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Xavi ci ripensa: “Resto a Barcellona”

Xavi con il presidente Laporta (afp)
A gennaio aveva annunciato l’addio a fine stagione, ma ora il tecnico torna sui suoi passi: “Lo faccio per il bene del club”. Il presidente Laporta: “Nessun altro tecnico è stato contattato”
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È bastato un mercoledì di ordinaria follia a stravolgere gli equilibri spagnoli, in particolar modo quelli dei socialisti blaugrana che, fino a ieri, erano sicuri della stabilità di Pedro Sánchez e ancora più certi che a fine stagione il Barcellona avrebbe avuto un nuovo allenatore. E, invece no, mentre il presidente del Governo si è preso qualche giorno di ritiro silenzioso per capire se vale la pena andare avanti, Xavi Hernández, dopo quasi tre mesi di riflessione ad alta voce, ha deciso di fare marcia indietro: "Resto". Eppure lo scorso 27 gennaio, subito dopo la manita rimediata in casa contro il Villarreal (3-5), era stato lui stesso - e, tra l'altro, senza preavviso - ad annunciare in sala stampa che sarebbe andato via a fine stagione "perché essere l'allenatore del Barça è crudele, nessuno ti rispetta. In una situazione del genere non si gode, si soffre. È successo anche a Koeman e a chi verrà dopo di me succederà la stessa cosa. È dall'inizio della stagione che ci penso". Pecc…

È bastato un mercoledì di ordinaria follia a stravolgere gli equilibri spagnoli, in particolar modo quelli dei socialisti blaugrana che, fino a ieri, erano sicuri della stabilità di Pedro Sánchez e ancora più certi che a fine stagione il Barcellona avrebbe avuto un nuovo allenatore. E, invece no, mentre il presidente del Governo si è preso qualche giorno di ritiro silenzioso per capire se vale la pena andare avanti, Xavi Hernández, dopo quasi tre mesi di riflessione ad alta voce, ha deciso di fare marcia indietro: "Resto". Eppure lo scorso 27 gennaio, subito dopo la manita rimediata in casa contro il Villarreal (3-5), era stato lui stesso - e, tra l'altro, senza preavviso - ad annunciare in sala stampa che sarebbe andato via a fine stagione "perché essere l'allenatore del Barça è crudele, nessuno ti rispetta. In una situazione del genere non si gode, si soffre. È successo anche a Koeman e a chi verrà dopo di me succederà la stessa cosa. È dall'inizio della stagione che ci penso". Peccato, però, che lo scorso settembre, Xavi, aveva trovato il tempo di stampare la propria firma sul suo rinnovo che lo vincola alla panchina del club della sua vita fino alla metà del 2025. "E, del resto, se non si raggiungono gli obiettivi è giusto andar via", aveva assicurato nel giorno del falso addio. Ebbene, l'allenatore culé ha annunciato che rimarrà al Barça una settimana dopo l'eliminazione dalla Champions League contro il Clásico e pochi giorni dopo la sconfitta nel Clásico contro il Real Madrid che ha, di fatto, tagliato fuori i blaugrana dalla corsa al titolo di Liga e condannato il club a una stagione da "zeru tituli".

L’addio e il dietrofront di Xavi

E dire che negli ultimi tre mesi il tecnico catalano non si è stancato - stancando, però, chi lo ascoltava - di ripetere che "non cambierà nulla" e che "la decisione di annunciare il mio addio è stata azzeccatissima perché la squadra ha reagito proprio come mi aspettavo". Chissà se, negli ultimi tre mesi, mentre fischiettava questo ritornello, Xavi si sarà anche chiesto perché la squadra avesse reagito positivamente proprio quando aveva saputo che il proprio allenatore sarebbe andato via a fine stagione. Ed è per questa ragione che, ascoltando le sue risposte, la sensazione è che nel caso in cui si sia fatto delle domande, abbia scelto quelle sbagliate: "Ho deciso di restare per il bene del club", ha assicurato durante la conferenza stampa convocata, stamattina, dal club blaugrana per permettere ai diretti interessati di dare la loro versione dei fatti.

"Ci sarano momenti crudeli, ma saprò superarli per il bene del club”

Versione che non sarà semplice da digerire all'ombra del diroccato Camp Nou perché anche qualora la strategia si fosse rivelata quella giusta - come tengono a sostenere sebbene i risultati dicano di no - , cosa succederà l'anno prossimo quando arriveranno i primi problemi? Dirà di nuovo che andrà via a fine stagione? Davvero Xavi crede che la crudele opinione pubblica blaugrana non lo sarà ancora di più dopo questa sceneggiata? Risulta, però, che le ragioni del suo ripensamento coincidono con i motivi che lo avevano portato ad annunciare il suo addio oltre al fatto che oggi è un uomo nuovo: "Sono sicuro che ci saranno momenti difficili e crudeli, ma ora credo di poterli affrontare e superare e, come dicevo, a muovermi è solo ed esclusivamente il bene del club".

