GIRONE E
FRANCIA
Se Falcao è probabilmente al primo posto tra le defezioni illustri del mondiale, al secondo si piazza Frank Ribery. Una fastidiosa lombalgia priverà la Francia del suo miglior giocatore, a compensare la fortuna di un sorteggio che ha inserito i transalpini nel girone presidiato dalla più “comoda” delle teste di serie (pronostici alla mano), ossia la Svizzera. Non c’è dubbio che sia proprio la Francia la vera squadra di riferimento del gruppo E, per palmares e tradizione ma anche per quanto messo in mostra ultimamente, in uscita da un periodo buio, caratterizzato dalla figuraccia in Sud Africa e la successiva eliminazione ai quarti ad Euro 2012. Davanti a Lloris, Deschamps schiererà una difesa a 4 nella quale Varane e Sakho competeranno verosimilmente per un posto al fianco di Koscielny. Sulle fasce Debuchy ed Evra appaiono favoriti, almeno in partenza, su Sagna e Digne, mentre a centrocampo l’attesissimo Pogba, dopo aver trascinato i galletti al titolo mondiale Under 20, proverà a caricarsi sulle spalle anche la nazionale maggiore, affiancato da Matuidi in una mediana che potrebbe completarsi con Cabaye (4-3-3) o vedere quest’ultimo agire qualche metro più indietro, in un 4-1-4-1. Non ci sarà Ribery e non è poco, d’accordo, ma fossimo in voi non sottovaluteremmo il giocatore che più di ogni altro si gioverà della sua assenza, ossia Griezmann, astro nascente della Real Sociedad, che si giocherà la maglia con Remy ma sembra avere tutte le carte in regola per imporsi sull’out sinistro, laddove a destra non dovrebbe invece trovare grande concorrenza l’esperto Valbuena. Davanti sarebbe facile ipotizzare un no-contest, con Benzema nettamente avvantaggiato su Giroud per lo spot di unica punta, ma le condizioni fisiche non ottimali dell’attaccante del Real Madrid potrebbero riequilibrare il confronto agli occhi del ct.
LE ALTRE (SVIZZERA-ECUADOR-HONDURAS)
La testa di serie del gruppo è probabilmente esagerata, come detto, ma non è piovuta dal cielo: la Svizzera se l’è conquistata con i risultati, raggiungendo l’ottavo posto nel ranking Fifa. Quindi non va sottovalutata. E in effetti a leggere i nomi ci si rende conto di essere di fronte a una delle più competitive versioni di sempre della nazionale rossocrociata, con l’affidabile Benaglio tra i pali, diversi protagonisti della serie A come Lichtsteiner, Inler, Behrami e Dzemaili (con gli ultimi tre a lottare per due posti in mediana, esattamente come nel Napoli), talenti indiscussi sulla trequarti (Xhaka, Shaquiri) e attaccanti a caccia della definitiva consacrazione come l’ex Fiorentina e Novara Seferovic (il favorito per la maglia da titolare nel 4-2-3-1 di Hitzfeld) e la novità Drmic (Norimberga). Merita considerazione anche il centrale difensivo Schär, non foss’altro per la sua predisposizione al gol.
Anche l’Ecuador è una squadra migliore di quanto non farebbero supporre il suo nome e la sua storia: non si ottiene per caso il quarto posto nell’impegnativo girone di qualificazione sudamericano (davanti all’Uruguay, per intenderci). Il problema, fantacalcisticamente parlando, è che ottiene i suoi risultati puntando più sul collettivo che sui singoli. Il più in vista è ovviamente Antonio Valencia, ala e all’occorrenza terzino destro del Manchester United, da non confondere con l’omonimo attaccante Enner Valencia. Anche gli Ayovì sono due: uno, Walter, è il capitano, tra i giocatori più esperti della squadra, l’altro, il centravanti Jaime, si giocherà proprio con Enner Valencia il posto a fianco di Caicedo. Una scommessa? Il giovane fantasista Fidel Martinez.
Meno competitivo appare invece l’Honduras, nonostante abbia strappato la qualificazione davanti al Messico (costretto allo spareggio) e abbia recentemente bloccato sullo 0-0 l’Inghilterra in amichevole. Squadra difensiva, arroccata in un 4-5-1 nel quale il solo Wilson Palacios (centrocampista dello Stoke City) sembra avere qualcosa in più e che per i gol si affiderà al giramondo Costly. Niente per cui impegnare la casa, insomma.
