Maxi Moralez interrompe dopo 745’ l’imbattibilità di Gigi Buffon, la cui striscia immacolata si piazza al 6° posto nella classifica all-time della serie A, mentre il record assoluto rimane saldamente nelle mani di Sebastiano Rossi, a 929’. E già il fatto che la notizia del giorno, a Bergamo, sia questa, la dice lunga sul senso di ineluttabilità che circonda tutto il resto. Sì, ovviamente la Juve vince ancora, e fanno 9 di fila (a segno Tevez, Pogba, Llorente e Vidal), raggiunge la quota primato di 46 punti su 51 disponibili e chiude l’anno solare con un bottino di 89 in 37 gare. Le festività natalizie rischiano di procrastinare soltanto di qualche giorno quella che potrebbe essere già una sentenza: se anche la Roma dei miracoli si inchinerà il 5 gennaio nel redde-rationem allo Stadium, potremo già mandare i titoli di coda con 4 mesi abbondanti d’anticipo.
Per ora i giallorossi reggono. Non che battere all’Olimpico il Catania di questi tempi rappresenti chissà quale vanto, ma la doppietta di Benatia (che raggiunge Nagatomo al comando della classifica marcatori dei difensori con 4 gol), il terzo sigillo in altrettante partite di Destro (grazie a un clamoroso errore di Frison) e la svirgolata baciata dagli dei di Gervinho consentono quantomeno a Garcia di allargare le braccia e dire: “Con 41 punti in 17 partite normalmente dovremmo essere primi”. Non è vero, almeno in Italia, dove da quando il campionato è tornato a 20 squadre (nel 2004) quella quota avrebbe garantito il primato solo in 5 occasioni su 9, di cui una a pari merito, ma è indubbio che la sua soddisfazione per un Natale da imbattuto e secondo solo a una Juve così sia più che legittima in ogni caso.
Al di là della tecnica, della tattica, della corsa, degli episodi e di tutto ciò che può servire a fornire una spiegazione dello strapotere bianconero, è il commento di Colantuono al termine del match di ieri a svelare l’arcano più di qualunque altra analisi: “Li ho visti prima della partita, sembrava che stessero per giocare una finale di Champions”. Ecco, il Napoli, sabato a Cagliari, non sembrava che stesse per giocare una finale di Champions. Poi si può discutere una vita della qualità dei rispettivi organici e di tante altre cose, ma resta il fatto che approcci un po’ mosci come quelli che sovente capitano alla squadra di Benitez quella di Conte non se li permette. Difficile dire quanto dipenda dal carattere dei giocatori e quanto da ciò che infonde loro l’allenatore, ma di sicuro una differenza c’è e i 10 punti di margine in classifica la testimoniano.
Col pari del Sant’Elia, sancito da Nenè e dal rigore di Higuain, il Napoli è l’unica delle prime 7 della classifica ad aver lasciato punti per strada in questo turno prenatalizio. Sempre più lontani dal primo e dal secondo posto, gli azzurri si ritrovano adesso a dover difendere il terzo dagli assalti della Fiorentina (vittoriosa a Reggio Emilia col 14° acuto di Rossi e ora a -3) e dell’Inter (-5), che subisce il Milan per un tempo ma, quando Allegri squilibra la squadra togliendo la sorpresa Saponara per inserire Matri, assume il comando delle operazioni. Mazzarri risponde con Icardi per Cambiasso e, in un finale tutto nerazzurro, trova la prodezza di Palacio (tacco vincente nella stessa porta di Bettega 42 anni fa) a regalargli la gioia del successo nel suo primo derby meneghino. E il Milan si ritrova a +5 sulla zona retrocessione.
Non accennano a rallentare nemmeno le due rivelazioni del campionato. Primo Verona, secondo Torino: questa l’avete già sentita, vero? Già, è la classifica finale del campionato 1984-’85, quello dello scudetto di Bagnoli e del miglior piazzamento granata negli ultimi 37 anni. Nel calcio di oggi (e permetteteci di dire purtroppo) questa può essere solo la testa di quella specie di serie A2 che è il campionato dal 6° posto in giù. I gialloblù confermano di essersi lasciati alle spalle la flessione novembrina passeggiando sulle macerie di quella che potrebbe essere stata l’ultima Lazio di Petkovic. Toni (doppietta), Iturbe e Romulo vanificano il primo gol italiano di Biglia e portano a 7 i punti conquistati da Mandorlini nelle ultime 3 partite. Diventano invece 13 nelle ultime 5, con 3 vittorie consecutive, quelli messi in saccoccia del Toro di Ventura, che rimonta il Chievo, scappato con Thereau, grazie alla doppietta di Immobile e ai gol di Vives e Cerci (a secco da un mese e mezzo) e fa il vuoto alle sue spalle.
