ROMA - I primi sono stati i francesi. "Cugini" odiati ma in questo caso avanti anni luce rispetto all'Italia. Dopo la fantastica doppietta maschile Mondiali-Europei del 1998 e 2000, la Federazione francese ha convocato il ct campione del mondo Aimé Jacquet per affidargli un compito ambizioso: "Nel calcio ormai abbiamo vinto tutto, adesso devi aiutarci ad essere i migliori anche sul versante femminile". Jacquet è diventato responsabile di un progetto di sviluppo che ha portato in un decennio la Francia femminile ai vertici del calcio mondiale. Un po' come se la FIGC avesse chiesto a Marcello Lippi, reduce dai festeggiamenti a Berlino nel 2006, di girare per i campetti della nostra Serie A donne aiutando il movimento a crescere. Un grossa mano a Jacquet l'hanno data anche i grandi club. Il Lione ha deciso di creare la sezione femminile, investendo tempo e denaro. E non a caso negli ultimi anni le ragazze del presidente Jean-Michel Aulas hanno alzato al cielo due Coppe dei Campioni. Il PSG, non volendo essere da meno, ha da due stagioni un settore femminile che ingaggia le straniere top nel mondo.
Poi ci hanno pensato gli inglesi. La Federcalcio ha messo sotto contratto le migliori venti giocatrici del Paese; stipendiandole per permettere loro di non lavorare e concentrarsi solo sulla crescita agonistica e professionale. Risultati stupefacenti. E la Spagna? Quattro anni fa il Barcellona ha deciso di dare la possibilità non solo ai bambini ma anche alle bambine di vestire la maglia blaugrana. E' nata la cantera al femminile e il Barcellona donne, che da tempo lottava per non fallire, da tre stagioni stravince la Liga. Fino a qualche anno fa, quando l'Italia sapeva di affrontare la Spagna in qualunque competizione, tirava un sospiro di sollievo. Oggi alle soglie della semifinale mondiale, dobbiamo di contro preoccuparci perché le favorite sono loro. Un gruppo di giovani destinate a vestire maglie prestigiose e a guadagnare abbastanza da poter pensare solo ad allenamenti e partite. In Italia il futuro delle Azzurrine sembra ahinoi ben diverso. L'obiettivo è divertirsi finché non si presenterà il consueto dilemma sempre più anticipato "mi trovo un lavoro o continuo a giocare a calcio?". Proprio per questo la semifinale del Mondiale Under 17 rappresenta un traguardo che ha del sorprendente per le ragazze di Sbardella, che in ogni caso proveranno a compiere un altro miracolo contro una squadra più quotata.
Il desiderio evidente? Magari l'essere notate da qualche club importante. Ovviamente straniero. Perché chi ama il nostro movimento può illudersi che fra qualche anno saranno le ragazzine spagnole a desiderare di poter giocare nel Milan o di un altro grande club di casa nostra. Ma la realtà dice che sarà altrettanto dura quanto superare lunedi notte le iberiche.
Poi ci hanno pensato gli inglesi. La Federcalcio ha messo sotto contratto le migliori venti giocatrici del Paese; stipendiandole per permettere loro di non lavorare e concentrarsi solo sulla crescita agonistica e professionale. Risultati stupefacenti. E la Spagna? Quattro anni fa il Barcellona ha deciso di dare la possibilità non solo ai bambini ma anche alle bambine di vestire la maglia blaugrana. E' nata la cantera al femminile e il Barcellona donne, che da tempo lottava per non fallire, da tre stagioni stravince la Liga. Fino a qualche anno fa, quando l'Italia sapeva di affrontare la Spagna in qualunque competizione, tirava un sospiro di sollievo. Oggi alle soglie della semifinale mondiale, dobbiamo di contro preoccuparci perché le favorite sono loro. Un gruppo di giovani destinate a vestire maglie prestigiose e a guadagnare abbastanza da poter pensare solo ad allenamenti e partite. In Italia il futuro delle Azzurrine sembra ahinoi ben diverso. L'obiettivo è divertirsi finché non si presenterà il consueto dilemma sempre più anticipato "mi trovo un lavoro o continuo a giocare a calcio?". Proprio per questo la semifinale del Mondiale Under 17 rappresenta un traguardo che ha del sorprendente per le ragazze di Sbardella, che in ogni caso proveranno a compiere un altro miracolo contro una squadra più quotata.
Il desiderio evidente? Magari l'essere notate da qualche club importante. Ovviamente straniero. Perché chi ama il nostro movimento può illudersi che fra qualche anno saranno le ragazzine spagnole a desiderare di poter giocare nel Milan o di un altro grande club di casa nostra. Ma la realtà dice che sarà altrettanto dura quanto superare lunedi notte le iberiche.