✕

Xavi lascia, il Barcellona ha divorato l’erede di Guardiola. Ecco i candidati alla panchina blaugrana

Il tecnico, portato in fretta e furia al Nou Camp nonostante la poca esperienza, non è riuscito a risollevare il club. Nei momenti difficili è stato lasciato solo dalla società
4 minuti di lettura

Creare aspettative non è mai una buona idea. Nella vita, nel calcio: desiderare una cosa con tutte le proprie forze è quasi sempre controproducente, perché si rischia di idealizzare un'ipotesi dandole un valore del tutto arbitrario che, spesso e volentieri, è lontano dalla realtà. Capitan futuro ha dovuto aspettare una vita per diventarlo e poi capire, proprio mentre si stava godendo il suo momento, che il club della sua vita non gli avrebbe rinnovato il contratto. E quanti nuovi Maradona si sono pensionati da mediocri carneadi, prima dell'irruzione di Messi? La stessa Pulce, una settimana sì e l'altra pure, si vede assegnare un nuovo erede che immancabilmente si va ad aggiungere alla lunga lista di fenomeni da YouTube.

Xavi e la certezza di un grande futuro

Qualc…

Creare aspettative non è mai una buona idea. Nella vita, nel calcio: desiderare una cosa con tutte le proprie forze è quasi sempre controproducente, perché si rischia di idealizzare un'ipotesi dandole un valore del tutto arbitrario che, spesso e volentieri, è lontano dalla realtà. Capitan futuro ha dovuto aspettare una vita per diventarlo e poi capire, proprio mentre si stava godendo il suo momento, che il club della sua vita non gli avrebbe rinnovato il contratto. E quanti nuovi Maradona si sono pensionati da mediocri carneadi, prima dell'irruzione di Messi? La stessa Pulce, una settimana sì e l'altra pure, si vede assegnare un nuovo erede che immancabilmente si va ad aggiungere alla lunga lista di fenomeni da YouTube.

Xavi e la certezza di un grande futuro

Qualcosa di molto simile e, per certi versi, più "sgradevole e crudele", come lui stesso ha ammesso, è successo al "successore di Pep Guardiola". E già, perché, prima ancora che appendesse le scarpe al chiodo, tutti erano sicuri che nel futuro di Xavi Hernández ci sarebbe stata la panchina del suo Barcellona.

Xavi dal Qatar al Barcellona

Una sorta di profezia che si avvera accelerata, peraltro, dalle circostanze, tutt'altro che positive, che hanno spinto il club catalano sull'orlo del baratro. La scellerata gestione Bartomeu, prima, e la balbettante strategia di Laporta, poi, hanno catapultato al Camp Nou, in fretta e furia, un tecnico che, prima di prendere in mano le redini di un top team in stato di avanzata decadenza, aveva allenato soltanto in Qatar, dov'erano riusciti a convincere anche lui che fosse una sorta di Re Mida del pallone, capace di trasformare i brocchi in purosangue. Proprio come ai tempi in cui illuminava il Barcellona con la palla tra i piedi, con la differenza, tutt'altro che insignificante, che in Catalogna si era effettivamente guadagnato sul campo l'etichetta di "uno dei migliori registi della storia di questo sport".

I mali del Barcellona

E probabilmente è anche per questa ragione che, quando tornò a casa e fu accolto tra due ali di folla festanti, si convinse di poter davvero essere quel re taumaturgo di cui tutti parlavano: l'uomo che, con la sola imposizione delle proprie idee guardiolane, sarebbe riuscito a curare il Barcellona da tutti i suoi mali. E così, ogni volta che arrivava una sconfitta o che la squadra non esprimeva un gioco esteticamente accettabile, la colpa era sempre di qualcun altro: dalla drammatica eredità debitoria lasciatagli da Koeman alle cospirazioni arbitrali degli ultimi giorni. Compresa quella di sabato sera che ha portato il Var, cinico e baro, a immischiarsi in occasione del rigore inizialmente concesso - al novantesimo della gara tra il Barcellona e il Villarreal - dall'arbitro di campo che, però, una volta riviste le immagini al monitor è tornato sui propri passi.

