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Schede mondiali

La sfida di CR7 alla Germania-champagne

Ultimo appuntamento con le 32 nazionali di scena in Brasile. Il girone G, con Ronaldo e i tedeschi, e la sorpresa annunciata Belgio nel gruppo H

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GIRONE G
GERMANIA
Se questo mondiale si giocasse in Europa, molti probabilmente considererebbero la Germania la logica favorita per il successo finale. Il fatto è che, se nelle 7 edizioni della rassegna disputate nel continente americano (tra Nord, Centro e Sud) hanno sempre trionfato nazionali dell’America Latina, probabilmente un motivo c’è. Le condizioni ambientali tendono a giocare un ruolo determinante in questo genere di competizioni. E allora si tende a dar retta alle indicazioni del passato facendole prevalere sulle nude considerazioni tecniche. Sulle quali, però, non si può nemmeno sorvolare in scioltezza, almeno in questo caso. Come non inserire tra le pretendenti al titolo una squadra che annovera tra i pali uno dei migliori portieri al mondo (Neuer), in difesa può contare sull’eclettismo di Lahm, a centrocampo sulla leadership di Schweinsteiger e le geometrie di Kroos e davanti presenta una pattuglia di talenti sopraffini da riempirci almeno tre squadre di livello? La sorte ha privato Löw di uno di questi (l’infortunato Reus), costringendolo ad “accontentarsi” dei soli Özil, Müller, Götze, Schurrle, Podolski, Klose e il giovane Draxler, cui all’occorrenza potrebbe aggiungersi lo stesso Kroos, utilizzabile anche sulla trequarti. La Germania, lo avrete capito, non punterà su uno stoccatore designato, seguendo al contrario la moda del momento: quella del falso nueve. Lo testimonia il fatto che il 36enne Klose sia l’unica vera punta di ruolo convocata dal ct tedesco, fermamente intenzionato a togliere ogni punto di riferimento alle difese avversarie con l’utilizzo di Müller (peraltro già capocannoniere in Sud Africa 4 anni fa) come vertice alto di un 4-2-3-1 che in fase realizzativa punterà tantissimo sugli inserimenti non solo dei trequartisti Götze, Özil e Podolski (o Schurrle) ma anche degli stessi Kroos e Schweinsteiger. E attenzione alle scorribande di Lahm, la cui duttilità ne permetterebbe, in caso di necessità, l’impiego in mediana, visto che la prima alternativa nel reparto (Khedira) viene da un lungo stop per infortunio. Sì, il pur promettente Durm appare un po’ acerbo per il ruolo di terzino sinistro titolare e l’affidabilità dei vari Boateng, Hummels e Mertesacker nel pacchetto centrale di difesa non è certo a prova di bomba. Ma questa è una squadra. Con giocatori che si conoscono ormai a memoria e possono mettere sul piatto un’organizzazione collettiva rara per una nazionale. E laddove c’è organizzazione, si sa, le lacune individuali tendono a risaltare meno.
 
