BERLINO — Più che del ct Zlatko Dalic, è stata la conferenza stampa di Luka Modric. Alla vigilia della prima partita della Croazia all’Europeo, sabato alle 18 all’Olympiastadion contro la Spagna, a dare la carica ai suoi è stato il capitano, che appena tredici giorni fa ha alzato la sua sesta Champions League con il Real Madrid, e che si prepara a giocare con la sua nazionale la partita numero 176. “A noi piace giocare contro le grandi squadre. E sappiamo che i dettagli faranno la differenza. Negli ultimi due anni abbiamo dimostrato di potercela giocare con tutti. Abbiamo fiducia nelle nostre capacità e vogliamo fare qualcosa di grande”. L’ultimo incrocio in un Europeo fra le due formazioni risale all’estate 2021, quando la Spagna vinse per 5-3 ai supplementari, in una delle partite più emozionanti dell’intero torneo.
L’ultimo Europeo di Modric
Modric, che con ogni probabilità a 38 anni si prepara a giocare l’ultimo Europeo, ha spronato i suoi compagni a non porsi limiti. “Il Portogallo nel 2016 ha insegnato che non serve qualificarsi da primi per vincere poi il torneo. Il nostro punto forte è l’unità. Alcuni di noi sono in nazionale da tempo, altri sono nuovi, ma siamo come una cosa sola”. E quando gli è stato chiesto se ritiene questa Spagna meno forte di quelle fortissime che ha affrontato in passato, non è cascato nel tranello: “Non mi piace comparare squadre diverse nella storia. La Spagna dello scorso decennio era unica. Era una delle squadre più forti della storia. Ma anche questa è fortissima. Hanno un buon mix di esperienza e gioventù. Sono veloci, tecnici, capaci. Soprattutto sulle fasce”. Cambiano gli uomini, non il Dna. “Un tempo la base della nazionale spagnola erano il Barcellona e il Real Madrid, ma non più. I giocatori spagnoli vengono da diversi team e campionati”.
Modric, il valore dell’esperienza
Il Pallone d’Oro 2018 ha fatto una cosa che in carriera non aveva fatto quasi mai: ha parlato di se stesso, evitando per una volta di rispondere al plurale a domande personali. “Non so come proveranno a fermarmi, bisogna chiederlo ai miei avversari. Di certo, io sono sempre stato sicuro delle mie possibilità. Sono contento di essere qui. Mi ricordo l’atmosfera qui al Mondiale 2006, era incredibile. Spero che sia lo stesso questa volta. Noi dovremo essere concentrati e uniti come negli scorsi anni”. E a chi gli ha fatto notare che si troverà di fronte il sedicenne Yamal, che ha molto meno della metà dei suoi anni, ha risposto: “L’età non conta, quel che conta è quello che mostri sul campo. Rispetto a vent’anni fa sono cresciuto in tutto, ho più esperienza Non sei troppo vecchio o troppo giovane. Yamal ha un grandissimo talento e ha una grande carriera davanti”.
Il ct Dalic: “Nessuno spirito di vendetta”
Dalic, tecnico dall’ottobre 2017, è al secondo Europeo sulla panchina della Croazia. Nel 2021 è arrivato agli ottavi, dopo l’argento al Mondiale in Russia. E in Qatar ha perso la semifinale con l’Argentina. Parlando della sua squadra, ha detto: “Non vogliamo perdere questa partita, dobbiamo partire bene. In questo stadio ho visto Croazia-Brasile nel 2006, l’atmosfera era incredibile, spero di ritrovarla”. Quanto alla partita, una delle chiavi potrebbe essere il contenimento su Yamal di Gvardiol, “che ha fatto una grande stagione al Manchester City ed è riuscito a fermare praticamente chiunque. Penso possa fare grandi cose”. Quanto al fatto che proprio la Spagna abbia eliminato la Croazia allo scorso Europeo, Dalic non drammatizza: “Abbiamo spesso incontrato la Spagna negli ultimi anni, ma non c’è nessuno spirito di vendetta nei confronti di nessuno. Vogliamo semplicemente vincere. Ci troveremo di fronte una Spagna diversa rispetto al passato, più veloce e verticale. Il tiki-taka ha lasciato il posto a un nuovo gioco”. Infine, un pensiero per il “croato” Dani Olmo, cresciuto nella Dinamo Zagabria: “Non lo nascondo, mi piacerebbe che giocasse per noi”.