoluzione.