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Spalletti e una speciale lingua del calcio: le parole chiave del ct e come tradurle

Il ct dell'Italia Luciano Spalletti (ansa)

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Vai a giocare, prigione, bischerata: ecco il dizionario del tecnico della Nazionale
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DORTMUND — Il Lessico Nazionale di Luciano Spalletti si avvia a diventare un classico, un vocabolario indispensabile ai giocatori per capire lui e le sue idee, e agli spettatori per comprendere cosa stia succedendo in campo. L’essenziale sarà pure invisibile agli occhi, ma non alle orecchie, come ha dimostrato anche una telecamera con microfono aperto puntata per 90’ sull’uomo dalla giacca morbida. Leggiamo dunque insieme alcune parole chiave tratte dall’ultima edizione del “Novissimo Spalletti”.

Ricomposizione

Nulla a che vedere col proverbiale “tesoro, ricomponiamoci” dopo qualche effusione di troppo in luogo pubblico e/o in auto. Per Spalletti è il comandamento tattico che deve guidare i suoi uomini al pronto ritorno alla fase difensiva, ognuno al proprio posto, pur nella liquidità tanto di moda oggi. Contro l’Albania, la vittima principale della mania di ricomposizione spallettiana è stato il povero Frattesi («Stai troppo nel traffico, ci metti sempre un’ora a rimetterti a postooo!»).

Riaggressione

Legato indissolubilmente all’aggettivo “feroce”, come da lavagna dei famosi 6 comandamenti di Spalletti, nonostante la cupa intonazione guerresca il lemma sta a significare che il pallone si può anche perdere, diciamo una volta nella vita, ma poi bisogna riafferrarlo con furia totale e corale.

Vai a giocare

Da non confondere con i popolari “vai a quel paese” e “vai a scopare il mare”, e nemmeno con l’invito delle madri che non ne possono più dei figli petulanti attorno alle gonne e non sanno come liberarsene, l’espressione è probabilmente la summa teologica dell’intera dottrina spallettiana. Significa che ci sono avversari migliori e squadre più complete, soprattutto più fisiche, e che gli azzurri possono affrontarle e superarle solo seguendo il filo del gioco. Il gioco salva, risolve e spiega. “Non è vincere la prima cosa, ma giocare bene”. Andatelo a dire a quelli che perdono.

Prigione

Per Spalletti è l’angolo estremo di campo, più o meno verso il corner, o comunque ogni imbuto da dove non si possa uscire solo col palleggio. Da una prigione, con nostra imperdonabile distrazione, è nato il vantaggio dell’Albania. Solo per evadere di galera il cittì ammette che si possa “giocare sporco”, sebbene non esista un esplicito invito in tal senso (cfr. “vai a giocare”)

Fucilata nella notte

È il gesto fulminante e improvviso che costa all’atleta il doppio del consumo energetico, ma che può essere risolutivo. Però non tutti lo possiedono, anzi. Secondo Spalletti, in questa Nazionale i due fucilieri notturni per eccellenza sono Chiesa e Scamacca. La continuità il problema di chi spara nella notte, così come il tempo di recupero nel brevissimo, ma i vantaggi sono maggiori dei rischi.

Bischerata in canna

Anche in questo caso, l’espressione è tratta dal mestiere delle armi, anche se preferiamo pensare, al limite, alla caccia. Avere sempre una bischerata in canna significa, secondo Spalletti, che l’errore è in agguato e che la scemenza (eufemismo) è sempre da tenere in conto, soprattutto quando si ha a che fare con ragazzi esuberanti. Le parole di Spalletti vogliono essere anche un monito contro il compiacimento da troppa bellezza, pericolosissimo, quella che il sommo Gianni Brera soleva definire “masturbatio grillorum”.

Perimetrale

Vuol dire gioco esterno ma in senso dinamico, un’idea della forma rotonda dell’azione, arco e archetipo insieme. Il modulo spallettiano richiede sia lo scambio nel brevissimo, sia l’ariosità di un girare al largo che non è fuga ma nuova soluzione. Perimetrale è la geometria di Chiesa, che invece nelle riunioni di condominio juventine finiva sempre per litigare sui millesimi con Allegri.

Giganti

Non il gruppo beat in testa alla hit parade per sette settimane nel 1966, con l’indimenticabile “Tema”, ma ciò che gli azzurri rappresentano nell’immaginario degli appassionati e soprattutto dei bambini. “Giganti”, ma anche “eroi”, li definisce Spalletti ricordando il sogno di ogni piccolo calciatore che torna a casa col pallone sotto il braccio e le ginocchia sbucciate. I giganti e gli eroi, secondo Luciano, non hanno mai paura, ma vanno confusi con i ciclopi e col mitico occhio di Polifemo, antica prefigurazione del Var da parte di Omero (che peraltro era cieco).

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