No, non esiste un’anti-Juve. Il campionato lo certifica all’alba del nuovo anno, dimostrando anche l’ultima cosa che ancora rimaneva da dimostrare. E cioè che contro lo strapotere della squadra di Conte non può nulla nemmeno l’unica contendente che fosse riuscita fin qui, almeno indirettamente, a mettere in discussione la sua leadership. Non appena dal confronto indiretto si è passati a quello diretto, la Roma ha fatto né più né meno la fine del Napoli e di tutte le altre. Vidal, Bonucci, Vucinic: 3-0 e… arrivederci all’anno prossimo, verrebbe da concludere, se il clichet non imponesse i soliti richiami a quanto sia ancora lungo il campionato, agli illustri crolli del passato e bla bla bla.
“Troppo forti”, hanno titolato ieri due quotidiani sportivi su tre, e non è una pura coincidenza. Perché è quello che abbiamo pensato tutti domenica sera. Se finisce così anche una partita che nei primi 20’ ha visto la Juve rintanarsi nella propria trequarti cedendo l’iniziativa come raramente era accaduto di vedere in questi 3 anni, almeno entro i nostri confini, quali margini restano per pensare di potersi sottrarre all’ineluttabile? E l’accezione negativa del termine, sia chiaro, non si riferisce al terzo scudetto consecutivo dei bianconeri, quanto alla prospettiva di un tracciato da encefalogramma piatto da qui a metà maggio. Perché un campionato che assegna virtualmente il suo titolo già all’Epifania non è un bel campionato checché se ne dica, a prescindere dal nome del suo padrone incontrastato (scrivevamo le stesse cose anche nell’epoca d’oro dell’Inter di Mancini e Mourinho, per intenderci), dall’ammirazione per le sue straordinarie qualità e dai sacrosanti applausi ai dominatori.
E’ possibile una rimonta? Certo che lo è in linea teorica, ci mancherebbe. Il problema, per gli inseguitori, è che la serie A non è più la stessa di venti o trent’anni fa. C’è troppo divario tra grandi e, non solo piccole, ma anche squadre di medio livello, per credere realisticamente ai ribaltoni. La Roma potrà anche disputare un girone di ritorno sulla falsariga dei suoi splendidi primi 4 mesi o potrebbe accelerare il Napoli, certo, ma perché possa davvero tornare in discussione l’esito finale Garcia e Benitez dovranno far conto anche su un discreto numero di scivoloni della Juve contro avversari come, udite udite, Catania, Livorno, Sassuolo, Bologna, Chievo, Atalanta e via dicendo. Questo è il punto. Se una volta le big andavano, per dire, ad Avellino e rischiavano seriamente di pagare dazio alla “legge del Partenio”, oggi farebbe ridere anche solo pensarlo. Ed è questa consapevolezza, più degli 8 o 10 punti di distacco in sé, a offrirci la sensazione di aver visto spuntare i titoli di coda già a metà film.
La prima doppietta italiana di Dries Mertens consegna al Napoli 3 punti non semplici contro una Samp propositiva e non fortunata, mentre la Fiorentina assapora il gusto dolceamaro di una vittoria di Pirro nel derby col Livorno: risolve Gonzalo Rodriguez, ma il crac al ginocchio di Rossi (lesione di secondo grado al collaterale) compensa abbondantemente la soddisfazione per il risultato. La terza sconfitta stagionale (dopo quelle con Roma e Napoli) costa invece all’Inter la perdita anche del 5° posto in classifica. Klose griffa l’1-0 laziale come l’anno scorso, illuminando la ripartenza di Reja sulla panchina biancoceleste al termine di una partita brutta come poche, e così il Verona, vittorioso a Udine, entra con entrambi i piedi in zona Europa League. Decidono Toni (doppietta) e Iturbe, Guidolin accarezza la rimonta al gol di Pereyra ma deve inchinarsi.