GIRONE F
ARGENTINA
“Gli attacchi vendono i biglietti, le difese vincono le partite”. Se non fosse per questa vecchia massima mutuata dal football americano ma validissima anche nel calcio, l’Argentina sarebbe la favorita per distacco di questi mondiali. Una batteria di stoccatori e fantasisti del calibro di Messi, Aguero, Higuain, Lavezzi, Palacio e Di Maria raramente si è vista tutta insieme in una singola squadra. Ma, appunto, siccome a far la differenza in queste competizioni spesso è proprio la solidità difensiva, ecco che qualche dubbio affiora. Intendiamoci, c’è di peggio anche lì, ma a parte Garay, esploso col Benfica, si faticano ad intravedere altri interpreti di livello nel pacchetto arretrato albiceleste. Il secondo centrale, per intenderci, è quel Federico Fernandez che negli ultimi due anni ha faticato ad imporsi come titolare fisso nella sua squadra di club (il Napoli), mentre Demichelis appare lontano dagli standard (peraltro non entusiasmanti) delle sue stagioni migliori, Basanta è tutto da scoprire e Campagnaro, anche volendo soprassedere sulla picchiata di rendimento nell’ultima stagione con l’Inter, da anni ormai non gioca in una difesa a 4. Anche sulle fasce, Zabaleta e Rojo non appaiono all’altezza dei top-player del ruolo, per non parlare del portiere Romero, ben noto soprattutto ai tifosi della Samp. Sarà decisiva la protezione che il reparto riceverà dal resto della squadra, principalmente da un centrocampo magari non particolarmente tecnico ma sufficientemente solido per soddisfare questa esigenza, con uno straordinario equilibratore tattico come Mascherano ma anche con l’utilizzo di Gago e Biglia. Solo che uno di questi potrebbe accomodarsi in panchina per consentire alla squadra di sprigionare tutto il suo potenziale offensivo in un quadrilatero con Di Maria, Messi, Higuain e Aguero (anche se il Kun non appare ancora al top dopo i recenti guai fisici e la Pulce viene dalla stagione forse meno brillante in assoluto della sua carriera). Ci sarebbe da divertirsi, certo, ma con il rischio di far divertire anche gli avversari, in contropiede. Quel che è certo, però, è che, comunque vada a finire, se c’è un serbatoio da cui poter attingere a piene mani bonus fantacalcistici, questo è proprio l’Argentina di Sabella.
LE ALTRE (BOSNIA-IRAN-NIGERIA)
La Bosnia Erzegovina sarà anche alla prima partecipazione assoluta ad un mondiale (del resto è affiliata alla Fifa da meno di vent’anni), ma non è certo la classica cenerentola. A meno che non vogliate definire tale una squadra che può annoverare tra le sue fila giocatori come Pjanic e Dzeko. Parte sotto traccia per via dell’inesperienza e della giovane età media, ma la nazionale di Susic ha tutte le carte in regola per stupire, grazie a un centrocampo di qualità (Medunjanin, Salihovic, Misimovic, lo stesso Lulic, anche se dovrebbe giocare terzino: tutta gente che non si fa pregare in zona gol) e a un attacco di tutto rispetto, nel quale non va dimenticato Ibisevic, con i suoi 8 gol nelle qualificazioni. In difesa l’uomo di riferimento è Spahic del Bayer Leverkusen, ma non è certo questo il reparto migliore.
L’Iran è un’incognita, dal momento che molti dei suoi protagonisti giocano in Medio Oriente e sono quindi sconosciuti al grande pubblico. Non sembrano in grado di riservare sorprese, anche se non sottovaluteremmo il loro smisurato orgoglio. Vantano discrete referenze il regista Nekounam (ex Osasuna) e l’esterno offensivo Dejagah: se proprio volete togliervi lo sfizio…
La Nigeria appare ben lontana dai fasti degli anni ’90, quando rappresentò a lungo il movimento di spicco del calcio africano, anche se il successo dell’anno scorso in Coppa d’Africa ha fatto apparire uno squarcio di luce in fondo al tunnel. La squadra è giovane e briosa, anche se priva di fuoriclasse su cui valga la pena di puntare ad occhi chiusi. I giocatori più noti sono sicuramente il centrocampista Obi Mikel e l’attaccante Emenike (12 gol col Fenerbahce quest’anno). Il giovane laziale Onazi dovrebbe trovare spazio da titolare in una squadra che chiede ispirazione a… Musa (Cska Mosca), ma dietro è imperniata su Ambrose del Celtic, a testimonianza di un’impermeabilità difensiva tutta da dimostrare.