Nel gruppone a quota 20, oltre alla Lazio, si incaglia anche il Genoa, cui il ritorno al gol su azione dopo 9 mesi di Diamanti costa la sconfitta a Bologna. Basterà a salvare la panchina di Pioli? Chi lo sa, quel che è certo è che, se anche le voci della vigilia dovessero essere confermate nonostante il successo, il tecnico parmigiano lascerebbe comunque la squadra in zona salvezza. A 20 punti, oltre al Cagliari, si issano anche il Parma (che raggiunge con Lucarelli la Samp in vantaggio con Eder) e soprattutto l’Udinese, vittoriosa sabato a Livorno: Siligardi risponde a Nico Lopez, ma il 3° gol stagionale di Heurtaux non trova repliche e Nicola sprofonda al penultimo posto.
Giornata da 29 gol, che portano il bottino stagionale a 473, per una media che, seppur sensibilmente calata dopo i fuochi d’artificio di inizio stagione, si mantiene su un più che soddisfacente 2,78 a partita. Per intenderci, la proiezione a fine stagione sarebbe di 1.057 gol, 54 in più rispetto al record dell’anno scorso. A far la voce grossa sono Benatia, Immobile e Toni, i tre doppiettisti di giornata. Il romanista, in particolare, è il primo difensore a regalare 6 punti di bonus ai suoi fantallenatori in questa stagione. Per trovare un’altra doppietta di un giocatore di quel reparto, bisogna risalire alla 15ª giornata dello scorso campionato (3 dicembre 2012), quando Savic firmò entrambi i gol viola in Fiorentina-Sampdoria 2-2. Primo +6 in carriera per il marocchino e primo in serie A per Immobile, mentre Toni è già al secondo in stagione, dopo i due gol al Milan alla prima giornata. Gli attaccanti firmano più della metà dei gol totali (16 su 29, contro i 9 dei centrocampisti e i 4 dei difensori), compreso l’unico rigore concesso nel weekend, quello trasformato da Higuain, che è anche il 50° concesso in questo campionato. Gli errori rimangono 6 (il 12%), quando l’anno scorso, a questo punto della stagione, di penalty ne erano stati concessi 64 e soprattutto quelli sbagliati erano già 23 (il 36%, ossia il triplo). Muntari, con l’11° cartellino rosso, raggiunge Totti al comando della classifica dei giocatori più espulsi in serie A tra quelli in attività (la graduatoria assoluta è invece capeggiata da Montero con 16). Primo gol italiano per Biglia, mentre Nico Lopez aveva già timbrato l’anno scorso alla prima giornata in Roma-Catania 2-2 e l’unico gol di Vives nella massima serie risaliva a quasi 5 anni fa (28 gennaio 2009), curiosamente proprio contro il Chievo, nel 2-2 del suo Lecce al Bentegodi.
Per ora i giallorossi reggono. Non che battere all’Olimpico il Catania di questi tempi rappresenti chissà quale vanto, ma la doppietta di Benatia (che raggiunge Nagatomo al comando della classifica marcatori dei difensori con 4 gol), il terzo sigillo in altrettante partite di Destro (grazie a un clamoroso errore di Frison) e la svirgolata baciata dagli dei di Gervinho consentono quantomeno a Garcia di allargare le braccia e dire: “Con 41 punti in 17 partite normalmente dovremmo essere primi”. Non è vero, almeno in Italia, dove da quando il campionato è tornato a 20 squadre (nel 2004) quella quota avrebbe garantito il primato solo in 5 occasioni su 9, di cui una a pari merito, ma è indubbio che la sua soddisfazione per un Natale da imbattuto e secondo solo a una Juve così sia più che legittima in ogni caso.
Al di là della tecnica, della tattica, della corsa, degli episodi e di tutto ciò che può servire a fornire una spiegazione dello strapotere bianconero, è il commento di Colantuono al termine del match di ieri a svelare l’arcano più di qualunque altra analisi: “Li ho visti prima della partita, sembrava che stessero per giocare una finale di Champions”. Ecco, il Napoli, sabato a Cagliari, non sembrava che stesse per giocare una finale di Champions. Poi si può discutere una vita della qualità dei rispettivi organici e di tante altre cose, ma resta il fatto che approcci un po’ mosci come quelli che sovente capitano alla squadra di Benitez quella di Conte non se li permette. Difficile dire quanto dipenda dal carattere dei giocatori e quanto da ciò che infonde loro l’allenatore, ma di sicuro una differenza c’è e i 10 punti di margine in classifica la testimoniano.
