L’importanza di avere un Kroos, la Germania è tornata a splendere
di Luigi PanellaCon questo Wirtz in estate può succedere qualcosa, ha titolato la Bild dopo la splendida vittoria della Germania, 2-0 a Lione con la Francia. Pur lodando la prestazione eccellente del giovane talento del Bayer Leverkusen, il nome da indicare a nostro avviso è un altro, molto meno in erba. Se la nazionale tedesca ha infatti giocato la partita di gran lunga migliore degli ultimi anni, il merito è in buona parte di Toni Kroos. Il 34enne di Greifswald (città che quando è nato lui faceva ancora parte della DDR e la cui squadra sta vincendo la Regionalliga del nord est), ha come di incanto trasformato una squadra che sapeva solo collezionare figuracce in una macchina che, almeno in qualche sprazzo, ha ricordato antichi splendori.
Con questo Wirtz in estate può succedere qualcosa, ha titolato la Bild dopo la splendida vittoria della Germania, 2-0 a Lione con la Francia. Pur lodando la prestazione eccellente del giovane talento del Bayer Leverkusen, il nome da indicare a nostro avviso è un altro, molto meno in erba. Se la nazionale tedesca ha infatti giocato la partita di gran lunga migliore degli ultimi anni, il merito è in buona parte di Toni Kroos. Il 34enne di Greifswald (città che quando è nato lui faceva ancora parte della DDR e la cui squadra sta vincendo la Regionalliga del nord est), ha come di incanto trasformato una squadra che sapeva solo collezionare figuracce in una macchina che, almeno in qualche sprazzo, ha ricordato antichi splendori.
Dopo il mondiale quasi solo figuracce
A sostegno della tesi parlano i fatti. La Germania, dopo il mondiale del Qatar e prima della trasferta di Lione, aveva giocato 11 gare vincendo solo con Perù, Stati Uniti e con la stessa Francia, anche se quest’ultima, arrivata sotto l’egida una tantum di Rudi Voeller in panchina, più che costruita sul gioco era una vittoria figlia dalla reazione emotiva per la cacciata di Hans Flick. Ma il resto erano state sconfitte, a volte disfatte come l’umiliante 4-1 in casa con il Giappone.
Le mosse di Nagelsmann
E non è che Nagelsmann avesse invertito la rotta: basta citare la storica sconfitta interna contro la Turchia a Berlino e la mazzata presa a Vienna da un’altra rivale tradizionale come l’Austria. Poi quella, che anche una partita resta pochino per giudicare, potrebbe essere la svolta. Julian Nagelsmann, uno di quelli che della nouvelle vague di tecnici tedeschi che studiano tantissimo il calcio ma a livelli alti l’hanno giocato con il contagocce (nel club Thomas Tuchel ci sta a pennello), ha iniziato a tornare sui suoi passi.
La telefonata a Kroos
Prima mossa, la telefonata a Kross per convincerlo a riannodare i fili con la Mannschaft che si erano spezzati in un pomeriggio del giugno 2021 a Wembley, quello dell’eliminazione dall’Europeo ad opera dell’Inghilterra che aveva sancito la fine della generazione del trionfo mondiale in Brasile. Kross ha detto subito sì, in fondo capirsi non è stato difficile tra quasi coetanei: il ct ha appena tre anni in più del suo giocatore.
Spazio al pragmatismo
Seconda mossa, fine dei colpi teatrali e organizzazione secondo un pragmatismo nel quale i tedeschi hanno tradizione da vendere. L’esempio che portiamo è Kai Havertz. Nella gara contro la Turchia, nella quale tra l’altro aveva pure segnato, Nagelsmann aveva avuto la ‘brillante’ idea di schierarlo terzino sinistro, per di più facendolo aiutare in fascia dal pigro Brandt. il risultato è che i turchi avevano maramaldeggiato tutta la partita sul quel versante facendo fare al giocatore dell’Arsenal una discreta brutta figura.
Non che con l’Austria al Prater le cose fossero migliorate granché, con Havertz esterno di centrocampo e difesa schierata a 3. In Francia è stato diverso, Il buon Kai ha fatto quello che sa fare – giocare davanti – e il gol con il quale ha finalizzato una splendida giocata di Musiala non è stato frutto del caso. Da notare anche la registrazione della difesa. La Germania si porta dietro da anni il problema degli esterni, e la soluzione di ieri è sembrata adeguata. A sinistra esordio di Maximilian Mittelstadt dello Stoccarda, dall’altra parte l’eclettico Kimmich, uno che sa fare un po’ tutti i ruoli.
Tutte le azioni passano da Kroos
Data una sistemata allo schieramento, serviva uno che facesse girare il tutto. In questo Kroos è una garanzia. Ci ha messo un battito di ciglia a lanciare Wirtz per il gol più veloce (7 secondi) della storia della nazionale tedesca. Ma a parte questo, non c’è stata azione che non sia passata dai suoi piedi. Un punto di riferimento che ha migliorato anche le prestazioni dei centrali Rudiger e Tah, che invece di buttare la palla a caso sapevano perfettamente a chi darla. Insomma, l’uomo di Greifswald è tornato, forse lo è anche la Germania.