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Torneo di Viareggio, quattro motivi per cambiare

Campi disastrati, valori espressi, interessi economici reali, operzione commerciale e una formula iniqua. Non basta lo charme mediatico di Pippo Inzaghi per elevare un torneo che ha deluso
di PAOLO GHISONI

3 minuti di lettura
VIAREGGIO - Diciamoci la verità. Lo charme mediatico di Pippo Inzaghi e la moda esterofila di avere una squadra di nome in finale (Anderlecht) finiranno per aggiungere teorica credibilità anche a questa 66esima edizione del Viareggio. Ma dal campo e dalle opinioni degli addetti ai lavori ne esce una realtà totalmente opposta. Quella di un torneo che rappresenta ormai più un puro esercizio commerciale. A discapito dei veri valori che dovrebbero emergere in una manifestazione giovanile calcistica.

CAMPI DISASTRATI - Partiamo proprio da qui. La logica di far giocare quotidianamente una gara al glorioso Stadio dei Pini finisce per rendere il campo una sorta di centrale di Wimbledon dopo 15 giorni di torneo. "Erba battuta" il neologismo magnifico creato dal vate Gianni Clerici per l'evento londinese. "Terra erbuta" potrebbe starci invece per il malridotto manto viareggino. Bello che la manifestazione si sia distinta per l'abolizione delle scommesse sui risultati. Ma una scommessa ironicamente la si poteva fare sulla quantità di ciuffi stoicamente ancora presenti durante la finale. Si può intuire che per motivi di prestigio, legati alla tradizione, e di costi televisivi (unica location = unica troupe che non si sposta e si paga quindi a forfait) Viareggio rimanga il cuore pulsante. Ma a febbraio con condizioni atmosferiche simili, diversificare significherebbe benefici (o meglio meno disagi e infortuni) per tutti i ragazzi.

VALORI ESPRESSI E INTERESSI REALI - il Torneo con sette partite in 15 giorni, è diventato sempre più una gara di resistenza che un'occasione per far risaltare la qualità. Vanno incastrati nel corso della manifestazione più match possibili. Nelle recenti edizioni si è arrivati anche ad iscrivere 48 club dislocati in 12 gironi. Utile sottolineare come venissero reclutate location letteralmente impresentabili. Solo per gratificare (gratis??) le varie pro loco. Normale che la competizione nel favorire la quantità sia decisamente scaduta come qualità. Anche ora che si è ritornati alle 32 squadre e agli otto gironi. Comunque troppi e con squadre di pessimo spessore.

FORMULA INIQUA - Gli organizzatori, resisi conto di questa equazione "Big presenti = riuscita del torneo", hanno però dovuto fronteggiare le esigenze dei club più titolati. "Ci volete? Bene. Però trovate una formula diversa..". Esserci per queste società top è diventato un male necessario. Vincere il torneo può voler dire salvare una stagione. Però lo sanno e lo dicono tutti gli allenatori che la campagna viareggina costa poi a livello dispendio energetico/mentale e recupero infortuni almeno due mesi di campionato Primavera disastrosi. Ecco allora l'invenzione di quest'anno. Ovvero 4 teste di serie che partivano dagli ottavi. Secondo quale criterio? Una sorta di ranking in base a chi fra loro nel passato della gloriosa manifestazione ha vinto più volte il trofeo. Quindi Milan, Juventus e Fiorentina Ok. Ma anche Inter. Alla pari col Torino però in fatto di successi, 8. Granata però chissà come mai non testa di serie. Tutto lecito, chiariamoci. Ma dal punto di vista meramente sportivo e calcistico, poco corretto. Perché le 4 che entrano a evento in corso si trovano a fronteggiare squadre che precedentemente hanno giocato 3 gare in 5 giorni. Tornando alla comparazione con la racchetta, un po' come per un qualificato entrare nel tabellone principale. Tennis, appunto. Perché nel calcio di grandi e piccini ( ad esempio la Youth League) non risulta che partano dagli ottavi squadre europee più blasonate o con più Coppe Campioni vinte.

TROPPO FAVORITE -
Non sembra allora un caso che di questa corsia preferenziale (senza nulla togliere al valore del gruppo di Inzaghi, sia chiaro!) ne abbia beneficiato il Milan. La scaltrezza organizzativa però sta in questo criterio che finisce per autoalimentarsi. Perché difficilmente, andando avanti cosi, non arriveranno in fondo le teste di serie. Una sorta di regolamento ad hoc che tra l'altro serve anche a preservare gli introiti con finali che attirino tifosi e pubblico. Ma contrario allo spirito dei recenti valori emersi dalla competizione stessa. Facile giustificare le scelte delle big da posizionare agli ottavi andando a scomodare l'albo d'oro del passato. Di nuovo esempio tennistico. Non ci risulta che l'attuale Federer parta di default tra le prime teste di serie di uno Slam solo perché ne ha vinti 17 in passato.
A chi gestisce il torneo viene provocatoriamente da chiedere invece Il perché non ci si affidi piuttosto agli ultimi esiti dei tabelloni del torneo. Non sarebbe più corretto e credibile legittimare i risultati di chi negli ultimi anni ha fatto bene proprio al Viareggio? Ad esempio Il Parma, semifinalista delle ultime 2 edizioni. O l'Atalanta delle precedenti due. Ma anche il Palermo semifinalista nel 2014. Non potrebbero avere loro questa sorta di bye partendo dagli ottavi a discapito di qualcun altro dal nome che fa "cassetta"? In una frase, caro direttivo del Cgc, sareste disposti a scommettere sui valori del campo che il vostro evento propone ORA? Alla prossima edizione. Con poca fiducia al riguardo.
 
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