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Bielsa: “Sono tossico, creo problemi”. Le surreali parole del Loco dopo la sconfitta con gli Usa

Bielsa: “Sono tossico, creo problemi”. Le surreali parole del Loco dopo la sconfitta con gli Usa
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Il ct dell’Uruguay è in discussione dopo il 5-1 in amichevole con gli Stati Uniti, non si dimette ma ammette problemi con la squadra

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Non si è El Loco per caso. Quel soprannome che in Argentina distribuiscono a chiunque sia un po’ fuori dagli schemi, Marcelo Bielsa se lo merita. Lui è El Loco senza discussione, lo è di diritto. Se lo è conquistato con anni di stranezze, modi burberi (seguiva gli allenamenti dal ramo di un albero, ha raccontato che ha svegliato alle due di notte tutta la famiglia e la servitù per provare uno schema, si chiuse in un convento per leggere una trentina di libri. Uscì quando li ha finiti).

E continua a confermarlo. Anche ora, mentre esperti e tifosi in Uruguay chiedono le sue dimissioni, i giornalisti del paese raccontano di giocatori esausti di una Nazionale stanca di quella cultura.

La sconfitta e la surreale conferenza stampa

E lui, dopo l’imbarazzante sconfitta 5-1 incassata dagli Stati Uniti, in una conferenza stampa al limite del surreale, Marcelo Bielsa non si è dimesso, ha ammesso di avere difficoltà nelle relazioni in Uruguay a causa sua, della sua difficile personalità.

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Perle sparse (imperdibili):

“Sono una persona timida, ossessiva e robotica. Non mi piace il disordine, mi sento a disagio, mi è difficile essere amichevole”.

“Quando arrivo, creo tensione. C'è la possibilità che io possa essere un problema”.

“Sono tossico. Chiunque mi frequenti peggiora. Sono il tipo che vede solo i difetti, che è esigente, che non è mai soddisfatto, a cui piace parlare solo di lavoro, che va a mangiare e si porta il giornale dietro per non dover socializzare e parlare d'altro”.

“Il mio comportamento si basa sulla paura. Non c'è gioia nel vincere, c'è paura di perdere”.

“A livello umano, non ho ancora ottenuto la piena accettazione da parte di questo gruppo.”

Ha parlato per un'ora e 45 minuti.

E ha parlato di “una delle migliori canzoni sul calcio” che abbia mai sentito A los Cuadros Chicos che parla dell'innocenza e della purezza di un tifoso di una squadra di serie inferiore. Il testo recita: i tifosi delle piccole squadre corrono via sui loro camion. Con una bandiera sulle spalle, legata a un sogno.

Racconta di aver fatto sentire la canzone ai suoi giocatori dicendo loro: “Ascoltate questo. Perché quando eravamo bambini amavamo il calcio. Quando un tappo di bottiglia e un muro bianco erano una palla e un gol. L'ingresso del garage di una casa, un pomodoro o una zucchina erano una palla e un gol”. Il calcio in mano al Loco è musica e poesia.

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