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Mondiale Under 17, l'orgoglio della Peresotti: "Rivalutiamo il calcio delle ragazze"

La centrale difensiva azzurra racconta dal Costa Rica le sue sensazioni in vista della gara valida per il terzo posto contro il Venezuela: "Abbiamo capito come in altri paesi si creda davvero nel calcio femminile"
di NICOLE PERESSOTTI

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Abbiamo chiesto a Nicole Peressotti, centrale difensiva alla "Barzagli" della Nazionale Under 17, di farci da inviata e raccontarci le sue sensazioni "Mondiali" dal Costarica. Da come scrive e dalle emozioni che sa trasmettere, potrebbe tranquillamente avere un futuro come editorialista..

"Oltre all'orgoglio personale, in noi si infonde una piccola dose di speranza: speranza che tutti i nostri sacrifici, la nostra passione, la nostra determinazione e i nostri sogni possano essere trasmessi anche a coloro che del calcio femminile non hanno considerazione. Speranza che il nostro calcio possa un giorno essere rivalutato, consentendoci così anche un futuro. Eppure oltre alla speranza, c'è sempre maggiore consapevolezza di quanta strada ancora in Italia si debba fare. Stiamo propriamente vivendo un'avventura da professioniste, che ci ha concesso di notare quanti piccoli dettagli fanno la differenza; che ci ha permesso di osservare come in altri Paesi si creda davvero nel calcio femminile; che ci ha permesso di apprendere come davvero si dovrebbe lavorare e come davvero ci si dovrebbe allenare: atleta si è sia dentro che fuori dal campo.

Quando suona l'inno di Mameli i nostri pensieri vanno alle famiglie, a chi è in Italia a guardarci da un televisore anche in piena notte, alle poche ragazzine che sognano di essere dove siamo arrivate noi, alle ragazze che si allenano con noi, a quelle che, a tempo debito, hanno creduto in questa passione rimanendone talvolta accontentate e talvolta deluse. Io poi, almeno personalmente, durante gli inni nazionali inizio a pensare a quanta strada ho percorso e mi sembra un miracolo se ricordo che ho iniziato da una spiaggia, un pallone e mio fratello, ed è ancora più incredibile pensare che due anni fa, quando giocavo nel maschile, non sapevo nemmeno dell'esistenza di squadre femminili. E chi lo avrebbe mai detto? Ora in Costa Rica a disputare un mondiale. Me l'avessero predetto, avrei riso.

Al termine degli inni, guardi i volti delle tue compagne, ricordi a te stessa che è una partita di calcio, il tuo gioco preferito, e a testa alta entri in campo, consapevole in tutto e per tutto che rappresenti un'intera nazione di ragazze fin troppo sottovalutate. Ed è questo ad averci portato fin qui suppongo. Siamo stufe di sentirci ripetere che non è uno sport per donne; stufe di vedere gli occhi sbarrati della gente quando dici che pratichi il calcio; le ragazze più grandi che si allenano con noi lavorano tutto il giorno per poi trovarsi alla sera su un campo. E questo non sarebbe amore? Dovreste vedere i loro occhi.

Con il nostro contributo speriamo soprattutto di aver trasmesso quel feeling con il divertimento, quella voglia di arrivare, quella passione che è propria di noi e del nostro sport.

Ora sta alla gente dover aprire gli occhi: noi siamo consapevoli che quando le gambe non andavano, abbiamo vinto e perso con il cuore anche per chi ci seguiva da casa, gioendo e soffrendo assieme a noi.

Abbiamo ancora una medaglia di bronzo da portare a casa. E sarebbe la prima in assoluto per una rappresentativa Nazionale giovanile italiana. Anche maschile. Vediamo di cucirci addosso un altro pezzo di storia.

 
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