Alla fine sempre di Olympique e di Ligue 1 si tratta. Ma la nuova sfida di Rino Gattuso in panchina, dopo la trattativa sfumata col Lione in crisi, che alla fine ha scelto Fabio Grosso, è se possibile la più complicata di una carriera in cui ne ha già affrontate parecchie: il Marsiglia, una sfida di quelle, appunto, che piacciono all'ex campione del mondo. Gattuso, che è in viaggio per la Francia e ha già raggiunto l'accordo di massima col club, è infatti atteso da una situazione tesissima, precipitata nell'ultima settimana, quando l'allenatore spagnolo Marcelino si è dimesso per le minacce di morte degli ultrà, ricevute dal presidente, il suo connazionale Pablo Longoria, e dalla dirigenza, contestata duramente il 18 settembre dalle associazioni dei tifosi durante l'assemblea generale.
L’addio di Marcelino
Marcelino ha lasciato due giorni prima della trasferta di Europa League ad Amsterdam, in casa dell'Ajax, superata dalla squadra con un 3-3 che ne ha attestato la capacità di reagire alle pressioni esterne, mentre Longoria e gli altri dirigenti affidavano l'interim per la panchina all'ex calciatore dell'OM Jacques Abardonado, marsigliese doc, e vagliavano numerosi profili, come l'ex Pallone d'oro Jean-Pierre Papin e Christophe Galtier, reduce dalla discussa stagione al Psg.
Il ko con il Psg
A fare precipitare le cose è stata la successiva batosta in campionato proprio col Paris Saint-Germain: il 4-0 al Parco dei Principi ha spinto all'accelerazione nella scelta del tecnico per raddrizzare un'annata cominciata con la mancata qualificazione alla Champions (al terzo turno preliminare contro i greci del Panathinaikos), dopo il terzo posto raggiunto nella scorsa Ligue 1 da Igor Tudor, e proseguita con un discreto avvio di campionato, anche se lo 0-0 col Tolosa aveva fatto affiorare gli screzi classici di un ambiente che è alla perenne ricerca dei fasti dell'epoca di Bernard Tapie e della Coppa Campioni vinta prima di cadere dall'altare alla polvere.
Il via libera della proprietà
La scelta è caduta su un allenatore di ormai provata esperienza internazionale come Rino Gattuso, esperto appunto in questo tipo di sfide. L'avallo è stato del proprietario dell'OM, il miliardario americano Frank McCourt, già padrone nel baseball dei Dodgers di Los Angeles e dal 2016 dell'OM, che da allora ha avuto in panchina figure carismatiche come Garcia e Sampaoli, ma non è ancora riuscito a contrastare l'egemonia del ricchissimo Psg qatarino.
Il mercato del Marsiglia
Anche l'ultimo mercato è stato scoppiettante in teoria, con gli arrivi di Ndiaye dallo Sheffield United, di Kondogbia e Renan Lodi dall'Atletico Madrid e dello svincolato Aubameyang dal Chelsea e con la conferma di Pau Lopez, Veretout, Ounahi e Vitinha. Il livello tecnico della squadra, scesa all'ottavo posto in Ligue 1, è dunque in linea con le ambizioni di Gattuso, che dopo le dimissioni dello scorso gennaio al Valencia per il mancato rafforzamento invernale chiesto al proprietario Peter Lim, intende rispondere sul campo alle troppe dicerie sul suo conto, veicolate dalle fake news sui social. Si va dalle paradossali accuse di omofobia alle ricostruzioni assai parziali della sua carriera di allenatore, al netto delle situazioni spesso finanziariamente disperate (Ofi Creta, Pisa) o ambigue (Valencia, Milan cinese) in cui si è imbarcato, per una certa sua tendenza ad accettare i compiti particolarmente difficili. Di fatto lo hanno mandato via solo due presidenti, tra i massimi esperti in materia: Constantin al Sion (dopo tre partite) e Zamparini al Palermo.
Le sfide di Gattuso
All’Ofi Creta, società che sarebbe fallita di lì a poco e squadra rabberciata alla bell’e meglio, se n’era andato lui, dopo averne invano tentato il salvataggio. Al Pisa il copione si era riproposto, con la differenza che lì il club Gattuso l’ha salvato davvero dal fallimento, trasformandosi anche in dirigente, e che sul campo, dopo la promozione non semplice, ha accettato che una retrocessione scritta dalle imbarazzanti premesse extrasportive macchiasse il suo curriculum. Ripartito dalla Primavera del Milan per cinque mesi, ha sostituito Montella in prima squadra, ha raddrizzato un campionato compromesso e nella stagione successiva ha perso per un punto all’ultima giornata la qualificazione alla Champions, allora un tabù, per rescindere infine l’anno residuo del contratto in maniera consensuale con la società: fallimento sportivo o successo sfiorato, vista la rosa nemmeno lontanamente paragonabile a quelle poi allestite dal Milan nel post Yonghong Li?
La coppa Italia a Napoli
Al Napoli il percorso è stato simile, durante il Covid che ha svuotato il San Paolo intitolato a Maradona: sostituito Ancelotti, la Coppa Italia vinta e il quinto posto con qualificazione Champions sfumata per il solito punto all’ultima giornata non sono certo paragonabili allo scudetto di Spalletti dopo un terzo posto. Però anche l’attuale ct della Nazionale ha reso merito al predecessore, riconoscendo di non avere per nulla ereditato macerie tattiche o uno spogliatoio dilaniato, anzi. Durante l'ultimo Mondiale l'allora ct della Spagna Luis Enrique disse che la squadra che giocava meglio a calcio, nella Liga, era proprio il Valencia di Gattuso. Che adesso, a Marsiglia, ha l'occasione concreta di dare ragione al suo collega, nuovo avversario alla guida proprio di quel Psg che ha spinto l'OM dentro la crisi più profonda.