La quinta Champions di Antonio Pintus, il fondista che fa correre il Real Madrid
di Maurizio CrosettiQuanto correva Tonino, al Grest di Settimo Torinese. Da quando lo conosciamo, cioè più o meno mezzo secolo, lui non fa altro che correre. Il Grest si chiudeva con la gara di resistenza al campetto di San Giuseppe Artigiano, Case Fiat, sotto il sole di luglio. Tonino, cioè Antonio Pintus, era un bambino con le ali, una specie di angelo podista. Forse il più piccolo tra noi, di certo il più leggero. La sua galoppata aveva una tenacia keniana e una sublime levità. Noialtri eravamo esseri pesanti, impolverati e sudati, lui non dava mai l’impressione di essere stanco. Andava in fuga nei primi metri e lo rivedevamo alla fontanella.
Famiglia sarda. Il suo papà faceva l’operaio alla Fiat, e con lo stesso nome si chiamava (e si chiama) il borgo di palazzi rossi che ospitava i lavoratori, le Case Fiat, appunto. E per la Fiat, nel senso di Sisport, ovvero il gruppo sportivo, Antonio un giorno diventò preparatore atletico dei mezzofondisti. La corsa, da vocazione naturale, era già diventata un me…
Quanto correva Tonino, al Grest di Settimo Torinese. Da quando lo conosciamo, cioè più o meno mezzo secolo, lui non fa altro che correre. Il Grest si chiudeva con la gara di resistenza al campetto di San Giuseppe Artigiano, Case Fiat, sotto il sole di luglio. Tonino, cioè Antonio Pintus, era un bambino con le ali, una specie di angelo podista. Forse il più piccolo tra noi, di certo il più leggero. La sua galoppata aveva una tenacia keniana e una sublime levità. Noialtri eravamo esseri pesanti, impolverati e sudati, lui non dava mai l’impressione di essere stanco. Andava in fuga nei primi metri e lo rivedevamo alla fontanella.
Famiglia sarda. Il suo papà faceva l’operaio alla Fiat, e con lo stesso nome si chiamava (e si chiama) il borgo di palazzi rossi che ospitava i lavoratori, le Case Fiat, appunto. E per la Fiat, nel senso di Sisport, ovvero il gruppo sportivo, Antonio un giorno diventò preparatore atletico dei mezzofondisti. La corsa, da vocazione naturale, era già diventata un mestiere.
Poi ci siamo un po’ persi di vista. Lo ritrovammo nello staff della Juventus, dove l’aveva portato il professor Claudio Gaudino, capo dei preparatori, che in quel ragazzo aveva visto qualcosa di speciale. Il primo contratto, in bianco, glielo fece Boniperti. Ecco dunque Antonio al lavoro con i ragazzi delle giovanili, poi con la prima squadra assieme al compianto professor Ventrone: nel 1996 faceva già parte del gruppo che conquistò la Champions League: la prima delle cinque (su 8 finali) e dei 36 titoli (!) che Tonino ha contribuito a vincere. L’ultima, sabato scorso: perché Antonio Pintus è oggi il preparatore atletico del Real Madrid.
Quando sei il più bravo di tutti, il campo della parrocchia di Settimo e lo stadio Santiago Bernabeu sono la stessa cosa. Passare dal Grest di don Osella a Wembley, il mitico luogo dell’ultimo trionfo, per Tonino ha rappresentato il naturale evolversi delle cose, la vita che si srotola quando dà il meglio di sé.
Siccome Tonino è speciale, alcuni specialissimi campioni lo hanno voluto con loro. Cominciò Vialli, quando portò Pintus al Chelsea, poi c’è stato Zidane che lo ha voluto a lo ha voluto al Real Madrid. Prima, però, Deschamps lo aveva chiamato al Monaco. In tanti adorano il prof, da Lippi a Conte (che volle Pintus all’Inter: scudetto!), da Zola a Capello. E lui sempre pronto e umile, nonostante le quattro lauree e un magistero riconosciuto a livello mondiale.
Anche adesso che ha 62 anni, Tonino corre come un matto in testa al gruppo dei suoi fuoriclasse. I quali pensano che se ci riesce il professore, non possono non riuscirci loro. Loro che vorrebbero sempre e solo il giocattolo, cioè il pallone, invece Pintus li sottopone a un continuo martellamento atletico, gli infila sul viso la maschera dell’ossigeno per i test che misurano la potenza aerobica, li rende corpi martoriati dallo sforzo ma capaci di sostenerlo ad ogni ritmo. Non a caso, tra i principali estimatori di Pintus c’è Cristiano Ronaldo, mostruoso atleta naturale, ma con una longevità allungata anche dalle cure del prof. Se avesse potuto, Cristiano se lo sarebbe portato in Arabia.
Nell’anima italiana del Real, oltre a Carlo Ancelotti (che vuole molto bene a Pintus, il quale lo considera prima di tutto un allenatore di uomini) e al figlio Davide, la figura di Antonio Pintus si staglia nettamente. È stato lui a dare gas al motore di campioni non più giovanissimi come Benzema, Modric e Kroos, arrivati a fine carriera con un passo agonistico da ragazzini. Vecchi draghi che ancora volano, proprio come volava quel bambino tra i palazzi di Settimo, scendeva la sera e lui niente, lui sempre di corsa. Le Case Fiat erano il suo Bernabeu.