FRANCIA
Se Falcao è probabilmente al primo posto tra le defezioni illustri del mondiale, al secondo si piazza Frank Ribery. Una fastidiosa lombalgia priverà la Francia del suo miglior giocatore, a compensare la fortuna di un sorteggio che ha inserito i transalpini nel girone presidiato dalla più “comoda” delle teste di serie (pronostici alla mano), ossia la Svizzera. Non c’è dubbio che sia proprio la Francia la vera squadra di riferimento del gruppo E, per palmares e tradizione ma anche per quanto messo in mostra ultimamente, in uscita da un periodo buio, caratterizzato dalla figuraccia in Sud Africa e la successiva eliminazione ai quarti ad Euro 2012. Davanti a Lloris, Deschamps schiererà una difesa a 4 nella quale Varane e Sakho competeranno verosimilmente per un posto al fianco di Koscielny. Sulle fasce Debuchy ed Evra appaiono favoriti, almeno in partenza, su Sagna e Digne, mentre a centrocampo l’attesissimo Pogba, dopo aver trascinato i galletti al titolo mondiale Under 20, proverà a caricarsi sulle spalle anche la nazionale maggiore, affiancato da Matuidi in una mediana che potrebbe completarsi con Cabaye (4-3-3) o vedere quest’ultimo agire qualche metro più indietro, in un 4-1-4-1. Non ci sarà Ribery e non è poco, d’accordo, ma fossimo in voi non sottovaluteremmo il giocatore che più di ogni altro si gioverà della sua assenza, ossia Griezmann, astro nascente della Real Sociedad, che si giocherà la maglia con Remy ma sembra avere tutte le carte in regola per imporsi sull’out sinistro, laddove a destra non dovrebbe invece trovare grande concorrenza l’esperto Valbuena. Davanti sarebbe facile ipotizzare un no-contest, con Benzema nettamente avvantaggiato su Giroud per lo spot di unica punta, ma le condizioni fisiche non ottimali dell’attaccante del Real Madrid potrebbero riequilibrare il confronto agli occhi del ct.
LE ALTRE (SVIZZERA-ECUADOR-HONDURAS)
La testa di serie del gruppo è probabilmente esagerata, come detto, ma non è piovuta dal cielo: la Svizzera se l’è conquistata con i risultati, raggiungendo l’ottavo posto nel ranking Fifa. Quindi non va sottovalutata. E in effetti a leggere i nomi ci si rende conto di essere di fronte a una delle più competitive versioni di sempre della nazionale rossocrociata, con l’affidabile Benaglio tra i pali, diversi protagonisti della serie A come Lichtsteiner, Inler, Behrami e Dzemaili (con gli ultimi tre a lottare per due posti in mediana, esattamente come nel Napoli), talenti indiscussi sulla trequarti (Xhaka, Shaquiri) e attaccanti a caccia della definitiva consacrazione come l’ex Fiorentina e Novara Seferovic (il favorito per la maglia da titolare nel 4-2-3-1 di Hitzfeld) e la novità Drmic (Norimberga). Merita considerazione anche il centrale difensivo Schär, non foss’altro per la sua predisposizione al gol.
Anche l’Ecuador è una squadra migliore di quanto non farebbero supporre il suo nome e la sua storia: non si ottiene per caso il quarto posto nell’impegnativo girone di qualificazione sudamericano (davanti all’Uruguay, per intenderci). Il problema, fantacalcisticamente parlando, è che ottiene i suoi risultati puntando più sul collettivo che sui singoli. Il più in vista è ovviamente Antonio Valencia, ala e all’occorrenza terzino destro del Manchester United, da non confondere con l’omonimo attaccante Enner Valencia. Anche gli Ayovì sono due: uno, Walter, è il capitano, tra i giocatori più esperti della squadra, l’altro, il centravanti Jaime, si giocherà proprio con Enner Valencia il posto a fianco di Caicedo. Una scommessa? Il giovane fantasista Fidel Martinez.
Meno competitivo appare invece l’Honduras, nonostante abbia strappato la qualificazione davanti al Messico (costretto allo spareggio) e abbia recentemente bloccato sullo 0-0 l’Inghilterra in amichevole. Squadra difensiva, arroccata in un 4-5-1 nel quale il solo Wilson Palacios (centrocampista dello Stoke City) sembra avere qualcosa in più e che per i gol si affiderà al giramondo Costly. Niente per cui impegnare la casa, insomma.
