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Toni Kroos l’infallibile: con lui la Germania non sbaglia più un passaggio

Toni Kroos (afp)
Nagelsmann lo ha richiamato dopo una lunga assenza dalla nazionale, lui ha ripagato con prestazioni al limite della perfezione contro Scozia e Ungheria
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STOCCARDA - Gli scozzesi lo hanno lasciato fare, e lui cavolo se ha fatto: 102 passaggi corti e lunghi, geometrici o geniali, semplici o complicati. Tutti giusti tranne uno, un tocco di media distanza, quindi con un tasso di imprecisione inferiore all'1%. Gli ungheresi gli sono invece zompati addosso, tentando di asfissiarlo con il pressing, così lui ha dovuto cambiare registro: verticalizzare meno, allargare di più, rischiare qualche cosa oppure semplificare il più possibile, in ogni caso senza potere affidarsi sempre all'immediatezza, come era stato invece contro la Scozia. Così di passaggi ha distribuirne 131 (!), finendo per sbagliarne "addirittura" 6 (!!), due lunghi, tre medi e uno corto. Questa bava di imprecisione ha fatto scendere al 97% la percentuale di accuratezza di Toni Kroos, che è tutta la vita che rasenta la perfezione e che qui, in queste ultime partite prima del ritiro già annunciato (quante saranno ancora? due? tre? quattro? cinque? riusciremo a fare a meno di lui?…

STOCCARDA - Gli scozzesi lo hanno lasciato fare, e lui cavolo se ha fatto: 102 passaggi corti e lunghi, geometrici o geniali, semplici o complicati. Tutti giusti tranne uno, un tocco di media distanza, quindi con un tasso di imprecisione inferiore all'1%. Gli ungheresi gli sono invece zompati addosso, tentando di asfissiarlo con il pressing, così lui ha dovuto cambiare registro: verticalizzare meno, allargare di più, rischiare qualche cosa oppure semplificare il più possibile, in ogni caso senza potere affidarsi sempre all'immediatezza, come era stato invece contro la Scozia. Così di passaggi ha distribuirne 131 (!), finendo per sbagliarne "addirittura" 6 (!!), due lunghi, tre medi e uno corto. Questa bava di imprecisione ha fatto scendere al 97% la percentuale di accuratezza di Toni Kroos, che è tutta la vita che rasenta la perfezione e che qui, in queste ultime partite prima del ritiro già annunciato (quante saranno ancora? due? tre? quattro? cinque? riusciremo a fare a meno di lui?), la sta quasi raggiungendo. Per dare un'idea, nel primo turno il regista più coinvolto è stato Jorginho, che è stato molto preciso ma di passaggi ne ha comunque sbagliati 11 (su 131). Vitinha 10. Calhanoglu 7 (su 97). Sulle due partite, Modric ha fatto 19 errori, Xhaka 16, Rice 9, ma con molti passaffi in men, tra 70 e 100. Nessuno avvicina i livelli di Kroos.

233 passaggi in 2 gare, e solo 7 sbagliati

Il motore del gioco del Real Madrid e della Germania sta giocando che è una meraviglia. Sbagliare appena 7 passaggi su 233 capirete che è un'inezia, è fisiologico, è ciò che rende umano un regista che, se l'intelligenza artificiale potesse creare calciatori, lo creerebbe così. I passaggi di Kroos non sono banalità da tiki-taka, proprio no: contro la Scozia si è inventato una sventagliata sulla destra per Kimmich che ha originato l'1-0, contro l'Ungheria il tocco rapidissimo, con un tempo di anticipo, che ha liberato Musiala avviando l'azione del 2-0. Inoltre, è il migliore in assoluto anche a indirizzare passaggi tra le linee, quindi a mettere disordine nelle difese avversarie: lo ha fatto 47 volte con l'Ungheria e 30 con lo Scozia. Per dare un metro di paragone, il terzo in questa statistica è Vitinha con 21 e il quarto Modric con 20.

Kroos, l’uomo dalle mille soluzioni

Kroos è un calciatore abbastanza facile da raccontare attraverso i numeri perché il suo calcio è geometria, matematica, aritmetica. Però non è calcolo, perché il segreto del suo successo è avere in testa, nel momento di ridistribuire la palla, almeno tre soluzioni diverse: la sua differenza è nella capacità di scegliere al volo, con l'immediatezza che solo l'intuito può avere, quella più appropriata. A Madrid hanno calcolato come in dieci anni abbia smistato 22.088 palloni, sbagliandone appena 1.418. Il 94% dei passaggi li ha fatti giusti e se negli ultimi tempi ha perso qualcosa a livello di dinamismo (e forse di entusiasmo, che poi è ciò che corrobora l'intuito), certo non di sapienza calcistica, come sta confermando in qui in Germania. Nagelsmann gli ha implorato di tornare in nazionale due anni e mezzo dopo il suo ritiro dalla Mannschaft: lui ha accettato e si è subito messo al centro delle cose, quasi come se stesse su un podio. Ammirarlo è una gioia. Pensare che tra poche settimane non potremo ammirarlo più, un tormento. Ma purtroppo non ci ripenserà.

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