Eden Hazard, si ritira a 32 anni il talento belga tradito dalla cioccolata
di Furio ZaraEden Hazard
(reuters)Nella traiettoria della carriera di Eden Hazard si ha conferma che il talento è tutto, ma talvolta non abbastanza se ci arrende all’indolenza, ai piaceri della tavola e ad altre inutili meraviglie dell’esistenza. Eden Hazard oggi ha annunciato il ritiro, ma la notizia suona stramba, come capita quando qualche onorato vegliardo dà l’addio a questo mondo e nel coro dei singhiozzi si alza un dubbio unanime: ma non se n’era già andato? Hazard di anni ne ha trentadue, un giovanotto praticamente. Ora dice che “il corpo va ascoltato” e che “bisogna fermarsi al momento giusto”, tutte considerazioni sagge anche se – tra di noi amanti del calcio quando si fa poesia – resta il rimpianto di aver colto solo i bagliori di quello che potenzialmente, nel primo ventennio del Duemila, è stato uno dei quattro-cinque calciatori dotati dalla Natura di una classe fuori catalogo, non prevista per le frotte di colleghi e degna di essere ammirata.
Il ragazzino che giocava a piedi nudi
Da ragazz…
Nella traiettoria della carriera di Eden Hazard si ha conferma che il talento è tutto, ma talvolta non abbastanza se ci arrende all’indolenza, ai piaceri della tavola e ad altre inutili meraviglie dell’esistenza. Eden Hazard oggi ha annunciato il ritiro, ma la notizia suona stramba, come capita quando qualche onorato vegliardo dà l’addio a questo mondo e nel coro dei singhiozzi si alza un dubbio unanime: ma non se n’era già andato? Hazard di anni ne ha trentadue, un giovanotto praticamente. Ora dice che “il corpo va ascoltato” e che “bisogna fermarsi al momento giusto”, tutte considerazioni sagge anche se – tra di noi amanti del calcio quando si fa poesia – resta il rimpianto di aver colto solo i bagliori di quello che potenzialmente, nel primo ventennio del Duemila, è stato uno dei quattro-cinque calciatori dotati dalla Natura di una classe fuori catalogo, non prevista per le frotte di colleghi e degna di essere ammirata.
Il ragazzino che giocava a piedi nudi
Da ragazzino – nel giardino della casa di Braine-Le-Comte dove è nato – il belga più talentuoso della sua generazione giocava a piedi nudi e il dettaglio oltre a darci una notizia – un belga che gioca a piedi nudi – è rivelatore di una confidenza brasiliana con il pallone. Gli strappi, le accelerazioni improvvise, i dribbling come ricami sullo stretto, i cambi di direzione favoriti dal baricentro basso e quei tiri scagliati all’improvviso, saette che – nelle giornate di grazia – fulminavano i portieri avversari: tutte caratteristiche che fanno parte del repertorio di un campione per eccesso di prove, ma nessuna di queste però meritevole di essere portata in tribunale per perorare la sua causa e convincere gli ignavi che in ogni campione ha un’ombra che lo accompagna.
La cioccolata e la buona cucina
Quella di Hazard, era l'ombra della tovaglia. Ebbene sì: Eden il Maghetto si è sempre arreso davanti a un menù. Goloso di cioccolata e amante della buona cucina, ha sempre dovuto misurare le proprie prestazioni in campo a seconda del girovita, subendo tra l’altro il volgare bullismo degli haters, che più volte l’hanno trattato da bambolotto, alla stregua di un Ciccio-bomba cannoniere d’altri tempi. È stato un 10 moderno, pronto ad adattarsi alla circostanza, con più potenza nel piede e meno (molta meno) soavità di Robi Baggio ma più fantasia di Wayne Rooney e l’identica elettricità di Frank Ribery, ma con molte (ma molte) pause in più. È stato un giocatore rotondo, non solo nelle forme, ma per l’idea di calcio armonica che ha messo in circolo. Ha militato in sole tre squadre. È esploso nel Lille, ha vestito le maglie di Chelsea – con Sarri, che lo faceva persino giocare punta centrale, e quello del 2018-19 è stato il suo ultimo campionato-monstre – e Real Madrid. Nelle sue sette stagioni in Premier League è andato cinque volte in doppia cifra, ha giocato oltre 700 partite ufficiali, comprese le 126 (e 33 gol) con la nazionale del Belgio, insieme ad una pattuglia d’oro – De Bruyne, Lukaku, Courtois, Kompany e Fellaini – che però ha promesso molto senza mai vincere nulla. Un po’ come ha fatto lui, pago di infoltire la schiera dei calciatori che a tavola stavano comodi come in campo, da Puskas – cui un po’ Hazard ricorda almeno nel contorno fisico – a Gascoigne, dal mitologico danese Molby che attraversò gli anni 80 come chi cammina sulle strisce pedonali allo svedese Brolin fino all’iconico Le Tissier: piedi dolci e zuccherosi, bis di primi e crème-caramel a chiudere la cena.