''Sono sceso in campo dopo aver avuto diverse commozioni cerebrali''. La confessione shock arriva da Raphael Varane, difensore francese del Manchester United, che in una lunga intervista a L’Equipe ha svelato alcuni problemi fisici avuti negli anni passati, dovuti a scontri di gioco dove c'era di mezzo la testa, lanciando un vero e proprio allarme per tutti i calciatori.
Varane: ''Ho giocato con il pilota automatico''
''Se guardiamo indietro alle tre partite più brutte della mia carriera, ce ne sono almeno due in cui avevo subito un trauma cranico qualche giorno prima'', confessa il difensore campione del mondo 2018 con i Bleus, che lo scorso anno ha detto addio alla nazionale transalpina. Il primo riferimento è al Mondiale 2014 in Brasile dove Varane, durante Francia-Nigeria degli ottavi di finale, aveva ricevuto una pallonata vicino alla tempia: ''Ho terminato quella partita con il pilota automatico, non ricordo nulla. Sentivo affaticamento agli occhi. Se qualcuno mi avesse parlato in quel momento, non so nemmeno se avrei potuto rispondere''. E non può essere un caso che nel match successivo, i quarti di finale vinti 1-0 dalla Germania, il gol decisivo di Hummels sia arrivato anche grazie a un errore proprio di Varane: ''Sull'aereo prima della partita non mi sono sentito bene, ero molto affaticato. Lo staff si chiedeva se fossi nelle condizioni di giocare, ma ho scelto di scendere in campo. Non si può dare la colpa ai medici, è una situazione un po' complicata. In dieci anni non ho mai voluto parlarne perché può sembrare una scusa e non avrei mai voluto che sembrasse così, perché non lo è''.
Nuovo episodio in Real-City
A distanza di sei anni, un episodio simile. Estate 2020, tornati in campo dopo lo stop dovuto al Covid, il 7 agosto in occasione di Real Madrid-Manchester City di Champions Lague (partita vinta 2-1 dagli inglesi), Varane scese in campo in condizioni non proprio ottimali, giocando un match sottotono: ''Durante quella partita ho avuto una commozione cerebrale - svela -. L'ho sentito fin dal riscaldamento, mi sono detto: "sveglia". Avrei quasi voluto darmi uno schiaffo. Quegli errori insoliti non erano caduti dal cielo, mi sentivo senza energie. Non riuscivo a concentrarmi, ero come uno spettatore''. Motivo? ''Un mese prima, durante la partita di Liga contro il Getafe, avevo ricevuto un pallone sulla testa da calcio d'angolo e ho dovuto lasciare il campo. Ho seguito un protocollo di recupero di cinque giorni senza troppi sforzi. Poi ho sentito una stanchezza intensa, ma pensavo fosse legata alla solita decompressione di fine stagione''.
''Problema di salute vitale''
Da qui l'appello a non sottovalutare questi tipi di problemi: ''A quel tempo non ero un padre di famiglia, ma oggi, a 30 anni e con tre figli, la penso diversamente. Al Manchester United ci avevano consigliato di non fare più di 10 colpi di testa in allenamento... Mio figlio di 7 anni gioca a calcio e io gli consiglio di non prendere testate. Dopo aver dato molti colpi di testa, dire che tutto è andato bene è più complicato. Riconoscere una commozione cerebrale e curarla è una vera sfida, è un vero problema di salute, può anche essere vitale. Le cose stanno cambiando poco a poco, ma possiamo ancora fare progressi in questo settore''.