Fiorentina e Verona battute negli scontri diretti da Inter e Torino, per il resto bisogna scendere fino al 9° posto della Lazio per trovare una squadra della parte alta della classifica non vittoriosa in questa 5ª di ritorno. A cominciare dalla Juve, che si sbarazza del Chievo non senza qualche attimo di panico dopo l’autogol fantozziano coprodotto da Lichtsteiner e Caceres, che fa apparire lo spettro di un altro harakiri stile-Verona. Ma stavolta ci pensa Llorente, col suo 6° gol di testa in stagione, a rimettere la partita sui binari della tranquillità imboccati già nel primo tempo con le stoccate di Asamoah e Marchisio. E arriva così la 12ª vittoria su 12 partite casalinghe per i bianconeri, mentre Corini precipita al penultimo posto, con appena 3 punti conquistati nelle ultime 9 partite.
In serata, poi, risponde la Roma. Garcia aveva chiesto 11 lupi “incazzati” dopo lo scivolone di Napoli in Coppa Italia, ma per 25’ i giallorossi sono parsi più che altro sedati. Quando si è accesa la scintilla, però, per la Samp non c’è stato scampo: doppietta di Destro (e fanno 6 gol in 9 partite, uno ogni 73’ in campo) e punizione vincente di Pjanic, che mantengono a 9 punti (6 “virtuali”) il distacco dalla vetta. Ed è ripartito anche il Napoli, dopo la flessione a cavallo tra gennaio e febbraio: 3 gol al Milan, 3 alla Roma in Coppa e ora altri 2 al Sassuolo di Malesani, che dal suo approdo in panchina non ha ancora conquistato un punto in 3 partite, seppur contro avversari di livello. La sconfitta firmata da Dzemaili (in gol anche all’andata) e Insigne è la nona nelle ultime 10 partite per i neroverdi, che pricipitano da soli all’ultimo posto, mentre per gli azzurri significa vantaggio raddoppiato (+6) sulla Fiorentina, battuta in casa da una rinata Inter. Il miglior attacco esterno del campionato con 24 gol ritrova quelli di Palacio e Icardi, vanificando il momentaneo 1-1 di Cuadrado, per una vittoria che significa 5° posto solitario.
Già, perché il Verona, dopo la clamorosa rimonta con la Juve, si fa infilzare al Bentegodi dal Toro. Successo prevedibile a dar retta ai precedenti, quello dei granata (è il quinto su quel campo nelle ultime 8 visite), un po’ meno al termine di un primo tempo bruttino condotto in porto dai gialloblù con un rigore di Toni nel finale. Straordinario, però, l’avvio di ripresa della squadra di Ventura, un’onda anomala che travolge l’Hellas con Immobile, Cerci ed El Kaddouri, senza concedere repliche da lì in avanti. Il Toro raggiunge così il Verona al 6° posto (che, ormai è certo, quest’anno varrà l’Europa) e così fa anche il Parma, centrando a Bergamo in grande stile il suo 12° risultato utile consecutivo (record societario in A). A segno il nuovo acquisto Molinaro e il vecchio Benalouane, poi ceduto proprio all’Atalanta (autogol), arrotondano Cassano e un altro ex, Schelotto, per lo 0-4 finale.
Balotelli fa una cosa sola in tutta la partita, ma è una prodezza d’autore e soprattutto è quanto basta al Milan per aver ragione del Bologna dopo aver rischiato più volte di andar sotto, mentre per la Lazio si conferma indigesta l’erbetta del Massimino: terza sconfitta consecutiva a Catania. Rossazzurri subito avanti con Izco e, dopo il pari del redivivo Mauri, vittoria in cassaforte con Spolli e Peruzzi. Per Reja si tratta della prima sconfitta in campionato dal suo ritorno sulla panchina biancoceleste, per Maran è il quarto risultato positivo in fila, come al Catania non era mai accaduto quest’anno. A ricacciare parzialmente l’urlo in gola ai tifosi etnei ci ha però pensato il Livorno, andando a banchettare al Sant’Elia con il secondo missile Cruise di Emerson in stagione (anche contro il Torino aveva segnato più o meno dalla stessa distanza) e un rigore di Paulinho. Tardiva la reazione del Cagliari, concretizzata da Nené, per una sconfitta (la quinta nelle ultime 6 partite) che dovrebbe costare il posto a Diego Lopez. Per gli amaranto si tratta invece della prima vittoria di sempre sul campo del Cagliari, dove nei 12 precedenti erano arrivati 7 pareggi e 5 sconfitte. Pari-spettacolo, infine, tra Genoa e Udinese. Doppio vantaggio friulano sancito da Basta e Fernandes e ribadito dal dischetto da Muriel dopo il provvisorio 1-2 di Konaté. Poi Scuffet para il parabile e qualcosa in più, ma due zampate di Gilardino regalano a Gasperini il 3-3.
Si torna a segnare copiosamente in serie A, dopo qualche giornata di magra. I 34 gol di questo turno si piazzano al terzo posto tra i migliori bottini stagionali, a pari merito con la 5ª giornata. Di più, in questo campionato, si è segnato solo all’8ª (35 reti) e soprattutto alla 2ª con 43. Con tante realizzazioni, ci si poteva aspettare di più in termini di marcature multiple e invece le doppiette sono solo due, quelle firmate da Gilardino e Destro, mentre salgono a quota 15 gli autogol che, come spesso è accaduto quest’anno, anche stavolta sono arrivati in coppia (Caceres e Benalouane). Paulinho, Muriel e Toni trasformano invece gli unici 3 rigori assegnati, migliorando ulteriormente la già straordinaria media realizzativa stagionale dal dischetto: 68 penalty trasformati su 78 (l’87,2%). Numerose, invece, le novità sul tabellino dei marcatori. Si va dalle primizie assolute di Peruzzi, Molinaro e Konaté a quelle in stagione di Izco, Spolli, Mauri e Asamoah.