Anche il Torino parte col piglio prenatalizio ma, dopo il vantaggio firmato Immobile, manca il 2-0 e si squaglia, lasciando strada alla rimonta del Parma, incassando le stoccate di Marchionni, Lucarelli (splendido tacco vincente nella stessa porta di Mancini nel ’99) e Amauri, al primo centro in stagione. E a far rumore, più dell’esclusione di Cassano ad opera di Donadoni, è il sacrificio di Cerci e Immobile nell’intervallo da parte del dirimpettaio Ventura. Kakà tocca e supera quota 100 in rossonero, Cristante esordisce col botto e il Milan riduce al silenzio un’Atalanta tutt’altro che arrendevole a San Siro, mentre Gilardino fa e disfa dal dischetto (il gol dell’1-0 ma anche il secondo errore personale in stagione) ed è Bertolacci a mettere al sicuro il risultato col Sassuolo. E mentre a Verona Pinilla regala l’unica emozione calciando in curva il rigore del possibile successo del Cagliari sul Chievo, il figliol prodigo Lodi riallaccia immediatamente i fili col recente passato rossazzurro depositando sulla testa di Bergessio la palla dell’1-0, per poi sigillare dagli 11 metri il ritorno al successo del Catania nel vitale scontro-salvezza col Bologna.
I panettoni chiedono il loro dazio e la serie A apre il 2014 col modesto bottino di 22 gol, tra cui 3 rigori a segno su 5 tentativi. Gilardino raggiunge Balotelli al comando della classifica degli errori dal dischetto con 2, mentre quello di Pinilla è il primo penalty sbagliato in stagione senza intervento dei portieri. Tre le doppiette e quella di Mertens è una primizia assoluta in Italia, mentre Kakà non segnava due gol nella stessa partita da più di 2 anni e 8 mesi, ossia da Valencia-Real Madrid 3-6 del 23 aprile 2011 nella Liga. L’ultima volta col Milan risaliva invece al 26 aprile 2009 in Milan-Palermo 3-0, ma si trattò di due rigori, per trovare l’ultimo +6 bisogna risalire al 21 dicembre 2008 (Milan-Udinese 5-1). Quanto a Toni, con i due gol di ieri raggiunge Rossi in vetta della classifica delle marcature multiple in stagione con 3 e diventa il re assoluto delle doppiette su azione in questo campionato: 3, appunto, contro le 2 dello stesso Rossi, Palacio, Hamsik, Pandev e Parolo. Oltre all’attaccante del Verona, solo 4 attaccanti hanno trovato lo spunto da +3 in questa 18ª giornata (Bergessio, Klose, Amauri e Immobile) e anche aggiungendo i rigori di Gilardino e Vucinic gli 8 gol totali di reparto soccombono davanti agli 11 dei centrocampisti, veri mattatori del turno di inizio anno. Infine, primi acuti stagionali per Marchionni, Amauri e Pereyra e primo centro assoluto, al debutto da titolare con il Milan, per Bryan Cristante, classe ’95.
“Troppo forti”, hanno titolato ieri due quotidiani sportivi su tre, e non è una pura coincidenza. Perché è quello che abbiamo pensato tutti domenica sera. Se finisce così anche una partita che nei primi 20’ ha visto la Juve rintanarsi nella propria trequarti cedendo l’iniziativa come raramente era accaduto di vedere in questi 3 anni, almeno entro i nostri confini, quali margini restano per pensare di potersi sottrarre all’ineluttabile? E l’accezione negativa del termine, sia chiaro, non si riferisce al terzo scudetto consecutivo dei bianconeri, quanto alla prospettiva di un tracciato da encefalogramma piatto da qui a metà maggio. Perché un campionato che assegna virtualmente il suo titolo già all’Epifania non è un bel campionato checché se ne dica, a prescindere dal nome del suo padrone incontrastato (scrivevamo le stesse cose anche nell’epoca d’oro dell’Inter di Mancini e Mourinho, per intenderci), dall’ammirazione per le sue straordinarie qualità e dai sacrosanti applausi ai dominatori.
E’ possibile una rimonta? Certo che lo è in linea teorica, ci mancherebbe. Il problema, per gli inseguitori, è che la serie A non è più la stessa di venti o trent’anni fa. C’è troppo divario tra grandi e, non solo piccole, ma anche squadre di medio livello, per credere realisticamente ai ribaltoni. La Roma potrà anche disputare un girone di ritorno sulla falsariga dei suoi splendidi primi 4 mesi o potrebbe accelerare il Napoli, certo, ma perché possa davvero tornare in discussione l’esito finale Garcia e Benitez dovranno far conto anche su un discreto numero di scivoloni della Juve contro avversari come, udite udite, Catania, Livorno, Sassuolo, Bologna, Chievo, Atalanta e via dicendo. Questo è il punto. Se una volta le big andavano, per dire, ad Avellino e rischiavano seriamente di pagare dazio alla “legge del Partenio”, oggi farebbe ridere anche solo pensarlo. Ed è questa consapevolezza, più degli 8 o 10 punti di distacco in sé, a offrirci la sensazione di aver visto spuntare i titoli di coda già a metà film.