Il ruolo del presidente Laporta nella vicenda

Eppure, questa serie continua di giravolte ha portato una parte dei tifosi a pensare che per il bene del Barça ad andar via non dovrebbe essere solo Xavi, ma anche quel Laporta che sta permettendo tutta questa pantomima. La verità, invece, è che il presidente blaugrana ci sguazza a gusto in questa rappresentazione burlesque in salsa blaugrana, dove a farla da padrone sono soprattutto i proclami sulla futura Superlega che, per il momento, conta con solo due squadre e l'altra è la stessa che, come lui stesso ci ha tenuto a sottolineare in diverse occasioni, muove i fili del sistema per danneggiare il Barcellona. Insomma, la strategia di Laporta è quella di stringere, di mattina, la "mano negra" alla quale, di sera, dà le colpe dei fallimenti sportivi, istituzionali, e giudiziari del proprio club: "Quest'anno, nonostante non abbiamo raggiunto i nostri obiettivi ci sono cose positive", ha sottolineato il presidente.

Laporta: “Nessun altro allenatore è stato contattato”

E l'attuale situazione surreale - che manco l'illustre genio catalano del Surrealismo, Salvador Dalí, avrebbe potuto concepire -, non sembra destinata ad attenuarsi. Anzi, andrà avanti così ancora per un po' perché è sempre più semplice vendere sogni e illusioni che presentarsi davanti ai microfoni e dire la dura, durissima verità a soci e tifosi: "Non ci sono soldi e per qualche anno dovremmo puntare sulla cantera. E se poi arriverà anche qualche titolo, tanto meglio". Parole che, però, non usciranno mai dalla bocca di Laporta che, stamattina, ha chiesto al popolo blaugrana di avere fiducia in lui. Fiducia cieca e acritica: "'Barcelonistes' credete nel nostro progetto". Un progetto che, però, sfugge anche ai più attenti. Prova ne sia che, da quando Xavi ha annunciato il suo addio, la posizione ufficiale del club è stata quella di aspettare per vedere l'effetto che fa: "Già l'avevamo detto che non avremmo fatto nulla fino alla fine della stagione, che non avremmo parlato con nessun altro allenatore", ha ammesso Laporta credendo di fare un favore alla narrativa sul suo progetto. Insomma, improvvisazione più che progetto.

"Tifosi entusiasti, la colpa è dei critici”

E, del resto, i milioni per attrarre un allenatore top e costruirgli intorno una squadra all'altezza non ce ne sono. Ed è per questa ragione che il dietrofront di Xavi è un win-win. E così, il presidente che all'inizio si presentava come il più rivoluzionario della storia del Barça ha avuto anche il coraggio di dire che "ogni volta che ho scommesso sulla stabilità è andata bene". La colpa, così, è dei critici perché "la tifoseria è molto entusiasta". Versione ripresa e sviluppata anche dallo stesso tecnico catalano che, oggi, non nota più la crudeltà dell'ambiente circostante, ma si compiace dei "tanti tifosi che mi dimostrano per strada la loro stima". E anche lui ha insistito sul progetto: "Non è ancora finito e penso di avere la forza e la capacità per portarlo avanti".

Un contratto in scadenza nel 2025 da pagare

Oltre che parlare per i tifosi, il presidente e l'allenatore ci hanno tenuto a sottolineare che "la giunta ha votato all'unanimità a favore della permanenza di Xavi" e che "ho deciso di rimanere quando ho notato di avere il sostegno di tutti i dirigenti". Unità tutta da confermare nei prossimi giorni: "La giunta aveva deciso all'unanimità che Xavi, anche in caso di ripensamenti, non sarebbe stato l'allenatore del Barça nella prossima stagione, ma è stata costretta a cambiare la propria decisione quando Xavi ha fatto capire che in caso di addio gli avrebbero dovuto pagare l'anno di contratto che gli restava", ha rivelato l'emittente radiofonica catalana, Rac 1, smentendo la versione di entrambi. Un'accusa che Xavi ha voluto respingere: "Mi sono rimangiato la parola? Beh, solo le persone sagge sanno rettificare e chi dice che l'ho fatto per una questione di soldi non mi conosce e lo fa per danneggiare la mia persona". Dalla sua, invece, Laporta l'ha buttata sulla spiritualità: "A volte c'è bisogno di un catarsi". E così, l'unico a godere è Carlo Ancelotti: "Xavi ha fatto un buon lavoro e conosce bene il club. Mi sembra una decisione corretta". Per il Barça o per il suo Real Madrid?

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