In serata, poi, risponde la Roma. Garcia aveva chiesto 11 lupi “incazzati” dopo lo scivolone di Napoli in Coppa Italia, ma per 25’ i giallorossi sono parsi più che altro sedati. Quando si è accesa la scintilla, però, per la Samp non c’è stato scampo: doppietta di Destro (e fanno 6 gol in 9 partite, uno ogni 73’ in campo) e punizione vincente di Pjanic, che mantengono a 9 punti (6 “virtuali”) il distacco dalla vetta. Ed è ripartito anche il Napoli, dopo la flessione a cavallo tra gennaio e febbraio: 3 gol al Milan, 3 alla Roma in Coppa e ora altri 2 al Sassuolo di Malesani, che dal suo approdo in panchina non ha ancora conquistato un punto in 3 partite, seppur contro avversari di livello. La sconfitta firmata da Dzemaili (in gol anche all’andata) e Insigne è la nona nelle ultime 10 partite per i neroverdi, che pricipitano da soli all’ultimo posto, mentre per gli azzurri significa vantaggio raddoppiato (+6) sulla Fiorentina, battuta in casa da una rinata Inter. Il miglior attacco esterno del campionato con 24 gol ritrova quelli di Palacio e Icardi, vanificando il momentaneo 1-1 di Cuadrado, per una vittoria che significa 5° posto solitario.
Già, perché il Verona, dopo la clamorosa rimonta con la Juve, si fa infilzare al Bentegodi dal Toro. Successo prevedibile a dar retta ai precedenti, quello dei granata (è il quinto su quel campo nelle ultime 8 visite), un po’ meno al termine di un primo tempo bruttino condotto in porto dai gialloblù con un rigore di Toni nel finale. Straordinario, però, l’avvio di ripresa della squadra di Ventura, un’onda anomala che travolge l’Hellas con Immobile, Cerci ed El Kaddouri, senza concedere repliche da lì in avanti. Il Toro raggiunge così il Verona al 6° posto (che, ormai è certo, quest’anno varrà l’Europa) e così fa anche il Parma, centrando a Bergamo in grande stile il suo 12° risultato utile consecutivo (record societario in A). A segno il nuovo acquisto Molinaro e il vecchio Benalouane, poi ceduto proprio all’Atalanta (autogol), arrotondano Cassano e un altro ex, Schelotto, per lo 0-4 finale.
Balotelli fa una cosa sola in tutta la partita, ma è una prodezza d’autore e soprattutto è quanto basta al Milan per aver ragione del Bologna dopo aver rischiato più volte di andar sotto, mentre per la Lazio si conferma indigesta l’erbetta del Massimino: terza sconfitta consecutiva a Catania. Rossazzurri subito avanti con Izco e, dopo il pari del redivivo Mauri, vittoria in cassaforte con Spolli e Peruzzi. Per Reja si tratta della prima sconfitta in campionato dal suo ritorno sulla panchina biancoceleste, per Maran è il quarto risultato positivo in fila, come al Catania non era mai accaduto quest’anno. A ricacciare parzialmente l’urlo in gola ai tifosi etnei ci ha però pensato il Livorno, andando a banchettare al Sant’Elia con il secondo missile Cruise di Emerson in stagione (anche contro il Torino aveva segnato più o meno dalla stessa distanza) e un rigore di Paulinho. Tardiva la reazione del Cagliari, concretizzata da Nené, per una sconfitta (la quinta nelle ultime 6 partite) che dovrebbe costare il posto a Diego Lopez. Per gli amaranto si tratta invece della prima vittoria di sempre sul campo del Cagliari, dove nei 12 precedenti erano arrivati 7 pareggi e 5 sconfitte. Pari-spettacolo, infine, tra Genoa e Udinese. Doppio vantaggio friulano sancito da Basta e Fernandes e ribadito dal dischetto da Muriel dopo il provvisorio 1-2 di Konaté. Poi Scuffet para il parabile e qualcosa in più, ma due zampate di Gilardino regalano a Gasperini il 3-3.
Si torna a segnare copiosamente in serie A, dopo qualche giornata di magra. I 34 gol di questo turno si piazzano al terzo posto tra i migliori bottini stagionali, a pari merito con la 5ª giornata. Di più, in questo campionato, si è segnato solo all’8ª (35 reti) e soprattutto alla 2ª con 43. Con tante realizzazioni, ci si poteva aspettare di più in termini di marcature multiple e invece le doppiette sono solo due, quelle firmate da Gilardino e Destro, mentre salgono a quota 15 gli autogol che, come spesso è accaduto quest’anno, anche stavolta sono arrivati in coppia (Caceres e Benalouane). Paulinho, Muriel e Toni trasformano invece gli unici 3 rigori assegnati, migliorando ulteriormente la già straordinaria media realizzativa stagionale dal dischetto: 68 penalty trasformati su 78 (l’87,2%). Numerose, invece, le novità sul tabellino dei marcatori. Si va dalle primizie assolute di Peruzzi, Molinaro e Konaté a quelle in stagione di Izco, Spolli, Mauri e Asamoah.