Il Barcellona e le accuse agli arbitri

In quel momento, il risultato era fermo sul 3-3 e Xavi non sapeva ancora che il submarino amarillo avrebbe assestato, nei minuti di recupero, un terribile uno-due lasciando groggy i suoi ragazzi. Eppure, l'ira era talmente funesta che, dopo aver attirato l'attenzione della telecamera più vicina, ha scomposto in sillabe la parola "ver-güen-za". Una vergogna che, a suo modo di vedere e del suo presidente, ha come obiettivo quella di falsare il campionato a favore del Real Madrid.

Xavi e l’annuncio dell’addio

E la verità è che non era affatto semplice far passare in secondo piano un comportamento mourinhesco che potrebbe portare, nei prossimi giorni, il giudice sportivo spagnolo a infliggergli una severa squalifica. Eppure Xavi ci è riuscito, facendosi aspettare per oltre un'ora dai giornalisti in sala stampa. E già, perché, una volta arrivato e prima di inaugurare il rituale turno di domande, ha fatto sapere che "dal 30 giugno non sarò più l'allenatore del Barça" in quella che è una decisione irrevocabile ("anche se dovessi vincere la Champions League") che poco prima aveva comunicato anche a Laporta "con cui ho avuto una conversazione umana. Il presidente mi ha capito".

Addio Xavi, tifosi del Barcellona spiazzati

Una situazione a tratti tragicomica per i tifosi blaugrana, che non sanno se piangere per la brutta fine toccata a uno dei migliori calciatori della storia del proprio club o se ridere perché l'allenatore che, nel giro di 15 giorni, ha perso la Supercoppa spagnola e la Coppa del Rey e che - nonostante sia solo il 29 gennaio! - ha praticamente già detto addio alla possibilità di difendere il titolo di Liga, ritiene che sia una possibilità reale che il brutto anatroccolo blaugrana possa davvero conquistare la massima competizione continentale: "Sono fermamente convinto che possiamo ancora fare una grande stagione".

E così, lo stesso che ha assicurato che "il club ha bisogno di cambiare la propria dinamica perché c'è troppa tensione e i giocatori non sono tranquilli" ha, subito dopo, cercato di convincere i presenti e gli assenti che tutto quello che la sua profezia ("la squadra ha bisogno di un cambio") avrebbe avuto validità soltanto "dal prossimo 30 giugno". Chiaroveggente, oltre che taumaturgo.

Xavi lasciato solo

La realtà, però, è un'altra ed è tutt'altro che rassicurante per i tifosi culé. E già, perché la sua disperazione ("essere l'allenatore del Barça è sgradevole e crudele perché non rispettano né la tua persona né il tuo lavoro") è anche quella di Laporta che, invece di accompagnarlo in sala stampa, come avrebbe fatto qualsiasi presidente "umano", riconoscendogli così con i fatti e non solo con le parole lo status di "idolo del barcelonismo". E, invece, no. Xavi è stato lasciato solo. Una condizione che, del resto, gli appartiene già da qualche mese, da quando Jordi Cruijff e Mateu Alemany, ex responsabili della direzione sportiva del club, hanno deciso di cambiare aria perché non si sentivano di fare propria la strategia di Laporta, fatta di improvvisazione e teatrali colpi di scena. E il prossimo potrebbe riguardare un volto noto della Serie A, perché Thiago Motta occupa uno dei primi posti della sua lista di sostituti.

Guardiola, Klopp e Rafa Marquez

Nel frattempo, però, chi crede ancora in Laporta ed è convinto che possa davvero ripetere i successi del suo primo mandato (2003-2010) vaticinava, già sabato sera, "il ritorno del suo amico Pep Guardiola" o immaginava "l'offerta irrinunciabile che convincerà Jurgen Klopp a rimandare i propri propositi di anno sabbatico". I più realisti, invece, sono andati da Rafa "sciacallo" Márquez, tecnico del Barça B, per chiedergli se ritiene di essere pronto a prendere in mano la squadra nel caso in cui dovesse arrivare, improvvisamente, la telefonata di Laporta: "Chi non vorrebbe allenare il Barça? A un'opportunità del genere non si può, di certo, dire di no". Ecco: esattamente il contrario di quello che ci si sarebbe aspettati da un uomo di club. Da uno che, per giunta, di Xavi è stato anche compagno di spogliatoio. Insomma, il timore diffuso all'ombra del diroccato Camp Nou è che il fondo potrebbe non essere, ancora, stato toccato.

Leggi i commenti