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La missione di Shevchenko: “Ricostruire il calcio ucraino. Ceferin venga a vedere gli stadi distrutti dai missili”

Andriy Shevchenko (afp)
L’ex Pallone d’oro, neoeletto presidente della Federcalcio di Kiev, illustra a Repubblica il suo programma: censimento digitale dei talenti in fuga all’estero, qualificazione della Nazionale di Rebrov all’Europeo, Olimpiadi e recupero attraverso il pallone dei ragazzi traumatizzati dalla guerra
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Milano - Mentre Andriy Shevchenko parla al telefono dal centro di Kiev, dagli uffici della Federcalcio ucraina di cui è stato appena eletto presidente, si sentono suonare le sirene antiaeree. È un’abitudine quotidiana, in un Paese le cui giornate sono scandite dalla guerra, e anche il segnale di quanto sia complicato il lavoro che attende l’ex Pallone d’oro.
Shevchenko, che cosa l’ha spinta a candidarsi?
“Proprio la volontà di prendermi un impegno importante in una situazione così dura: so che sarà un lavoro enorme, ma sento la responsabilità”.
Quando ha deciso?
“Quando mi è stata prospettata questa possibilità, più o meno un mese e mezzo fa. Già un po’ di membri delle sezioni locali mi avevano avvicinato, volevano che io ci pensassi. Poi, quando è stato programmato il Congresso elettorale straordinario, la proposta è diventata ufficiale. Mi sono preso un po’ di tempo per riflettere e ho accettato”.
Lei aveva scelto di fare l’allenatore, prima da ct della Nazionale e poi al Genoa.
“Ma dall’…

