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Il Manchester United e una crisi senza fine: sconfitte, polemiche e anche le maglie troppo strette

La delusione dei giocatori del Manchester United dopo il ko con il Newcastle

 (reuters)
Red Devils in caduta libera, già 8 ko in 15 partite. Ten Hag in bilico, l’ultima polemica sulle divise da gioco, Onana con la maglia replica che veste più larga
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LONDRA - Se a Manchester non sono ancora scattate veementi proteste è solo per rispetto alla leggenda di Jackie Charlton, morto la scorsa settimana. Ennesima tenebra di una stagione grigia e sempre più tempestosa per lo United, oramai in caduta libera dopo l’ennesimo flop, la sconfitta per 3-0 ieri sera in casa contro il Newcastle (ottavo ko in 15 partite giocate finora, mai così male dal 1962-63) che l’ha sbattuto fuori anche dalla Carabao Cup, la vecchia Coppa di Lega inglese. Non bastavano, evidentemente, la penosa sconfitta nel derby contro il City domenica scorsa, un ottavo posto umiliante per i giocatori e l’ex messianico allenatore Ten Hag in Premier League, e una sbiadita terza piazza nel girone di Champions, dove quei poveri diavoli dei Red Devils sono ancora in corsa solo perché Onana ha parato un rigore al 96esimo all’ultima partita in casa contro il Copenhagen.

LONDRA - Se a Manchester non sono ancora scattate veementi proteste è solo per rispetto alla leggenda di Jackie Charlton, morto la scorsa settimana. Ennesima tenebra di una stagione grigia e sempre più tempestosa per lo United, oramai in caduta libera dopo l’ennesimo flop, la sconfitta per 3-0 ieri sera in casa contro il Newcastle (ottavo ko in 15 partite giocate finora, mai così male dal 1962-63) che l’ha sbattuto fuori anche dalla Carabao Cup, la vecchia Coppa di Lega inglese. Non bastavano, evidentemente, la penosa sconfitta nel derby contro il City domenica scorsa, un ottavo posto umiliante per i giocatori e l’ex messianico allenatore Ten Hag in Premier League, e una sbiadita terza piazza nel girone di Champions, dove quei poveri diavoli dei Red Devils sono ancora in corsa solo perché Onana ha parato un rigore al 96esimo all’ultima partita in casa contro il Copenhagen.

Le maglie strette e i calzettoni bucati

No, non bastavano. Perché pare che allo United pure le divise e le calze siano sballate. Secondo il Daily Mail le magliette di alcuni calciatori della rosa, come quelle del portiere Onana, sono cosi strette che l’ex interista da settimane gioca con una divisa replica. Insomma, le magliette pezzottate vendute fuori dallo stadio. Ironia della sorte, l’anno scorso l’Adidas, lo sponsor tecnico che ora non commenta, aveva dovuto invece restringere i modelli per il predecessore David De Gea, che si lamentava di “magliette troppo larghe”. Altri giocatori del Manchester, invece, sarebbero stufi dei calzettoni troppo stretti alle caviglie, racconta il tabloid, e per questo hanno iniziato a bucarli.

United, acquisti flop (finora)

Il problema dello United è che le toppe sono peggio dei buchi. Prendiamo gli ultimi acquisti sul mercato: Mason Mount è stato comprato per circa 60 milioni dal Chelsea nonostante fosse in scadenza di contratto e sinora quei soldi non li ha valsi affatto. Eriksen, dopo il miracoloso recupero post arresto cardiaco di qualche anno fa, non ha il passo per tenere da solo il centrocampo dello United, anche perché Casemiro nonostante una buona stagione l’anno scorso ha comunque 30 anni abbondanti. Amrabat sinora ha dimostrato di non essere all’altezza dei Red Devils (o di questi che stiamo vedendo negli ultimi tempi forse sì). Hojlund dall’Atalanta è stato pagato quasi 80 milioni: certo ha 20 anni e già 3 gol in Champions, ma in campionato, ossia la durissima Premier League, sinora vanta la bellezza di zero reti in 7 partite. Antony, talento purissimo e brasiliano voluto dall’Ajax, è stato comprato per altri 100 milioni a 22 anni ma, dopo qualche lampo incoraggiante, è stato coinvolto in una storia di accuse di violenza privata contro la sua ragazza (lui smentisce categoricamente), come negli ultimi anni tra i reds era capitato a un’altra ala della squadra, Mason Greenwood.

