ROMA - Non è bastato nemmeno il miglior Milan della stagione per frenare la corsa della Juve. Dove non arriva la qualità arriva la caparbietà, dove non arriva la caparbietà arriva la fortuna: la sostanza è sempre quella. Ventidue vittorie in 26 partite, con 69 punti conquistati su 78 disponibili, nella storia della serie A le aveva messe insieme solo l’Inter di Mancini nel primo campionato post-calciopoli (2006-’07), mentre per trovare un Milan così giù in classifica bisogna riavvolgere il nastro fino alla stagione 1996-’97 e per trovarne uno peggiore addirittura al campionato 1983-’84, quando i rossoneri si presentavano in A da neopromossi. Eppure il campo, come spesso accade nel calcio, non ha restituito nella singola partita il divario certificato dall’intera stagione. Anzi, nel primo tempo sono stati proprio i rossoneri a mettere alle corde i campioni, salvo inchinarsi a un’azione da manuale, rifinita da Lichtsteiner per Llorente. Poi ci ha pensato il solito Tevez, col tracciante che vale la vetta solitaria della classifica marcatori a quota 15 gol a chiudere la pratica regalando ai bianconeri un doppio successo in campionato sul Milan che mancava da 19 anni, ossia dalla stagione del primo scudetto di Lippi (1994-’95). E Seedorf resta all’asciutto in termini di gol segnati per la prima volta in campionato.
La Juve si porta così a +11 sulla Roma, in attesa del recupero dei giallorossi col Parma, e si tratta di un divario interamente “maturato” in questa stagione, visto che la squadra di Conte ha totalizzato fin qui esattamente 11 punti in più rispetto allo scorso campionato. In altre parole, i giallorossi sono arrivati in ritardo: l’anno scorso con la loro performance attuale sarebbero stati al comando insieme alla Juve (sempre con una partita in meno), due anni fa avrebbero comandato da soli con 4 punti di vantaggio sul Milan e 6 sulla stessa Juve, e così via. Per trovare un campionato in cui non sarebbero stati in testa, con i 58 punti totalizzati fin qui, bisogna tornare alla stagione 2008-’09, quando Mourinho con la sua Inter a questo punto ne aveva già messi in carniere 60 (ma in 26 partite, contro le 25 di Garcia). Ma questi sono solo paragoni virtuali. La realtà dice che il pari interno di sabato con l’Inter è un passo falso probabilmente decisivo in chiave scudetto, anche se ai giallorossi non mancano le attenuanti, viste le numerose assenze e i diversi giocatori non al meglio (Gervinho, Pjanic, Florenzi). Per i nerazzurri rappresenta invece la conferma dei timidi segnali di risveglio avvertiti nelle ultime settimane, soprattutto in trasferta, anche se 11 pareggi in 26 partite cominciano a diventare tanti.
La lotta per il terzo posto è invece diventata un “ciapanò” tra Napoli e Fiorentina, che nelle ultime partite stanno facendo a gara a chi delude di più. Gli azzurri, dopo il Genoa, sperperano anche a Livorno, facendosi rimontare il rigore di Mertens con un goffo autogol di Reina (il terzo stagionale, dopo quelli di Behrami con la Lazio e di Fernandez con l’Udinese), ma i viola, dopo la sconfitta con l’Inter e il pari acciuffato in extremis a Parma, inciampano ancora una volta davanti al loro pubblico. O meglio, davanti al loro pubblico fanno 0-0, solo che la Lazio aveva già segnato il gol vittoria con una straordinaria rovesciata di Cana prima che i supporters viola, in polemica con la classe arbitrale, prendessero posto sulle tribune del Franchi. Senza Pizarro e Borja Valero, la Fiorentina per la prima volta non segna in casa in questo campionato e nelle ultime 6 partite Montella ha conquistato appena 5 punti, mentre Reja continua a viaggiare a vele spiegate in ambito interno, con 18 punti all’attivo nelle sue prime 9 partite alla guida dei biancocelesti, che valgono la risalita fino a 2 punti dal 6° posto.
