Milano. La scia infinita della guerra rischia di impedire ai giovani il ritorno allo sport e di perpetuare la cultura dell’odio nelle nuove generazioni. L’allarme, fortissimo, arriva dall’Uefa, dopo il durissimo comunicato dell’Uaf, la federazione calcistica ucraina, che ha ricusato la decisione dell’ultimo comitato esecutivo di Nyon sulla riammissione delle squadre Under 17 russe maschili e femminili agli Europei di categoria, anche se senza bandiera e inno. Se la presa di posizione dell’Uaf si estendesse ad altre federazioni europee, come Kiev ha chiesto, si concretizzerebbe il pericolo dell’effetto boicottaggio. Per il momento l’invito ucraino è stato raccolto dalla federcalcio polacca, il cui presidente Cezary Kulesza ha scritto su X, l’ex piattaforma Twitter, di essere rimasto “sorpreso dalla decisione del Comitato Esecutivo Uefa: se le squadre nazionali russe verranno autorizzate a partecipare alla competizione Under 17, le nostre squadre nazionali non giocheranno con loro”. Nessun’altra presa di posizione ufficiale è stata ancora annunciata, ma un portavoce della Federcalcio inglese ha detto all’Afp che le squadre inglesi non giocheranno contro la Russia e da Estonia e Svezia filtrano notizie di una scelta analoga.
Contraddizioni e paradossi, nella vicenda, sono evidenti. Lo stesso ministero dello sport di Kiev aveva concesso agli atleti ucraini degli sport olimpici nel luglio scorso, a un anno dalla cerimonia inaugurale dei Giochi di Parigi 2024, di partecipare a competizioni contro atleti russi e bielorussi, “a condizione che questi ultimi prendessero parte alle gare sotto bandiera neutrale, non usassero simboli nazionali in pubblico durante gli eventi sportivi e non facessero dichiarazioni pubbliche”. Nyon – che nell’aprile 2022, dopo l'invasione di Mosca in Ucraina, aveva escluso tutte le squadre russe dalle competizioni Uefa, tolto la finale di Champions a San Pietroburgo e annullato il contratto di sponsorizzazione con Gazprom, il gruppo russo monopolista dell’energia – nel comitato esecutivo di martedì 26 a Cipro ha di fatto recepito l’allentamento ucraino, suggerito a inizio 2023 dal Cio, il Comitato olimpico internazionale, sulla base del principio che “il boicottaggio danneggerebbe solo la comunità degli atleti ucraini e non avrebbe alcun impatto sulla guerra che il mondo vuole fermare e che il Cio ha condannato con tanta veemenza”.
A Limassol l’Uefa ha dunque deciso il ritorno delle squadre giovanili russe, ragazzi e ragazze, già durante la stagione in corso e anche quando i sorteggi si sono già tenuti, confermando che nessuna partita si terrà sul territorio russo e che ai giovani calciatori e alle giovani calciatrici russe saranno vietati bandiera, inno e divisa nazionale. La decisione è arrivata nell’imminenza dell’inizio delle qualificazioni per la fase finale dell’Europeo Under 17 maschile, che si giocherà a Cipro a maggio e giugno 2024, mentre a ottobre cominceranno le qualificazioni per la fase finale dell’Europeo Under 17 femminile, in programma in Svezia a maggio 2024: “Una generazione di giovanissimi è stata privata del diritto di competere: i bambini non dovrebbero essere puniti per le azioni degli adulti”, sottolineava Nyon. Ora, però, la situazione si fa di nuovo molto complicata e il messaggio di pace per le future generazioni, attraverso il calcio, trova altri ostacoli.