Il tempo del talento, l’Inghilterra di Bellingham e Kane ci riprova. Southgate a caccia del mese perfetto
dal nostro inviato Emanuele GambaGELSENKIRCHEN – L’Inghilterra sono i 58 anni passati dall'ultima (e unica) volta che gli inventori del calcio hanno vinto qualcosa, sono i 20 che Jude Bellingham sta portando in giro per l’Europa senza che nessuno si sia ancora accorto che siano così pochi, sono i 30 che Harry Kane ha vissuto segnando montagne di gol (sono ormai 403, e segnare non è neanche la cosa che sa fare meglio) ma senza mai alzare un trofeo, uno solo, neanche una coppetta di lega.
Inghilterra terza nazionale più giovane di Euro 2024
È questa combinazione di attualità ed eternità (il tempo breve dell’età giovane, quello lunghissimo dell’attesa) che rende gli inglesi al tempo stesso favoriti e quasi spaventati (o add…
GELSENKIRCHEN – L’Inghilterra sono i 58 anni passati dall'ultima (e unica) volta che gli inventori del calcio hanno vinto qualcosa, sono i 20 che Jude Bellingham sta portando in giro per l’Europa senza che nessuno si sia ancora accorto che siano così pochi, sono i 30 che Harry Kane ha vissuto segnando montagne di gol (sono ormai 403, e segnare non è neanche la cosa che sa fare meglio) ma senza mai alzare un trofeo, uno solo, neanche una coppetta di lega.
Inghilterra terza nazionale più giovane di Euro 2024
È questa combinazione di attualità ed eternità (il tempo breve dell’età giovane, quello lunghissimo dell’attesa) che rende gli inglesi al tempo stesso favoriti e quasi spaventati (o addirittura increduli, forse) di esserlo. Non si può aspettare per sempre, eppure mezza squadra potrebbe pure permettersi di farlo, visto che l’Inghilterra – che stasera debutta contro la Serbia – ha la terza rosa più giovane del torneo, dopo Turchia e Repubblica Ceca, che la nidiata dei giovani fenomeni (oltre a Bellingham, Wharton, Gordon, Palmer, Saka, il formidabile diciannovenne Mainoo) è appena agli inizi e che molti rami secchi (Grealish, Maguire, Sterling, Rashford, Phillips, Henderson, circa 400 presenze in nazionale tra tutti) sono irrimediabilmente caduti. Ma in realtà di aspettare non ha voglia nessuno, né il capitano Kane, che tuttavia mantiene un invidiabile self-control nonostante nemmeno nel bulimico Bayern sia riuscito ad arraffare un titolo (“Ho ancora più voglia di provarci, a partire da subito”), né il ct Southgate, che quasi certamente lascerà la panchina a fine Europeo. “È un genere di pressione che ormai conosco, visto che questo è il mio quarto torneo con l’Inghilterra. Tutti i miei colleghi sono nella mia stessa posizione, tutti sanno che alla fine della competizione potrebbero dover lasciare. Io ho il vantaggio di averci fatto il callo”.
Southgate verso l’addio dopo 8 anni
È assai probabile che lascerà comunque, anche in caso di vittoria, benché di fatto in questa edizione dell’Euro, con le scelte che ha fatto, abbia operato un cambio generazionale e aperto un nuovo ciclo, dopo che per anni è stato accusato di insistere troppo sulle stesse facce, anche se poi alla fine i successi gli sono sfuggiti per delle virgole, vale a dire i rigori parati da Donnarumma nella finale di Wembley di tre anni fa o quello sbagliato in Qatar da Kane nel quarto di finale con la Francia, per non dire della semifinale Mondiale persa nel 2018 ai supplementari con la Croazia. Non è stato fortunato eppure non si è mai scomposto, ostentando sempre eleganza, pacatezza, sportività, calma. È un vero gentiluomo, è un esempio di fair play e magari anche per questo il cuore agli inglesi non l’ha rapito mai. Scriveva il Guardian che, comunque andrà a finire, non ne uscirà trionfatore: se perderà gli accolleranno l’ennesimo fallimento, se vincerà gli chiederanno come mai non l’abbia fatto prima. La sensazione è che a lui di queste quisquilie importi poco.
Rice equilibratore tra Kane, Foden, Bellingham e Saka
La sua preoccupazione, qui, è far quadrare i conti tra il talento smisurato dei suoi attaccanti e certe falle che ha tra difesa e centrocampo. Davanti, l’Inghilterra può essere irresistibile, potendo permettersi di contornare Kane, un formidabile regista offensivo prima ancora che un bomber puro, col talento ormai esondato di Foden (oggi come oggi, tra i tre giocatori più forti al mondo), i dribbling irresistibili di Saka, le punture di Gordon, le folate di Palmer e ovviamente la naturale sapienza calcistica di Bellingham, il calciatore più totale e completo che esista. La scommessa è di riuscire a farne giocare assieme, di questi, addirittura cinque (Kane, Bellingham, Saka e Foden sicuri, il quinto è da decidere) senza compromettere l’equilibrio. Cosa non facile, visto che a centrocampo l’unico con vocazione alla copertura è Rice, che per altro all’Arsenal ha appena disputato la sua stagione migliore giocando in posizione molto più avanzata. Il declino di Henderson e Phillips ha svuotato la squadra di un uomo chiave.
Southgate senza mediano e terzino sinistro
Mainoo è molto forte ma ancora molto giovane (e tende ad attaccare più che a difendere), Alexander-Arnold è un terzino che si adatta: per il momento le soluzioni sono queste, se Southgate non avrà il coraggio smisurato di buttarsi sul 4-1-4-1, con Foden e Bellingham interni, mezze ali. Inoltre, l’unico terzino sinistro in rosa (quindi l’unico terzino sinistro dell’Inghilterra tutta) è Shaw, reduce da una stagione disgraziata e zeppa di infortuni: è un altro baco che l’Inghilterra ha. Ma alla fine è di nuovo una questione di tempo: 58 anni, 30 o 20 cosa importa, basta che per un mese, un solo mese, l’unico tempo sia quello del talento. Nessuno ne ha quanto gli inglesi.