Erik Ten Hag

 (reuters)

Ten Hag in bilico

Dopo la disfatta di ieri sera e 5 vittorie nelle ultime 12 partite in stagione, Erik Ten Hag è sempre più in bilico. Sarebbe solo l’ultima vittima di una lunga schiera di allenatori sacrificati sull’altare storto e maledetto dello United di oggi: Rangnick, Solskjaer, Mourinho, che pure ha vinto l’ultimo trofeo europeo nel 2017 con Pogba come pilastro. Certo, il 43enne tecnico olandese l’anno scorso ha conquistato proprio una Carabao Cup dopo tanto digiuno e si pensava che in due anni, anche con l’allontanamento dell’incompatibile Cristiano Ronaldo, sarebbe tornato ad esprimere quel calcio fiammingo e straordinario sfoggiato all’Ajax fino al 2022. Invece ora, come un Sarri qualsiasi, dice che quella dei lancieri era “una squadra diversa”, che “oggi non ho i giocatori adatti” e comunque “continuerò a lottare, anche se la situazione non è bella e mi assumo tutte le responsabilità”.

Uno spogliatoio pieno di problemi

Ten Hag ora rischia grosso. Persino Guardiola indirettamente lo ha difeso: “Noi qui al City remiamo dalla stessa parte. Quando il primo anno non ho vinto la Premier il presidente è venuto e mi ha detto “non ti preoccupare”, altrove forse sarei stato cacciato. E lo stesso quando persi la Champions contro il Chelsea qualche anno fa: ero distrutto ma è stata la dirigenza a consolarmi”. Ma oramai anche lo spogliatoio dei cugini dello United pare sempre meno addomesticabile. Jadon Sancho, un altro mister (quasi) 100 milioni, non gioca da settimane dopo le critiche su Instagram al suo allenatore e le mancate scuse. Pare possa tornare addirittura al Dortmund. Secondo i tabloid, tira un’aria pesante tra gli armadietti, e pure Rashford, dopo la sconfitta contro il City, è stato beccato a spassarsela in discoteca a Manchester domenica scorsa.

Jim Ratcliffe, 71 anni

 (afp)

Ratcliffe pronto a prendere il 25% del club

Se non bastasse, la società è da tempo un cantiere di critiche e risentimento. Gli americani Glazer, accusati persino da uno come CR7 di pensare solo al marketing, hanno deciso di vendere. Ma dopo estenuanti tira e molla e possibili conflitti di interesse, gli emiri del Qatar si sono tirati indietro, anche se erano pronto ad offrire 4 miliardi di sterline sull’unghia per rilevare il 100% del club. Alla fine, lo United se lo prenderà il miliardario inglese patron di Ineos, Sir Jim Ratcliffe, almeno il 25% per ora, per poi scalare. I più ottimisti dicono che l’imprenditore è finalmente la scelta giusta perché è “un vero tifoso dello United che tiene alla squadra”. Peccato che fino a qualche tempo fa voleva a tutti i costi il Chelsea, prima di essere beffato dall’americano Boehly. Dunque, al momento, i tifosi avversari si godono su Sky i pianti degli ex capitani Roy Keane e Gary Neville, che ancora rivendica come “giusta la scelta di prendere Ten Hag invece di Antonio Conte”. Per quello che, dopo l’addio di Sir Alex Ferguson un decennio fa, è diventato un altro “maledetto United”.

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