La prima doppietta italiana di Dries Mertens consegna al Napoli 3 punti non semplici contro una Samp propositiva e non fortunata, mentre la Fiorentina assapora il gusto dolceamaro di una vittoria di Pirro nel derby col Livorno: risolve Gonzalo Rodriguez, ma il crac al ginocchio di Rossi (lesione di secondo grado al collaterale) compensa abbondantemente la soddisfazione per il risultato. La terza sconfitta stagionale (dopo quelle con Roma e Napoli) costa invece all’Inter la perdita anche del 5° posto in classifica. Klose griffa l’1-0 laziale come l’anno scorso, illuminando la ripartenza di Reja sulla panchina biancoceleste al termine di una partita brutta come poche, e così il Verona, vittorioso a Udine, entra con entrambi i piedi in zona Europa League. Decidono Toni (doppietta) e Iturbe, Guidolin accarezza la rimonta al gol di Pereyra ma deve inchinarsi.
Anche il Torino parte col piglio prenatalizio ma, dopo il vantaggio firmato Immobile, manca il 2-0 e si squaglia, lasciando strada alla rimonta del Parma, incassando le stoccate di Marchionni, Lucarelli (splendido tacco vincente nella stessa porta di Mancini nel ’99) e Amauri, al primo centro in stagione. E a far rumore, più dell’esclusione di Cassano ad opera di Donadoni, è il sacrificio di Cerci e Immobile nell’intervallo da parte del dirimpettaio Ventura. Kakà tocca e supera quota 100 in rossonero, Cristante esordisce col botto e il Milan riduce al silenzio un’Atalanta tutt’altro che arrendevole a San Siro, mentre Gilardino fa e disfa dal dischetto (il gol dell’1-0 ma anche il secondo errore personale in stagione) ed è Bertolacci a mettere al sicuro il risultato col Sassuolo. E mentre a Verona Pinilla regala l’unica emozione calciando in curva il rigore del possibile successo del Cagliari sul Chievo, il figliol prodigo Lodi riallaccia immediatamente i fili col recente passato rossazzurro depositando sulla testa di Bergessio la palla dell’1-0, per poi sigillare dagli 11 metri il ritorno al successo del Catania nel vitale scontro-salvezza col Bologna.
I panettoni chiedono il loro dazio e la serie A apre il 2014 col modesto bottino di 22 gol, tra cui 3 rigori a segno su 5 tentativi. Gilardino raggiunge Balotelli al comando della classifica degli errori dal dischetto con 2, mentre quello di Pinilla è il primo penalty sbagliato in stagione senza intervento dei portieri. Tre le doppiette e quella di Mertens è una primizia assoluta in Italia, mentre Kakà non segnava due gol nella stessa partita da più di 2 anni e 8 mesi, ossia da Valencia-Real Madrid 3-6 del 23 aprile 2011 nella Liga. L’ultima volta col Milan risaliva invece al 26 aprile 2009 in Milan-Palermo 3-0, ma si trattò di due rigori, per trovare l’ultimo +6 bisogna risalire al 21 dicembre 2008 (Milan-Udinese 5-1). Quanto a Toni, con i due gol di ieri raggiunge Rossi in vetta della classifica delle marcature multiple in stagione con 3 e diventa il re assoluto delle doppiette su azione in questo campionato: 3, appunto, contro le 2 dello stesso Rossi, Palacio, Hamsik, Pandev e Parolo. Oltre all’attaccante del Verona, solo 4 attaccanti hanno trovato lo spunto da +3 in questa 18ª giornata (Bergessio, Klose, Amauri e Immobile) e anche aggiungendo i rigori di Gilardino e Vucinic gli 8 gol totali di reparto soccombono davanti agli 11 dei centrocampisti, veri mattatori del turno di inizio anno. Infine, primi acuti stagionali per Marchionni, Amauri e Pereyra e primo centro assoluto, al debutto da titolare con il Milan, per Bryan Cristante, classe ’95.