Da attaccante lo chiamavano "Aeroplanino" per la sua esultanza. Da allenatore, il soprannome sta prendendo tutt'altra accezione. Vincenzo Montella è diventato un giramondo. Nel 2017 è approdato per la prima volta all'estero diventando tecnico del Siviglia, in Spagna; nel 2021 ha scoperto la Turchia, abbracciando l'esotico Adana Demirspor, oggi atterrerà su una nuova panchina, quella della nazionale turca, la sua prima esperienza da commissario tecnico.
Montella, il debutto in Croazia
L'esordio arriverà giovedì alle 20.45 a Osijek, in casa della Croazia che è arrivata terza all'ultimo Mondiale. Una sfida tra le prime del gruppo D delle qualificazioni europee, appaiate a 10 punti ma con i padroni di casa che hanno una partita in meno. Gara tosta per esordire, ma l'Aeroplanino non pensa all'oggi né al domani. Montella guarda l'orizzonte e si vede imperatore del calcio ottomano: "Mi piacerebbe essere commissario tecnico della Turchia fra nove anni", ha detto pensando all'Europeo che il suo nuovo Paese ospiterà nel 2032 insieme all'Italia. Lui – che ha preso il posto del tedesco Stefan Kuntz, bocciato dopo il pareggio con l'Armenia – comunque non ha un contratto da passante: ha firmato per tre anni, con vista sull'Europeo del 2024 e sul Mondiale del ‘26.
La nuova patria di Montella
Intanto il primo assaggio della nuova routine, quella dell’internazionale liturgia del "siamo tutti ct", l'ha già avuto in conferenza stampa, quando i giornalisti turchi gli hanno chiesto, impauriti, se avrebbe riproposto un 4-6-0 già visto all'Adana. "Mica bisogna giocare sempre con un numero 9", ha risposto lui. Non fatevi fuorviare dalla domanda, non significa che lì non abbia fatto un buon lavoro. Ha preso una squadra neopromossa da penultima e in un anno e mezzo l'ha portata al quarto posto. Lì ha vissuto quella che ha definito la miglior stagione della carriera, di cui il massimo dell’eco arrivato in Italia è stato un litigio furioso con Mario Balotelli (che però con lui ha segnato anche 19 gol).
La Turchia di Montella
Nella sua Turchia tutta nuova – come non l'avete mai vista, ha annunciato ai tifosi – ci sono il romano Celik, il giovanissimo juventino Yildiz e l'interista Çalhanoglu, capitano e punta di diamante di una squadra che per ora non avrà la sua stellina, il convalescente madridista Arda Guler. C'è però il "suo" Yunus Akgün, ala rapida oggi al Leicester, che il tecnico italiano aveva cresciuto nell'Adana, tanto che lui per omaggiarlo esultava facendo l'aeroplanino. A proposito, Montella dovrà ispirare l'esperto centravanti Cenk Tosun a imitarlo. A centrocampo c'è anche Orkun Kokcu, pagato 30 milioni dal Benfica per raccogliere la pesante eredità di Enzo Fernandez; in difesa Merih Demiral ha tanta esperienza internazionale, oltre che in Serie A, anche se a soli 25 anni è caduto nelle grinfie del calcio saudita.
Montella, nuova vita
Ai tifosi Montella ha promesso una Turchia che rispecchi il loro “orgoglio nazionale”. Parla come uno di loro, anche perché del suo nuovo posto nel mondo si è invaghito. La Turchia gli ha offerto un luogo dove riscattarsi. Era arrivato tre volte quarto con la Fiorentina negli anni in cui solo i primi tre posti valevano la Champions, dopo la sua parabola era velocemente crollata. Simbolica la dichiarazione straziante rilasciata ai tempi del Milan, molto lontano da quello di oggi: “È un po' di tempo che guardo da vivo il mio funerale”, disse alludendo all’esonero. “Qui è tutto diverso, si prega cinque volte al giorno e la cosa mi piace, questo vuol dire credere”. E, a 49 anni, Montella crede di poter diventare il nuovo imperatore del calcio ottomano.