LE ALTRE (PORTOGALLO-GHANA-STATI UNITI)
Chi è più forte, Messi o Cristiano Ronaldo? Il dibattito ha assunto negli anni i connotati di una vera e propria guerra di religione e non saremo certo noi ad esprimere certezze a riguardo. Una cosa però è sicura: se limitassimo l’analisi a questa stagione, non ci sarebbe partita. Il portoghese, prima e dopo aver rotto l’egemonia del suo eterno rivale per il Pallone d’Oro, ha messo insieme una stagione memorabile, la quarta consecutiva con almeno 50 gol a referto, a un soffio dalla sua miglior media realizzativa in carriera (51 reti in 47 partite, assimilabili alle 60 in 55 di due anni fa), con tanto di nuovo record in una singola edzione della Champions League (17), per trascinare la sua squadra alla conquista di un trofeo atteso da 12 anni. Già, ma gioca nel Portogallo. Che non è esattamemnte il Real Madrid. Vero, però va detto che le sue medie ultimamente si sono impennate anche lì. Fino a tutto il 2012 il suo ruolino in nazionale recitava 37 gol in 100 partite, uno 0,37 a gara nemmeno paragonabile alla sua prolificità con squadre di club. Ebbene, nell’ultimo anno e mezzo ne ha messi a segno 12 in 10 match e il Portogallo a questi mondiali ce l’ha portato lui, di forza, con 4 centri nel doppio playoff con la Svezia. Come a dire che, se è vero che non basta un grande giocatore per fare una grande squadra, con lui il principio comincia a vacillare. Se i lusitani dovessero spingersi almeno fino ai quarti, l’etichetta di candidato numero uno alla Scarpa d’Oro di questo mondiale gli spetterebbe di diritto. E l’impresa è tutt’altro che impossibile, visto che Ghana e Usa appaiono squadre alla portata di Ronaldo e soci (se non proprio di Ronaldo e basta) e negli ottavi il tabellone dovrebbe verosimilmente opporre al Portogallo una tra Belgio e Russia. Non certo due cenerentole ma nemmeno il Brasile, insomma. Si tratta solo di capire come stia, CR7, visto che ha concluso la stagione combattendo con qualche acciacco di troppo, al pari dei compagni di club Pepe e Coentrao, che compongono mezza difesa anche in questo Portogallo. Completano il reparto Joao Pereira  a destra e l’esperto Bruno Alves al centro, mentre a centrocampo al fosforo di Joao Moutinho fanno da complemento i muscoli di Veloso e Meireles, tutta gente non nuova a certi palcoscenici. Occhio però anche all’ascesa del giovane William Carvalho. Davanti, nel 4-3-3 di Bento, un Nani in fase calante e il solito dilemma del centravanti, visto che sommando Postiga e Hugo Almeida non si ottiene un attaccante di caratura internazionale. Ma se hai Lui, il problema non si pone.
Il Ghana, più o meno, è lo stesso di 4 anni fa, almeno nei suoi uomini di punta, visto che il calcio delle Black Stars ultimamente non ha proposto nuovi grandi talenti all’attenzione. Il guaio è che Essien non è più lui (e se ne sono accorti al Milan), Boateng viene da una stagione così così con lo Schalke e l’ex Udinese Asamoah Gyan, la cui ultima istantanea in un mondiale resta il rigore fallito al 90’ contro l’Uruguay che negò la prima storica semifinale a una squadra africana nel 2010, a 28 anni ha già pensato bene di rimpinguare il suo conto in banca sposando la causa del calcio arabo, uscendo dal giro che conta. Il centrocampo, con gli altri “italiani” Muntari, Kwadwo Asamoah e l’emergente Badu, merita rispetto, ma l’attacco, a parte i guizzi di Atsu e André Ayew dagli esterni, lascia un po’ a desiderare, e la difesa non dà nessun affidamento.

Dempsey, Jones, Bradley e… stop. Gli Stati Uniti non sono una squadretta qualunque, ma nel Fantacalcio contano i singoli e pensare di fare affidamento su gente come Altidore in attacco o sui giganti lenti della difesa a stelle e strisce appare quantomeno azzardato. Howard tende a non subire tanti gol, ma una cosa è affrontare Antigua e Barbuda e un’altra trovarsi di fronte Germania e Portogallo. Dovessimo proprio scegliere, ci stuzzica il ruolo da punta di raccordo che Klinsmann ha ultimamente cucito addosso a Dempsey, che già da centrocampista era la prima opzione offensiva di una squadra priva di attaccanti di livello. Bradley dovrebbe agire da trequartista tattico, con Jones più arretrato in un 4-3-1-2 solido e rognoso da affrontare, ma senza grandi velleità in un girone così.
 
