Leverkusen campione di Germania per la prima volta: la squadra che non vinceva mai butta giù dal trono il Bayern dopo 11 anni
di Luigi PanellaIl Neverkusen, l’etichetta fastidiosa attaccata come una sanguisuga alle anime dei giocatori del Bayer, non esiste più. Tutto era iniziato il 20 aprile di 22 anni fa, quando un titolo già vinto (5 punti a 3 turni dal termine) fu buttato alle ortiche. Quel giorno le Aspirine, espressione sportiva della casa farmaceutica che ha messo la città sulla carta geografica, persero in casa con il Werder Brema, il portiere tira rigori Butt fallì il più importante della carriera e il castello si sgretolò: campionato perso. E ancora: Champions League persa in finale con il Real Madrid di Zidane (qui ci poteva anche stare) e, con sommessa resa al fato avverso, Coppa di Germania lasciata allo Schalke 04. Ieri, in un altro tardo pomeriggio di aprile, il Nerverkusen è tornato finalmente Leverkusen. Campione di Germania, per la prima volta dopo 45 anni consecutivi di Bundesliga e dopo 120 di storia. Un cerchio chiuso contro lo stesso avversario, il Werder Brema. E con un rigore: quello servito per sblo…
Il Neverkusen, l’etichetta fastidiosa attaccata come una sanguisuga alle anime dei giocatori del Bayer, non esiste più. Tutto era iniziato il 20 aprile di 22 anni fa, quando un titolo già vinto (5 punti a 3 turni dal termine) fu buttato alle ortiche. Quel giorno le Aspirine, espressione sportiva della casa farmaceutica che ha messo la città sulla carta geografica, persero in casa con il Werder Brema, il portiere tira rigori Butt fallì il più importante della carriera e il castello si sgretolò: campionato perso. E ancora: Champions League persa in finale con il Real Madrid di Zidane (qui ci poteva anche stare) e, con sommessa resa al fato avverso, Coppa di Germania lasciata allo Schalke 04. Ieri, in un altro tardo pomeriggio di aprile, il Nerverkusen è tornato finalmente Leverkusen. Campione di Germania, per la prima volta dopo 45 anni consecutivi di Bundesliga e dopo 120 di storia. Un cerchio chiuso contro lo stesso avversario, il Werder Brema. E con un rigore: quello servito per sbloccare un risultato poi diventato assai rotondo (5-0), realizzato quasi in relax da Boniface.
Bayern buttato giù dal trono dopo 11 anni
Sedici punti di vantaggio a 5 giornate dal termine, impossibile la rimonta per il nobile e annoiatissimo Bayern Monaco, trionfatore negli ultimi 11 anni. Una cavalcata trionfale, iniziata quasi per scommessa nella scorsa stagione. Gerardo Soane, tecnico un po’ svizzero, un po’ spagnolo, aveva raccolto la miseria di 5 punti nelle prime 8 partite. E il club pensò a un altro tecnico, stavolta tutto spagnolo. Allenava la Real Sociedad B, in realtà lo aveva fatto in campo da giocatore per anni: Xabi Alonso. Una rincorsa vertiginosa appena arrivato — la finale di Europa League fallita per un soffio — , un percorso finora perfetto in questa stagione: tra campionato e coppe, zero sconfitte. Xabi ha prima rodato il meccanismo, quindi lo ha arricchito con le pedine giuste. Grimaldo ad esempio, spagnolo arrivato dal Benfica, perfetto puntellatore della fascia e essenziale anche in fase realizzativa. E il citato Victor Boniface, nigeriano, scovato in Belgio, all’Union Saint Gilloise: nonostante un infortunio prima della Coppa d’Africa che lo ha tenuto fuori parecchio, è stato fondamentale nel dare profondità a un gioco a mille all’ora.
Il talento Florian Wirtz
La programmazione comunque l’aveva iniziata parecchio prima il club, andando a prendere dal vicino e tradizionalmente rivale Colonia il miglior giovane talento del calcio tedesco, Florian Wirtz. Lui ci ha messo un po’ a sbocciare, ma ora ad appena 21 anni fa tutto con personalità, compresa la tripletta al Werder nel giorno più bello.
Il ruolo decisivo di Xabi Alonso
Xabi Alonso è stato bravo a curare l’autostima. Prima che arrivasse lui, i difensori davano spesso l’idea di giocare sull’orlo di un precipizio. Il portiere Hradecky, i tre centrali Kossonou, Tah e Tapsoba: in fondo sono gli stessi di prima, ma ora fanno un possesso palla dal basso quasi perfetto. Grandi club d’Europa lo hanno cercato, lui ha deciso di restare. Amato a Leverkusen solo come lo erano stati due grandi perdenti. Christoph Daum, geniale e maledetto, tradito dalla passione per la cocaina: suo il patatrac nel 2000, campionato perso all’ultima giornata con l’Unterhaching. E Klaus Toppmoeller, quello del Never. È il terzo allenatore a vincere a Leverkusen. Prima di lui Dragoslav Stepanovic (coppa di Germania 1993) e Erich Ribbeck (Coppa Uefa nel 1988): due trofei ancora alla portata di Xabi Alonso. E allora “Never” sarebbe cancellato anche dai libri di storia.
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