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Check-point mondiale

Germania da sogno, Spagna svuotata

Pioggia di gol nella prima tornata (quasi il doppio di 4 anni fa), con il tedesco Müller a capotavola. Ronaldo e le Furie Rosse pagano una stagione massacrante

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Dobbiamo ancora vedere all'opera le ultime 4 protagoniste, quelle che compongono il girone H, ma stasera parte la seconda tornata di gare del mondiale brasiliano, con i padroni di casa in campo contro il Messico e conseguente scadenza per la consegna delle formazioni fantacalcistiche. Questo sarà l'unico accavallamento tra due turni nella manifestazione, visto che la terza giornata della fase a gruppi (che parte lunedì 23) vedrà la disputa in contemporanea delle partite consclusive di ogni girone e da lì in poi ci sarà sempre almeno un giorno di pausa (se non due) tra un turno e l'altro.

Quindi, in attesa di vedere all'opera anche Belgio, Algeria, Russia e Corea del Sud, è già tempo di un primo bilancio su quel che si è visto finora. Innanzitutto, fin qui è stato davvero un bel mondiale, come ci si aspettava. E non è poco. Perché in fondo ce lo si aspetta sempre alla vigilia, salvo rendersi conto ben presto di come l'equilibrio, la crescente attenzione tattica e la paura di perdere tendano a rendere noiose le partite. Al giorno d'oggi i fuoriclasse arrivano all'appuntamento stremati da stagioni dispendiosissime sul piano delle energie fisiche e nervose ed è sempre più complicato per i giocatori più attesi essere all'altezza delle aspettative. Di più: in un calcio estremamente votato all'organizzazione come quello moderno, in cui il campione tende ad esserlo sempre più all'interno di un contesto ben definito, uscire da quel contesto ed essere proiettati in una realtà completamente diversa come è quella delle squadre nazionali (con compagni diversi, un allenatore diverso, movimenti e posizioni diverse, senza avere il tempo di lavorare a fondo sui nuovi concetti) accresce il disagio di chi normalmente fa la differenza a livello di club. L'esempio di Messi con l'Argentina è il più lampante, ma non l'unico.

Ebbene, fatte queste premesse e considerando le condizioni climatiche, immaginare di vedere 44 gol nelle prime 14 partite richiedeva parecchio ottimismo. Quattro anni fa, per fare un raffronto, a questo punto del mondiale di reti ne erano state segnate appena 23, ossia poco più della metà, e nel 2006, in Germania, non molte di più (31). Belle partite, a parte forse solo Iran-Nigeria, unico pareggio e unico 0-0 dei match d'esordio, e ben 5 rimonte ad alimentare il pathos, visto che Brasile, Olanda, Costa Rica, Costa d'Avorio e Svizzera hanno vinto dopo essere state in svantaggio. Il protagonista numero uno, a livello individuale, è stato Thomas Müller, "nueve" falso fino a un certo punto della splendida Germania di Löw (sarà anche nominalmente un centrocampista, ma i due gol su azione al Portogallo sono entrambi capolavori di opportunismo da grande centravanti). E forse, tornando al discorso precedente, non è un caso che si trovi così a suo agio il terminale principale di una delle nazionali più affiatate e organizzate offensivamente della rassegna brasiliana. Lo dicevamo già in fase di presentazione: questa Germania viene da lontano, visto che Löw era già il ct ombra di quella che centrò il terzo posto in casa 8 anni fa, per poi concedere da head-coach il bis in Sud Africa nel 2010. Lavora su questi concetti di gioco da quasi un decennio, tanto da svilupparli quasi a memoria, come normalmente accade solo alle squadre di club, e l'affiatamento tra i vari Müller, Özil e compagnia è ormai comprovato.

Considerazione valida in parte anche per Neymar. Il suo Brasile non ha entusiasmato al debutto, d'accordo, ma lui si è comunque messo subito in mostra con una doppietta e una prestazione da autentico trascinatore di un gruppo che Scolari ha modificato solo lo stretto necessario dopo il successo dell'anno scorso in Confederations Cup. Le altre marcature multiple della prima manciata di gare portano la firma di protagonisti a loro volta attesi come Benzema, Van Persie e Robben, ma anche Balotelli, Cavani, Sanchez e lo stesso Messi (pur tra mille difficoltà legate anche all'impiego in posizione decisamente arretrata rispetto alle abitudini) hanno trovato la porta nel match d'apertura. Come a dire che, per una volta, le stelle non sembrano voler stare a guardare, come spesso era invece accaduto nelle edizioni precedenti. Certo, non mancano le delusioni. A livello individuale spicca soprattutto il flop di Cristiano Ronaldo, mentre da un punto di vista collettivo non ha convinto pur vincendo l'Argentina e sono naufragate Spagna e Uruguay.

Ecco, Ronaldo e la Spagna: ossia la dimostrazione che quelle riflessioni sulle difficoltà che i giocatori più spremuti, fisicamente e mentalmente, tendono ad incontrare in competizioni del genere proprio campate in aria non sono. Contro l'Olanda, a parte il solo Azpilicueta del Chelsea, Del Bosque ha schierato 3 giocatori protagonisti insieme a CR7 della "décima" del Real Madrid (Casillas, Sergio Ramos e Xabi Alonso), uno dell'Atletico che ha vissuto la cavalcata più impegnativa ed esaltante della sua storia (Diego Costa), uno del Manchester City che ha vinto in volata la Premier League (Silva) e 5 del Barcellona che, seppur nella stagione più deludente degli ultimi anni, ha pur sempre conteso la Liga all'Atletico fino all'ultima giornata, con tanto di scontro diretto decisivo in coda. Nel Portogallo, detto di Ronaldo, non è andata tanto meglio agli altri madridisti, visto che Pepe si è fatto espellere e Coentrao si è stirato, mentre Godin, uomo copertina della straordinaria stagione dei colchoneros, è parso l'ombra di se stesso contro il Costa Rica. Stanchezza, nei muscoli e soprattutto nella testa: una componente da tenere sempre in debito conto al momento di scegliere a chi affidare il proprio sogno fantamondiale.

Per il secondo turno, non saranno disponibili gli squalificati Pepe (Portogallo), Joao Pereira (Uruguay) e Wilson Palacios (Honduras), ossia gli unici 3 giocatori espulsi finora, mentre tornerà il croato Mandzukic dopo un turno di stop disciplinare. Nell'Italia, chiamata a confermare la buona impressione destata al debutto contro l'Inghilterra, non ci sarà ancora De Sciglio e probabilmente non verrà rischiato Buffon (che dovrebbe tornare con l'Uruguay), mentre Tabarez potrebbe rompere gli indugi con Suarez, inizialmente previsto in campo solo con gli azzurri ma che, vista la situazione, potrebbe fare capolino già con gli inglesi. Ma alla lista degli infortunati si sono aggiunti diversi giocatori usciti dal campo per problemi fisici più o meno gravi in queste prime 14 partite. Difficilmente rivedremo a breve i portoghesi Fabio Coentrao e Hugo Almeida, il nigeriano Oboabona e lo statunitense Altidore (André Almeida, Eder, Yobo e Aaron Johansson i loro probabili sostituti nel prossimo match), ma attenzione anche alle condizioni dei vari De Vrij (Olanda), Franjic (Australia), Hasebe (Giappoine), Bernardez (Honduras) e Besler (Stati Uniti), tutti sostituiti anzitempo per ragioni non di natura tecnica nella prima gara.
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