Il Barcellona rischia due o tre anni di esclusione dalle coppe: tra vecchi scandali e conti in disordine
di Raffaele R. RiversoIl presidente del Barcellona Joan Laporta
BARCELLONA – Joan Laporta un po' se lo aspettava. Anche perché è cosciente del fatto che la colonna meno portante della Superlega è la sua, quella blaugrana, e non di certo quella di Florentino Pérez, uno che è riuscito a presentare bilanci positivi anche durante il Covid. Ciononostante, il presidente del Barcellona ha dato mandato ai propri uomini di diffondere un messaggio di "assoluta tranquillità". E, naturalmente di "sconcerto": "No, non ci risulta nulla". Eppure il Die Welt non sembra avere dubbi quando cita "alte sfere" per scrivere che, a partire dalla prossima stagione, il Barça potrebbe essere escluso, dalle competizioni europee, per due o tre anni, per questioni di Fair play finanziario: "Quanto più grande è la perdita, tanto più grande sarà la sanzione", assicura il giornale tedesco.
Nella capitale catalana non hanno dubbi sul fatto che non sia casuale che queste voci siano venute fuori subito dopo la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, che ha definito …
BARCELLONA – Joan Laporta un po' se lo aspettava. Anche perché è cosciente del fatto che la colonna meno portante della Superlega è la sua, quella blaugrana, e non di certo quella di Florentino Pérez, uno che è riuscito a presentare bilanci positivi anche durante il Covid. Ciononostante, il presidente del Barcellona ha dato mandato ai propri uomini di diffondere un messaggio di "assoluta tranquillità". E, naturalmente di "sconcerto": "No, non ci risulta nulla". Eppure il Die Welt non sembra avere dubbi quando cita "alte sfere" per scrivere che, a partire dalla prossima stagione, il Barça potrebbe essere escluso, dalle competizioni europee, per due o tre anni, per questioni di Fair play finanziario: "Quanto più grande è la perdita, tanto più grande sarà la sanzione", assicura il giornale tedesco.
Nella capitale catalana non hanno dubbi sul fatto che non sia casuale che queste voci siano venute fuori subito dopo la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, che ha definito illegale il regime di monopolio della Uefa, e che ci sia, quindi, la mano, anzi, la bocca di Aleksander Ceferin all'origine di questo nuovo filone d'inchiesta aperto nei confronti del club blaugrana. Quello vecchio, riguarda l'affaire Negreira che è stato per il momento parcheggiato, ma che potrebbe essere riaperto molto presto.
La scorsa estate, infatti, la Uefa ha ammesso "con riserva" il Barcellona all'edizione 2023-2024 della Champions League, in attesa di conoscere la decisione della giustizia spagnola che potrebbe arrivare nei prossimi mesi. E così, all'accusa di corruzione si aggiungerebbe anche quella di aver infranto le regole (economiche) del gioco. Già da tempo, il Barça è costretto a districarsi tra il Fair play finanziario della Uefa e quello della Liga che, sfortunatamente per i blaugrana, non si sovrappongono e, quindi, rendono ancora più numerosi e insidiosi i paletti tra i quali fare slalom. E il rischio di inforcare è alto.
E già, perché così com'è vero che le norme della Uefa avrebbero permesso al club blaugrana di essere più attivo, la scorsa estate, sul mercato - senza dover aspettare all'ultimo momento e ricorrere a pratiche poco ortodosse di ingegneria finanziaria per tesserare Joao Cacelo e Joao Félix - è altrettanto vero che i contabili di Nyon, a differenza di quelli della Liga, non prendono in considerazione, per compensare le spese, gli incassi generati da attività che non sono direttamente collegati al calcio: le famose leve che il Barça, per avere l'ok di Javier Tebas in fase di mercato, ha attivato rinunciando, solo per fare un esempio, a una parte delle proprie entrate future sui diritti televisivi.
Ed è per questa ragione che per i vertici del calcio europeo conta soltanto relativamente il segno più davanti ai 304 e 274 milioni con i quali si sono chiusi gli ultimi due bilanci del Barcellona. E già, perché a questo punto la Uefa farà uno screening, ancora più solerte e dettagliato, delle carte presentate dal Barça per decidere quali capitoli, alla voce entrate, sono da considerare direttamente vincolati al calcio e quali no. E il timore è che il sentimento di ripicca generato dalla sentenza della Corte europea, oltre ad accorciare i tempi dell'indagine, potrebbe inasprire le eventuali pene. Anche perché, secondo le "alte sfere" che hanno passato la soffiata al Die Welt, la Uefa considera "drammatica" la situazione finanziaria del Barcellona. "Quello che vogliamo è stabilire un dialogo aperto e costruttivo con l'obiettivo di generare sinergie tra tutte le parti", aveva mandato a dire Laporta alla Uefa e alla Fifa dopo il verdetto emesso in Lussemburgo: beh, la risposta è stata immediata e non è dialogante.