Col pari del Sant’Elia, sancito da Nenè e dal rigore di Higuain, il Napoli è l’unica delle prime 7 della classifica ad aver lasciato punti per strada in questo turno prenatalizio. Sempre più lontani dal primo e dal secondo posto, gli azzurri si ritrovano adesso a dover difendere il terzo dagli assalti della Fiorentina (vittoriosa a Reggio Emilia col 14° acuto di Rossi e ora a -3) e dell’Inter (-5), che subisce il Milan per un tempo ma, quando Allegri squilibra la squadra togliendo la sorpresa Saponara per inserire Matri, assume il comando delle operazioni. Mazzarri risponde con Icardi per Cambiasso e, in un finale tutto nerazzurro, trova la prodezza di Palacio (tacco vincente nella stessa porta di Bettega 42 anni fa) a regalargli la gioia del successo nel suo primo derby meneghino. E il Milan si ritrova a +5 sulla zona retrocessione.
Non accennano a rallentare nemmeno le due rivelazioni del campionato. Primo Verona, secondo Torino: questa l’avete già sentita, vero? Già, è la classifica finale del campionato 1984-’85, quello dello scudetto di Bagnoli e del miglior piazzamento granata negli ultimi 37 anni. Nel calcio di oggi (e permetteteci di dire purtroppo) questa può essere solo la testa di quella specie di serie A2 che è il campionato dal 6° posto in giù. I gialloblù confermano di essersi lasciati alle spalle la flessione novembrina passeggiando sulle macerie di quella che potrebbe essere stata l’ultima Lazio di Petkovic. Toni (doppietta), Iturbe e Romulo vanificano il primo gol italiano di Biglia e portano a 7 i punti conquistati da Mandorlini nelle ultime 3 partite. Diventano invece 13 nelle ultime 5, con 3 vittorie consecutive, quelli messi in saccoccia del Toro di Ventura, che rimonta il Chievo, scappato con Thereau, grazie alla doppietta di Immobile e ai gol di Vives e Cerci (a secco da un mese e mezzo) e fa il vuoto alle sue spalle.
Nel gruppone a quota 20, oltre alla Lazio, si incaglia anche il Genoa, cui il ritorno al gol su azione dopo 9 mesi di Diamanti costa la sconfitta a Bologna. Basterà a salvare la panchina di Pioli? Chi lo sa, quel che è certo è che, se anche le voci della vigilia dovessero essere confermate nonostante il successo, il tecnico parmigiano lascerebbe comunque la squadra in zona salvezza. A 20 punti, oltre al Cagliari, si issano anche il Parma (che raggiunge con Lucarelli la Samp in vantaggio con Eder) e soprattutto l’Udinese, vittoriosa sabato a Livorno: Siligardi risponde a Nico Lopez, ma il 3° gol stagionale di Heurtaux non trova repliche e Nicola sprofonda al penultimo posto.
Giornata da 29 gol, che portano il bottino stagionale a 473, per una media che, seppur sensibilmente calata dopo i fuochi d’artificio di inizio stagione, si mantiene su un più che soddisfacente 2,78 a partita. Per intenderci, la proiezione a fine stagione sarebbe di 1.057 gol, 54 in più rispetto al record dell’anno scorso. A far la voce grossa sono Benatia, Immobile e Toni, i tre doppiettisti di giornata. Il romanista, in particolare, è il primo difensore a regalare 6 punti di bonus ai suoi fantallenatori in questa stagione. Per trovare un’altra doppietta di un giocatore di quel reparto, bisogna risalire alla 15ª giornata dello scorso campionato (3 dicembre 2012), quando Savic firmò entrambi i gol viola in Fiorentina-Sampdoria 2-2. Primo +6 in carriera per il marocchino e primo in serie A per Immobile, mentre Toni è già al secondo in stagione, dopo i due gol al Milan alla prima giornata. Gli attaccanti firmano più della metà dei gol totali (16 su 29, contro i 9 dei centrocampisti e i 4 dei difensori), compreso l’unico rigore concesso nel weekend, quello trasformato da Higuain, che è anche il 50° concesso in questo campionato. Gli errori rimangono 6 (il 12%), quando l’anno scorso, a questo punto della stagione, di penalty ne erano stati concessi 64 e soprattutto quelli sbagliati erano già 23 (il 36%, ossia il triplo). Muntari, con l’11° cartellino rosso, raggiunge Totti al comando della classifica dei giocatori più espulsi in serie A tra quelli in attività (la graduatoria assoluta è invece capeggiata da Montero con 16). Primo gol italiano per Biglia, mentre Nico Lopez aveva già timbrato l’anno scorso alla prima giornata in Roma-Catania 2-2 e l’unico gol di Vives nella massima serie risaliva a quasi 5 anni fa (28 gennaio 2009), curiosamente proprio contro il Chievo, nel 2-2 del suo Lecce al Bentegodi.