La Premier League vota per un tetto alle spese, ma City e United dicono no
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - La ricchissima Premier League ha votato per la prima volta un potenziale tetto alle spese dei club. Non è ancora una consultazione decisiva, ma certo è un primo significativo passo per il vertice che conterà, quello annuale dei club previsto il prossimo giugno. A favore della misura restrittiva si sono espressi 16 club. Contrari Manchester City, Manchester United e Aston Villa. Mentre il Chelsea si è astenuto.
Un tetto flessibile
La misura è ancora allo studio. Ma l’idea è quella di un “cap” flessibile, che vincoli le spese massime dei club a una cifra multipla, probabilmente il quintuplo, dei diritti tv che ha ricevuto la squadra ultima in classifica della precedente stagione. Per fare un esempio pratico, l’anno scorso in fondo alla Premier è arrivato il retrocesso Southampton, che nel corso dell’anno ha ricevuto 103,6 milioni di sterline (oltre 121 milioni di euro) dalle tv che hanno trasmesso le sue partite. Dunque, il tetto alle spese di ogni club, se si scegliesse la for…
LONDRA - La ricchissima Premier League ha votato per la prima volta un potenziale tetto alle spese dei club. Non è ancora una consultazione decisiva, ma certo è un primo significativo passo per il vertice che conterà, quello annuale dei club previsto il prossimo giugno. A favore della misura restrittiva si sono espressi 16 club. Contrari Manchester City, Manchester United e Aston Villa. Mentre il Chelsea si è astenuto.
Un tetto flessibile
La misura è ancora allo studio. Ma l’idea è quella di un “cap” flessibile, che vincoli le spese massime dei club a una cifra multipla, probabilmente il quintuplo, dei diritti tv che ha ricevuto la squadra ultima in classifica della precedente stagione. Per fare un esempio pratico, l’anno scorso in fondo alla Premier è arrivato il retrocesso Southampton, che nel corso dell’anno ha ricevuto 103,6 milioni di sterline (oltre 121 milioni di euro) dalle tv che hanno trasmesso le sue partite. Dunque, il tetto alle spese di ogni club, se si scegliesse la formula del quintuplo, sarebbe di circa 600 milioni di euro all’anno.
Premier ricca ma spendacciona
L’idea è quella di calmierare le uscite delle squadre, per mettere i bastoni tra le ruote a proprietari paperoni che non badano a spese e in nome della sostenibilità della Premier League. Che sì, rimane il campionato di calcio più bello e ricco al mondo, con i suoi sette miliardi di sterline di fatturato complessivo e con sei squadre inglesi tra le top 10 dei club che registrano più introiti in Europa. Ma allo stesso tempo, pochissimi team della Premier registrano ricavi. Nella passata stagione, ce l’hanno fatta solo in tre, con il Brighton in cima a questa speciale classifica, grazie a vendite eccellenti come Caicedo al Chelsea, e con oltre 120 milioni di euro di utili complessivi per i “gabbiani”.
Contraria l’associazione giocatori
Società come il City e lo United non sono d’accordo con il “cap” perché considerano che abbia effetti negativi e controproducenti sulle risorse dei club. Critica anche l’associazione dei calciatori oltremanica, la "Professional Footballers’ Association”, da tempo “contro un tetto agli stipendi dei calciatori, che avrebbe un impatto nei confronti dei nostri assistiti”.
Le penalità a Everton e Nottingham
Le squadre della Premier che partecipano alla Uefa devono già attenersi alle regole "Financial sustainability" delle competizioni europee, per cui al momento non possono spendere più del 90% del loro fatturato in ingaggi di giocatori e allenatori, trasferimenti e bonus agli agenti. Una soglia che l’anno prossimo scenderà all’80% e al 70% nella stagione 2025/2026. Mentre il campionato inglese al momento, come restrizioni, presenta le "Profit and Sustainability Rules”, per cui i club non possono registrare perdite superiori a 105 milioni di sterline (circa 120 milioni di euro) nel giro di tre anni. Per questo, nella stagione in corso, Everton e Nottingham Forest sono state penalizzate di diversi punti. Mentre il Manchester City, dopo aver ricevuto una condanna ridotta da 10 milioni di euro di multa dal tribunale di Losanna dopo lo scandalo “Football Leaks” delle "sponsorizzazioni gonfiate", è da mesi sotto inchiesta della Premier inglese per presunti illeciti sui bilanci negli anni precedenti. Ma il verdetto non è ancora arrivato. Né si sa quando giungerà.