Se la Lazio non aveva mai centrato due vittorie consecutive in questo campionato, il Torino, al contrario, non aveva mai perso due volte di seguito. Dopo il derby, è la Samp ad allontanare i granata dalla zona Europa League, con il primo gol stagionale di Okaka (in fuorigioco) e una saetta di Gabbiadini su punizione. E per Mihajlovic fanno 22 punti conquistati in 14 partite sotto la sua gestione. Non perde un colpo invece il Parma, che passa anche a Reggio con il gol-lampo di Parolo (7 in campionato, nuovo record personale) e centra così il 14° risultato utile consecutivo (7 vittorie e altrettanti pareggi). L’ultima sconfitta è quella subita al Tardini per mano della Juve il 2 novembre scorso, esattamente 4 mesi fa. La 5ª sconfitta in fila certifica invece con ogni probabilità il fallimento dell’esperienza di Malesani alla guida del Sassuolo, che nelle ultime 12 partite ne ha perse 11, con l’unica eccezione del rocambolesco 4-3 al Milan del 12 gennaio. E l’espulsione di Berardi a meno di un minuto dal suo ingresso in campo a metà ripresa di certo non ha aiutato.
Frena invece il Verona, che ringrazia Rafael per il rigore parato a Bianchi che evita la sconfitta col Bologna, ma che nel 2014 al Bentegodi non ha ancora vinto, totalizzando 2 pareggi e 3 sconfitte. Prova a riagganciare il treno europeo il Genoa, che con Gasperini ha messo insieme 31 punti in 20 partite e mettendo sotto con Antonelli e Sturaro un Catania ancora a secco di vittorie esterne raggiunge il Milan al 10° posto, mentre l’Atalanta piega il Chievo nel finale con Cigarini dopo la replica di Dainelli a Carmona e l’Udinese gioca, ma a far gol (e punti) è il Cagliari, chirurgico con Ibarbo, Vecino e Ibraimi.
Giornata povera, che fa segnare il record negativo stagionale di gol segnati: sono appena 16, peggio dei 18 della 13ª giornata, che rappresentavano il bottino minimo fin qui. Bianchi fallisce l’11° rigore di questo campionato (+3 per Rafael, a segno invece Mertens), mentre con quello di Reina salgono a 17 gli autogol in 26 partite. Di doppiette neanche a parlarne (per la seconda giornata consecutiva): appena 5 gli attaccanti a bersaglio, contro 7 centrocampisti e 5 difensori. Degna di nota, tra questi ultimi, l’esplosione di Antonelli (già 3 gol nel 2014), mentre Vecino, Ibraimi e Sturaro festeggiano il loro primo centro in serie A e Okaka torna al gol nel massimo campionato dopo quasi due anni. L’ultimo risaliva al 25 aprile 2012 (Palermo-Parma 1-2). Primo gol stagionale anche per Carmona e Dainelli, il che significa che i giocatori già a segno in precedenza in questa stagione tra sabato e ieri hanno totalizzato la miseria di 9 gol.
La Juve si porta così a +11 sulla Roma, in attesa del recupero dei giallorossi col Parma, e si tratta di un divario interamente “maturato” in questa stagione, visto che la squadra di Conte ha totalizzato fin qui esattamente 11 punti in più rispetto allo scorso campionato. In altre parole, i giallorossi sono arrivati in ritardo: l’anno scorso con la loro performance attuale sarebbero stati al comando insieme alla Juve (sempre con una partita in meno), due anni fa avrebbero comandato da soli con 4 punti di vantaggio sul Milan e 6 sulla stessa Juve, e così via. Per trovare un campionato in cui non sarebbero stati in testa, con i 58 punti totalizzati fin qui, bisogna tornare alla stagione 2008-’09, quando Mourinho con la sua Inter a questo punto ne aveva già messi in carniere 60 (ma in 26 partite, contro le 25 di Garcia). Ma questi sono solo paragoni virtuali. La realtà dice che il pari interno di sabato con l’Inter è un passo falso probabilmente decisivo in chiave scudetto, anche se ai giallorossi non mancano le attenuanti, viste le numerose assenze e i diversi giocatori non al meglio (Gervinho, Pjanic, Florenzi). Per i nerazzurri rappresenta invece la conferma dei timidi segnali di risveglio avvertiti nelle ultime settimane, soprattutto in trasferta, anche se 11 pareggi in 26 partite cominciano a diventare tanti.