GIRONE F
ARGENTINA
“Gli attacchi vendono i biglietti, le difese vincono le partite”. Se non fosse per questa vecchia massima mutuata dal football americano ma validissima anche nel calcio, l’Argentina sarebbe la favorita per distacco di questi mondiali. Una batteria di stoccatori e fantasisti del calibro di Messi, Aguero, Higuain, Lavezzi, Palacio e Di Maria raramente si è vista tutta insieme in una singola squadra. Ma, appunto, siccome a far la differenza in queste competizioni spesso è proprio la solidità difensiva, ecco che qualche dubbio affiora. Intendiamoci, c’è di peggio anche lì, ma a parte Garay, esploso col Benfica, si faticano ad intravedere altri interpreti di livello nel pacchetto arretrato albiceleste. Il secondo centrale, per intenderci, è quel Federico Fernandez che negli ultimi due anni ha faticato ad imporsi come titolare fisso nella sua squadra di club (il Napoli), mentre Demichelis appare lontano dagli standard (peraltro non entusiasmanti) delle sue stagioni migliori, Basanta è tutto da scoprire e Campagnaro, anche volendo soprassedere sulla picchiata di rendimento nell’ultima stagione con l’Inter, da anni ormai non gioca in una difesa a 4. Anche sulle fasce, Zabaleta e Rojo non appaiono all’altezza dei top-player del ruolo, per non parlare del portiere Romero, ben noto soprattutto ai tifosi della Samp. Sarà decisiva la protezione che il reparto riceverà dal resto della squadra, principalmente da un centrocampo magari non particolarmente tecnico ma sufficientemente solido per soddisfare questa esigenza, con uno straordinario equilibratore tattico come Mascherano ma anche con l’utilizzo di Gago e Biglia. Solo che uno di questi potrebbe accomodarsi in panchina per consentire alla squadra di sprigionare tutto il suo potenziale offensivo in un quadrilatero con Di Maria, Messi, Higuain e Aguero (anche se il Kun non appare ancora al top dopo i recenti guai fisici e la Pulce viene dalla stagione forse meno brillante in assoluto della sua carriera). Ci sarebbe da divertirsi, certo, ma con il rischio di far divertire anche gli avversari, in contropiede. Quel che è certo, però, è che, comunque vada a finire, se c’è un serbatoio da cui poter attingere a piene mani bonus fantacalcistici, questo è proprio l’Argentina di Sabella.
LE ALTRE (BOSNIA-IRAN-NIGERIA)
La Bosnia Erzegovina sarà anche alla prima partecipazione assoluta ad un mondiale (del resto è affiliata alla Fifa da meno di vent’anni), ma non è certo la classica cenerentola. A meno che non vogliate definire tale una squadra che può annoverare tra le sue fila giocatori come Pjanic e Dzeko. Parte sotto traccia per via dell’inesperienza e della giovane età media, ma la nazionale di Susic ha tutte le carte in regola per stupire, grazie a un centrocampo di qualità (Medunjanin, Salihovic, Misimovic, lo stesso Lulic, anche se dovrebbe giocare terzino: tutta gente che non si fa pregare in zona gol) e a un attacco di tutto rispetto, nel quale non va dimenticato Ibisevic, con i suoi 8 gol nelle qualificazioni. In difesa l’uomo di riferimento è Spahic del Bayer Leverkusen, ma non è certo questo il reparto migliore.
L’Iran è un’incognita, dal momento che molti dei suoi protagonisti giocano in Medio Oriente e sono quindi sconosciuti al grande pubblico. Non sembrano in grado di riservare sorprese, anche se non sottovaluteremmo il loro smisurato orgoglio. Vantano discrete referenze il regista Nekounam (ex Osasuna) e l’esterno offensivo Dejagah: se proprio volete togliervi lo sfizio…
La Nigeria appare ben lontana dai fasti degli anni ’90, quando rappresentò a lungo il movimento di spicco del calcio africano, anche se il successo dell’anno scorso in Coppa d’Africa ha fatto apparire uno squarcio di luce in fondo al tunnel. La squadra è giovane e briosa, anche se priva di fuoriclasse su cui valga la pena di puntare ad occhi chiusi. I giocatori più noti sono sicuramente il centrocampista Obi Mikel e l’attaccante Emenike (12 gol col Fenerbahce quest’anno). Il giovane laziale Onazi dovrebbe trovare spazio da titolare in una squadra che chiede ispirazione a… Musa (Cska Mosca), ma dietro è imperniata su Ambrose del Celtic, a testimonianza di un’impermeabilità difensiva tutta da dimostrare.