Mbappé, la Cina: “Prendiamo sul serio le sue scuse”. Ma il caso non è ancora chiuso
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - “Prendiamo sul serio le scuse che la persona in questione ha presentato”. Poche parole quelle del portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino, al quale è stato chiesto durante la conferenza stampa quotidiana con i media di commentare le scuse della stella del calcio francese Kylian Mbappé finito ieri nella bufera in Cina per le sue dichiarazioni su Mao Zedong.
Il post del Real Madrid
Il giocatore si era scusato ieri, così come si erano scusati la Liga e il talk show francese che aveva pubblicato online il video dell’intervista. Mancava soltanto il Real Madrid, il club dove gioca Mbappé: scuse arrivate nella mattinata di oggi. “Il Real Madrid desidera porgere le proprie scuse al popolo cinese per il disagio che potrebbero aver ca…
PECHINO - “Prendiamo sul serio le scuse che la persona in questione ha presentato”. Poche parole quelle del portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino, al quale è stato chiesto durante la conferenza stampa quotidiana con i media di commentare le scuse della stella del calcio francese Kylian Mbappé finito ieri nella bufera in Cina per le sue dichiarazioni su Mao Zedong.
Il post del Real Madrid
Il giocatore si era scusato ieri, così come si erano scusati la Liga e il talk show francese che aveva pubblicato online il video dell’intervista. Mancava soltanto il Real Madrid, il club dove gioca Mbappé: scuse arrivate nella mattinata di oggi. “Il Real Madrid desidera porgere le proprie scuse al popolo cinese per il disagio che potrebbero aver causato le recenti dichiarazioni del nostro giocatore Kylian Mbappé”. Caso dunque chiuso? Forse.
Mbappé versione Mao
In un video del talk show The Bridge apparso online lunedì Mbappé aveva affermato che il meme “che mi fa ridere di più è quello in cui c’è un tizio, credo sia un dittatore cinese”. Mentre l’attaccante parla, appare un’immagine che raffigura il volto di Mbappé sul corpo di Mao. Uno dei tanti meme che riguardano il giocatore e che circolano online da mesi. Dopo che lunedì sera il sito cinese di calcio Dongqiudi aveva bollato le dichiarazioni di Mbappé come “offensive”, ieri è esploso il caso: tre aziende (Dongpeng, Mengniu e Milkground) hanno interrotto la loro collaborazione con l’attaccante; la Cctv, la televisione di Stato, ha comunicato che la trasmissione delle partite del campionato spagnolo era stata sospesa, nonché la trasmissione “di tutte le partite e gli spot pubblicitari che coinvolgono il calciatore”; gli account social cinesi di Mbappé sono stati bloccati.
Mbappé: “Commento inopportuno”
Ieri Mbappé si era scusato (“Il mio commento è stato inopportuno”). Si era scusata la Liga e pure il talk The Bridge, che ha spiegato che il video del giocatore francese era stato ripreso dietro le quinte di un episodio registrato lo scorso aprile. La stampa cinese lamentava però che all’appello mancassero le scuse del Real: arrivate oggi. “Il nostro club nutre un profondo rispetto per la Cina, la sua storia, la sua cultura e i suoi cittadini, così come per i milioni di tifosi cinesi che provano affetto e ammirazione per il Real Madrid”, recita il comunicato del club spagnolo pubblicato questa mattina. “Il Real Madrid ribadisce il proprio impegno nei confronti dei valori di rispetto, convivenza e comprensione tra le culture, ed esprime il desiderio di continuare a rafforzare i legami di amicizia e affetto che lo uniscono alla Cina e ai suoi cittadini”.
La posizione della Liga
“La Liga è in preda al panico, vista l'enorme somma che il campionato ricava dalla Repubblica Popolare Cinese – forse quasi 100 milioni di euro a stagione”, commenta Bill Bishop, autore della newsletter Sinocism. Ieri il presidente della Liga, Javier Tebas, ha incontrato pure l’ambasciatore cinese in Spagna “per cercare soluzioni che consentano di superare questo episodio”, come ha scritto lo stesso Tebas su X. “Vogliamo che i nostri accordi di collaborazione continuino ad avere successo e contribuiscano sia a far crescere sempre di più il calcio cinese sia ad avvicinare i nostri campionati a milioni di tifosi”.
Mao, il padre della Cina comunista, non si può toccare, argomento sensibile qui: infangare la memoria del Grande Timoniere, ancora oggi venerato da molti, porta dritti al cartellino rosso. Ha unificato il Paese, ha combattuto gli invasori giapponesi, ha fatto nascere la Nuova Cina - la Repubblica Popolare proclamata da Tiananmen il 1° ottobre 1949 - ha avviato importanti riforme. Ma ha pure portato avanti strategie economiche disastrose come il Grande Balzo in Avanti - una delle peggiori carestie della storia che provocò decine di milioni di morti - ha purgato senza pietà chi osava contraddirlo, ha scatenato quel delirio collettivo durato dieci anni che va sotto il nome di Rivoluzione culturale: che finisce con la morte di Mao nel’76, ma i cui segni rimangono.
“La Repubblica Popolare Cinese ha la capacità di infliggere un duro colpo alle leghe sportive globali e agli atleti attraverso la cancellazione di contratti di sponsorizzazione e la riduzione dei ricavi da diritti televisivi, e ti costringerà a umiliarti a lungo prima di poter tornare a una situazione che si avvicini a quella in cui ti trovavi prima”, continua ancora Bishop. Ieri sul Global Times, tabloid del Partito comunista, il commentatore sportivo Zhu Meng, parlando della decisione di quei marchi che hanno preso subito le distanze dal calciatore interrompendo le sponsorizzazioni, ha affermato che “da un punto di vista commerciale, una volta che la fiducia del mercato è compromessa, è difficile ripristinarla rapidamente”. Caso chiuso? Forse no.