✕

Nigeria fuori dal Mondiale, il ct accusa la RD Congo di riti voodoo dopo la sconfitta ai rigori

Eric Sekou Chelle 

Ascolta l'audio

Eric Chelle: “Durante tutta la sessione di rigori un membro della loro panchina lanciava verso l'alto qualcosa”
2 minuti di lettura

Tutto, purché si vinca. La Repubblica Democratica del Congo non va ai mondiali dal 1974: all’epoca aveva una maglia di colore diverso e soprattutto un nome diverso, si chiamava Zaire. La spedizione, la prima di una squadra dell’Africa subsahariana ai Mondiali, si risolse in maniera ingloriosa con tre sconfitte, di cui una pesantissima (9-0 con la Jugoslavia, altra nazione che non esiste più). Un esito che fece arrabbiare talmente tanto Mobutu Sese Seko, che all’epoca comandava senza diritto di replica a Kinshasa, da indurlo a sciogliere la nazionale. Ora, non è detto che dopo 52 anni la RDC torni ai Mondiali, ma intanto eliminando due colossi come Camerun e Nigeria nei play-off africani ha fatto un bel balzo avanti.

Le accuse del ct della Nigeria: rito voodoo sulla panchina congolese

La vittoria contro i nigeriani però ha lasciato strascichi. Accuse sono state lanciate dal ct della Nigeria Eric Chelle: secondo lui, durante l’esecuzione dei calci di rigore decisivi (4-3 per la RDC) un…

Tutto, purché si vinca. La Repubblica Democratica del Congo non va ai mondiali dal 1974: all’epoca aveva una maglia di colore diverso e soprattutto un nome diverso, si chiamava Zaire. La spedizione, la prima di una squadra dell’Africa subsahariana ai Mondiali, si risolse in maniera ingloriosa con tre sconfitte, di cui una pesantissima (9-0 con la Jugoslavia, altra nazione che non esiste più). Un esito che fece arrabbiare talmente tanto Mobutu Sese Seko, che all’epoca comandava senza diritto di replica a Kinshasa, da indurlo a sciogliere la nazionale. Ora, non è detto che dopo 52 anni la RDC torni ai Mondiali, ma intanto eliminando due colossi come Camerun e Nigeria nei play-off africani ha fatto un bel balzo avanti.

Le accuse del ct della Nigeria: rito voodoo sulla panchina congolese

La vittoria contro i nigeriani però ha lasciato strascichi. Accuse sono state lanciate dal ct della Nigeria Eric Chelle: secondo lui, durante l’esecuzione dei calci di rigore decisivi (4-3 per la RDC) un membro dello staff congolese avrebbe compiuto un rito voodoo. L’uomo avrebbe agitato una bottiglia d’acqua ripetendo gesti rituali a ogni tiro nigeriano. “Durante tutta la sessione di rigori, quel ragazzo del Congo faceva del voodoo… ogni volta”, ha detto, spiegando di aver visto “qualcosa come acqua, o qualcosa di simile, che lanciava verso l’alto”. Chelle è poi corso verso la panchina congolese, visibilmente scosso, ma è stato trattenuto dai suoi collaboratori.

Tanti aneddoti nel calcio africano

Una situazione forse poco comprensibile in Europa, ma alla quale il calcio africano è abituato. In Coppa d’Africa non sono atipiche le figura degli sciamani, con i loro riti per portare fortuna o sfortuna a giocatori e squadre. Il tutto stride con il calcio ipertecnologico dei nostri giorni, ma la storia è ricca di aneddoti. Per esempio parecchi funzionari della Federcalcio del Senegal, dopo la imperiosa cavalcata nel Mondiale 2002 (con tanto di eliminazione della Francia) che si concluse solo ai quarti di finale contro la Turchia, furono accusati di aver sperperato molto denaro per pagare stregonerie atte a favorire l’avanzata dei loro giocatori.

Ma anche in Europa non mancano le storie

Ma anche in Europa non mancano le storie africane. Ad esempio il portiere del Liverpool anni Ottanta Bruce Grobbelaar, che dall’Africa veniva (nazionale dello Zimbabwe) e che a Roma viene ancora ricordato per i suoi riti clowneschi nella finale di Coppa dei Campioni persa dai giallorossi ai rigori contro i Reds, sfruttò una gara tra vecchie glorie per un rito ad Anfield. Versò infatti la sua pipì su un palo per esorcizzare – secondo una credenza africana – la lunga astinenza del Liverpool dalla vittoria del titolo inglese. La cosa a dire il vero funzionò, tanto che dopo 30 anni di attesa il campionato fu nuovamente vinto.

Il caso del Psg

Dall’Inghilterra alla Francia. Il Psg, pur essendo già una bella squadra, non era certo la corazzata attuale e nel secondo turno preliminare della Champions League 97/98 perse 3-0 a Bucarest con la gara di andata con la Steaua. Sembra che l’allora presidente Michel Denisot consultò uno stregone, il quale assicurò una vittoria per 5-0 nella gara di ritorno. Detto fatto, fu l’esatto risultato che si verificò in campo. Il Psg poi si fermò nella fase a gironi e chissà, forse al buon Denisot sarà rimasto il rimpianto di non aver proseguito con le ‘consultazioni’.

Leggi i commenti