La lotta per il terzo posto è invece diventata un “ciapanò” tra Napoli e Fiorentina, che nelle ultime partite stanno facendo a gara a chi delude di più. Gli azzurri, dopo il Genoa, sperperano anche a Livorno, facendosi rimontare il rigore di Mertens con un goffo autogol di Reina (il terzo stagionale, dopo quelli di Behrami con la Lazio e di Fernandez con l’Udinese), ma i viola, dopo la sconfitta con l’Inter e il pari acciuffato in extremis a Parma, inciampano ancora una volta davanti al loro pubblico. O meglio, davanti al loro pubblico fanno 0-0, solo che la Lazio aveva già segnato il gol vittoria con una straordinaria rovesciata di Cana prima che i supporters viola, in polemica con la classe arbitrale, prendessero posto sulle tribune del Franchi. Senza Pizarro e Borja Valero, la Fiorentina per la prima volta non segna in casa in questo campionato e nelle ultime 6 partite Montella ha conquistato appena 5 punti, mentre Reja continua a viaggiare a vele spiegate in ambito interno, con 18 punti all’attivo nelle sue prime 9 partite alla guida dei biancocelesti, che valgono la risalita fino a 2 punti dal 6° posto.
Se la Lazio non aveva mai centrato due vittorie consecutive in questo campionato, il Torino, al contrario, non aveva mai perso due volte di seguito. Dopo il derby, è la Samp ad allontanare i granata dalla zona Europa League, con il primo gol stagionale di Okaka (in fuorigioco) e una saetta di Gabbiadini su punizione. E per Mihajlovic fanno 22 punti conquistati in 14 partite sotto la sua gestione. Non perde un colpo invece il Parma, che passa anche a Reggio con il gol-lampo di Parolo (7 in campionato, nuovo record personale) e centra così il 14° risultato utile consecutivo (7 vittorie e altrettanti pareggi). L’ultima sconfitta è quella subita al Tardini per mano della Juve il 2 novembre scorso, esattamente 4 mesi fa. La 5ª sconfitta in fila certifica invece con ogni probabilità il fallimento dell’esperienza di Malesani alla guida del Sassuolo, che nelle ultime 12 partite ne ha perse 11, con l’unica eccezione del rocambolesco 4-3 al Milan del 12 gennaio. E l’espulsione di Berardi a meno di un minuto dal suo ingresso in campo a metà ripresa di certo non ha aiutato.
Frena invece il Verona, che ringrazia Rafael per il rigore parato a Bianchi che evita la sconfitta col Bologna, ma che nel 2014 al Bentegodi non ha ancora vinto, totalizzando 2 pareggi e 3 sconfitte. Prova a riagganciare il treno europeo il Genoa, che con Gasperini ha messo insieme 31 punti in 20 partite e mettendo sotto con Antonelli e Sturaro un Catania ancora a secco di vittorie esterne raggiunge il Milan al 10° posto, mentre l’Atalanta piega il Chievo nel finale con Cigarini dopo la replica di Dainelli a Carmona e l’Udinese gioca, ma a far gol (e punti) è il Cagliari, chirurgico con Ibarbo, Vecino e Ibraimi.
Giornata povera, che fa segnare il record negativo stagionale di gol segnati: sono appena 16, peggio dei 18 della 13ª giornata, che rappresentavano il bottino minimo fin qui. Bianchi fallisce l’11° rigore di questo campionato (+3 per Rafael, a segno invece Mertens), mentre con quello di Reina salgono a 17 gli autogol in 26 partite. Di doppiette neanche a parlarne (per la seconda giornata consecutiva): appena 5 gli attaccanti a bersaglio, contro 7 centrocampisti e 5 difensori. Degna di nota, tra questi ultimi, l’esplosione di Antonelli (già 3 gol nel 2014), mentre Vecino, Ibraimi e Sturaro festeggiano il loro primo centro in serie A e Okaka torna al gol nel massimo campionato dopo quasi due anni. L’ultimo risaliva al 25 aprile 2012 (Palermo-Parma 1-2). Primo gol stagionale anche per Carmona e Dainelli, il che significa che i giocatori già a segno in precedenza in questa stagione tra sabato e ieri hanno totalizzato la miseria di 9 gol.