GIRONE H
BELGIO
Di sorprese annunciate che l’unica sorpresa l’hanno destata evaporando inopinatamente prima del previsto son piene le fosse dei mondiali di calcio. Proverà a sfatare questa tradizione negativa il Belgio di Wilmots, additato come potenziale rivelazione del mondiale dalla maggior parte degli addetti ai lavori. Del resto non serve una gran scienza per accorgersi che una squadra che può contare sul portiere del momento (Courtois), alcuni dei difensori più gettonati del panorama europeo (Kompany, capitano del Manchester City campione d’Inghilterra, e Vermaelen, capitano dell’Arsenal, per citarne un paio), centrocampisti come Witsel, pagato 40 milioni dallo Zenit due anni fa, o Fellaini, costato 35 la scorsa estate allo United, e talenti puri dalla trequarti in su come Hazard, Lukaku, Mertens e Januzai ha tutto per fare non bene ma benissimo in Brasile, nonostante la giovane età. Pound per pound questa è una squadra fantastica, altro che sorpresa. Alderweireld dell’Atletico Madrid e Vertonghen del Tottenham saranno i due esterni bassi, mentre Van Buyten e Lombaerts dovranno accontentarsi del ruolo di riserve in difesa. Il fatto che il romanista Nainggolan non abbia trovato posto nella lista dei 23 ci offre il termometro del livello di una mediana completata da interpreti che abbinano quantità e qualità come Defour del Porto e Dembelé del Tottenham. Davanti, come detto, nel 4-2-3-1 dei Diavoli Rossi, ci sarà l’imbarazzo della scelta. Mertens e Hazard dovrebbero agire sugli esterni, con De Bruyne (per il quale il Wolfsburg a gennaio ha versato 25 milioni nelle casse del Chelsea) a innescare dal centro l’unica punta Lukaku, desideroso di mettersi in mostra per guadagnarsi anche lui altrove quel ruolo da protagonista che a Stamford Bridge gli è precluso. Chadli e Januzai saranno le prime opzioni dalla panchina sulla trequarti in una squadra che, perso Benteke per infortunio, presenta forse nella mancanza di alternative valide in attacco il suo unico tallone d’Achille. Mirallas (reduce da guai fisici anche lui) e Origi non offrono infatti a Wilmots in questo reparto la stessa profondità d’organico riscontrabile negli altri.
 
LE ALTRE (ALGERIA-RUSSIA-COREA DEL SUD)
E’ il giovane centrocampista Nabil Bentaleb, classe ’94 del Tottenham, la grande speranza di un’Algeria che appare però sprovvista del talento necessario per fare un salto di qualità rispetto alle tre precedenti apparizioni al mondiale, caratterizzate da altrettante precoci eliminazioni. La difesa è imperniata su Bougherra, possente centrale ex Rangers da 3 anni ormai in Qatar, mentre i “nostri” Mesbah e Ghoulam battaglieranno per un posto a sinistra. Altri protagonisti non proprio di primo piano della serie A come Taider e Yebda costituiscono l’ossatura del centrocampo (anche se quest’ultimo appere più che altro l’alternativa al citato Bentaleb), mentre in attacco, lasciati a casa sia Belfodil che Djebbour, il nome di spicco è il fantasista Feghouli del Valencia, designato ad innescare Slimani, punta centrale dello Sporting Lisbona.

Come Colombia e Francia, anche la Russia ha perso il suo miglior giocatore a pochi giorni dall’inizio del mondiale. Roman Shirokov è stato depennato in extremis dalla lista di Fabio Capello a causa di un infortunio al ginocchio. Non mancano comunque elementi di discreto valore in grado di sopperire, a partire da Denisov, centrocampista bizzoso ma dalla superba tecnica e visione di gioco, per proseguire con le volate di Zhirkov (ex Chelsea) e la fantasia di Shatov, Fayzulin e Dzagoev, sebbene quest’ultimo non si sia più confermato sui livelli dell’ottimo europeo di due anni fa. Meritano uno sguardo attento anche il trequartista Samedov e l’attaccante Kokorin, che potrebbe anche soffiare la maglia da titolare a Kerzhakov, un po’ meno i difensori, a partire dalla stagionata coppia centrale Berezutski-Ignashevich, affiatata sì ma un po’ lenta e tecnicamente non eccelsa.

La Corea del Sud non è più nemmeno lontana parente di quella di Hiddink, che nel 2002 centrò uno storico quarto posto nel mondiale casalingo (con l’aiuto degli arbitri, sì, ma anche mettendo in mostra buone qualità). Dalla sua, come al solito, avrà la corsa e la capacità di adattarsi meglio di altri al clima caldo e umido, ma in fatto di giocatori in grado di dare una mano fantacalcisticamente parlando c’è ben poco. Per non dire un giocatore solo: Son Heung-Min, giovane fantasista ex Amburgo per il quale il Bayer Leverkusen ha speso 10 milioni di euro l’anno scorso senza doversene pentire: 12 gol e 7 assist in 43 partite stagionali e titolare fisso anche in Champions League. Non male nemmeno il centrocampista Ki Sung-Yueng (Stoke City) e il trequartista (nonché capitano) Koo Ja-Cheol del Mainz, il resto è un grosso punto interrogativo.
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