Il Barcellona esonera Xavi: il presidente Laporta mette fine alla telenovela. In panchina arriva Hansi Flick
di
Raffaele R. Riverso
(afp)
Il tecnico aveva annunciato, salvo poi ripensarci, che a fine stagione sarebbe andato via. Lo stesso n.1 del club lo aveva confermato, ora però il comunicato del club pone fine al rapporto
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
BARCELLONA – L'alto tradimento – perché è di questo che Joan Laportaha accusato Xavi Hernández – non poteva che essere punito con il massimo della pena. Ed è per questa ragione che il presidente del Barcellona non ha avuto dubbi e, non appena ha saputo che – sotto l'aspetto economico –se lo sarebbe potuto permettere, ha chiamato a rapporto il proprio generale e, dopo avergli strappato i gradi dal petto e averli gettati a terra, gli ha chiesto di dirigere, da soldato semplice, la gara di domani sera a Siviglia. L'ultimo impiccio di un 2023-2024 da dimenticare.
E così, non sarà Xavi ma Hansi Flick a guidare le ambizioni di riscossa del Barça nella prossima stagione. Aver messo in dubbio il livello della rosa blaugrana, dicendo quello che …
BARCELLONA – L'alto tradimento – perché è di questo che Joan Laportaha accusato Xavi Hernández – non poteva che essere punito con il massimo della pena. Ed è per questa ragione che il presidente del Barcellona non ha avuto dubbi e, non appena ha saputo che – sotto l'aspetto economico –se lo sarebbe potuto permettere, ha chiamato a rapporto il proprio generale e, dopo avergli strappato i gradi dal petto e averli gettati a terra, gli ha chiesto di dirigere, da soldato semplice, la gara di domani sera a Siviglia. L'ultimo impiccio di un 2023-2024 da dimenticare.
E così, non sarà Xavi ma Hansi Flick a guidare le ambizioni di riscossa del Barça nella prossima stagione. Aver messo in dubbio il livello della rosa blaugrana, dicendo quello che è sotto gli occhi di tutti, è stato sufficiente a provocare l'ira funesta di un re che non ne vuole sapere di sentirsi dire che è nudo. Non vuole e non può, perché ha basato tutto il suo secondo mandato sull'illusione di poter ripetere i grandi successi del primo: "Ho tornarem a fer", lo faremo di nuovo.
Le leggende del passato maltrattate dal presente del Barça
E, invece, paradossalmente, l'irragionevole gestione di Laporta sta avendo l'effetto contrario, quello di distruggere anche il ricordo dei momenti più belli e vincenti della storia blaugrana. Per dirla con Quique Sánchez Flores: "Ma come tratta male, il Barça, le proprie leggende!". Una dolorosa sineddoche, perché in realtà a trattarle male è l'attuale numero uno che, da quando è tornato sulla poltrona più importante del club catalano, si è dedicato a umiliare e allontanare tre delle più importanti icone della storia del Barcellona. Il primo a soffrire le conseguenze dell'improvvisazione di Laporta è stato Lionel Messi. Poi è toccato a Ronald Koeman. E ora, appunto, Xavi. Stiamo parlando, rispettivamente, del calciatore più forte della storia del club (e, per alcuni, non solo di quella), dell'eroe di Wembley che consegnò al Barça la sua prima Coppa dei Campioni (battendo in finale la Sampdoria di Mancini e Vialli) e, infine, del più importante esponente – sí, anche più di Andrés Iniesta – del Tiki Taka, lo stile di gioco che ha reso immortale il club catalano e permesso alla nazionale spagnola di dominare l'Europa e il mondo tra il 2008 e il 2012.
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Il presidente Laporta: “Possiamo competere col Real Madrid”
Ma quello che comincia a preoccupare di più i tifosi è la gestione dittatoriale di Laporta. Perché è chiaro a tutti che Xavi sia stato condannato per aver commesso alto tradimento non al Barça, ma al presidente. E già, perché soltanto "Jan" e la sua sempre più ristretta cerchia di collaboratori – che gli dà ragione, a prescindere, per non fare la stessa fine del tecnico – considerano un'eresia sostenere che il Barcellona non abbia una rosa all'altezza "per competere con il Real Madrid in Spagna e con gli altri top team in Europa". Perché, è bene ricordarlo, è questo ciò che ha detto Xavi: "Domenica – il suo saluto –finirà la mia avventura sulla panchina del Barça. Non è mai facile lasciare il club della vita, ma sono molto orgoglioso dei miei due anni e mezzo alla guida di uno spogliatoio che è stato come una seconda famiglia. Da domenica sarò di nuovo un culé qualsiasi allo stadio. Perché prima di essere giocatore o allenatore, sono tifoso del Barcellona e voglio solo il meglio per la squadra, che mi avrà sempre a sua disposizione".
Joan Laporta e Xavi nella conferenza stampa dello scorso 25 aprile
Le ambizioni di Flick, le manovre del suo procuratore
Chissà se Flick ha seguito da vicino tutto quello che è successo, all'ombra del diroccato Camp Nou, dallo scorso 25 aprile (giorno in cui Laporta con le lacrime agli occhi ha assicurato che Xavi era "il miglior allenatore possibile per il Barça") a oggi. Di certo, il Barcellona è sempre stato il suo obiettivo principale, sin da quando ha affidato le cure del suo cartellino, per la prima volta in carriera, a un agente. E che agente! A portarlo a Barcellona, infatti, sarà Pini Zahavi, uno dei rappresentanti più quotati del panorama internazionale. Lo stesso che gli farà firmare, lunedì prossimo, un biennale: "Non saprei che dire. Forse, quando tornerò a Barcellona e ne parlerò con qualcuno, avrò gli elementi sufficienti per dare un'opinione", ha ammesso, alla vigilia della finale di FA Cup, Pep Guardiola, un'altra leggenda trattata male, malissimo, dal Barça.