Milano - Mentre Andriy Shevchenko parla al telefono dal centro di Kiev, dagli uffici della Federcalcio ucraina di cui è stato appena eletto presidente, si sentono suonare le sirene antiaeree. È un’abitudine quotidiana, in un Paese le cui giornate sono scandite dalla guerra, e anche il segnale di quanto sia complicato il lavoro che attende l’ex Pallone d’oro.
Shevchenko, che cosa l’ha spinta a candidarsi?
“Proprio la volontà di prendermi un impegno importante in una situazione così dura: so che sarà un lavoro enorme, ma sento la responsabilità”.
Quando ha deciso?
“Quando mi è stata prospettata questa possibilità, più o meno un mese e mezzo fa. Già un po’ di membri delle sezioni locali mi avevano avvicinato, volevano che io ci pensassi. Poi, quando è stato programmato il Congresso elettorale straordinario, la proposta è diventata ufficiale. Mi sono preso un po’ di tempo per riflettere e ho accettato”.
Lei aveva scelto di fare l’allenatore, prima da ct della Nazionale e poi al Genoa.
“Ma dall’inizio della guerra, nel febbraio 2022, non l’ho più fatto. Sono stato molte volte in Ucraina per altre attività, per aiutare il paese con iniziative di beneficenza. E mi sono reso conto ancora di più che il calcio, e lo sport in generale, hanno un’influenza davvero grande nella vita delle persone, possono dare sollievo e rasserenare: possono rappresentare il recupero post-traumatico, perché non c’è dubbio che la guerra sia un grandissimo trauma. Toccando con mano le difficoltà in cui vive la gente, capisco bene il mio ruolo e che cosa posso fare per aiutarla”.
È il momento peggiore della storia dell’Ucraina.
“Dobbiamo assumerci ognuno le nostre sfide. Questa lo è certamente. Ho presentato un programma concreto in 9 punti, con la massima trasparenza di bilancio, dovuta al popolo ucraino”.
Può riassumere?
“Illustro i tre obiettivi principali. Primo: come mantenere il calcio in Ucraina. Secondo: come evitare che i tanti ragazzi usciti dal Paese per la guerra non perdano il legame con noi. Terzo: preparare le nostre rappresentative nel migliore dei modi per i grandi tornei internazionali”.
Capitolo primo, come possono convivere guerra e calcio?
“I campionati si rigiocano da due stagioni ed è essenziale, anche se la gente, al suono delle sirene, va sottoterra nei bunker”.
Capitolo secondo.
“Per capire quanti giovani sono usciti dall’Ucraina per via della guerra, quanti bambini si sono trasferiti con le loro famiglie, per sapere da dove partiamo e per non disperdere i talenti del nostro calcio, serve un monitoraggio simile a quello della Croazia negli anni Novanta. Ci aiuta l’innovazione digitale, abbiamo la tecnologia e i tecnici adatti: si vede dove ci sono i giocatori e si organizzano meglio i tornei”.
Capitolo terzo.
“La preparazione della Nazionale per i play-off dell’Europeo, della squadra femminile che sta crescendo, di quella di Futsal qualificata al Mondiale. E della rappresentativa olimpica, qualificata per la prima volta”.
La partecipazione è già una vittoria?
“Essendo in stato di guerra, per noi partecipare e rendere la squadra competitiva è già una vittoria. Decidere se andare a Parigi o no, non spetta a noi, ma al governo e al comitato olimpico. Noi dobbiamo fare in modo che le squadre siano pronte. Non è semplice: i giocatori non possono uscire dal Paese, ogni volta devono avere permessi, e i club devono concederli alla federazione”.
Intanto le Nazionali e i club, come lo Shakhtar in Champions e ora in Europa League, non possono giocare in Ucraina le loro partite.
“No, finché non arriverà la pace. Abbiamo giocato da tante parti, ultimamente in Germania anche con l’Italia, e siamo stati accolti benissimo. C’erano gli stadi sempre pieni, abbiamo avuto un grande supporto dai nostri connazionali che si sono trasferiti all’estero”.
Il no alla riapertura, caldeggiata dal presidente dell’Uefa Ceferin, delle competizioni internazionali alla Russia?
“Come Federazione non la riteniamo giusta, abbiamo scritto tante lettere all’Uefa. Io invito Ceferin e tutti i membri del Comitato esecutivo Uefa in Ucraina a vedere, a guardare le cose con i loro occhi, a constatare che oltre 250 campi di calcio sono stati azzerati: quattro giorni fa un missile ha distrutto uno stadio ricostruito nel 2022, quello della scuola calcio Lokomotiv nel centro di Kiev”.
La ricostruzione è la vera sfida?
“Non possiamo cambiare la realtà, dobbiamo convivere con le distruzioni e dare la possibilità ai nostri bambini di allenarsi, incoraggiare i ragazzi a tornare a giocare per la Nazionale. Lavorerò tanto con i presidenti regionali, per organizzare tornei il più possibile, nelle zone più protette. E devo trovare gli sponsor”.
In Nazionale si è ricomposta la famosa coppia con Rebrov, attuale ct.
“Sono contento di lavorare a stretto contatto con lui. Non è solo il ct di una squadra giovane e di talento, con buone prospettive, ma anche il responsabile di tutta la catena dell’Under 21. Ha una metodologia di lavoro sperimentata, ha portato anche uno staff collaudato”.
Invece lei non potrà lavorare col suo amico Boban, che si è appena dimesso dall’Uefa.
“Lo conosco molto bene, è un uomo di valori. Li ha sempre difesi. Se è d’accordo su qualcosa, lo dice in pubblico. Non ha condiviso certe decisioni: conoscendolo, so che ha i suoi principi, è irremovibile”.
Shevchenko, quanto l’ha cambiata la guerra?
“La scala dei valori ora è diversa per me, non è più la stessa. Certe cose che prima ritenevo importanti lo sono meno, adesso che vedo ogni giorno la gente rischiare la vita. Mi tengo stretti la mia famiglia, i miei bambini e mia moglie a Londra. E il futuro dell’Ucraina. Vengo sempre più spesso qui. Dove ci sono i miei familiari. E dove sento forte la necessità di dare tutto il mio meglio per il mio Paese”.

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