Foggia, l'ex Iemmello minacciato di morte dagli ultras prima di tirare un rigore. Sostituito, scoppia in lacrime
Volevano schiaffeggiarlo, gli hanno mimato il gesto del taglio della gola. Gli è stato impedito di calciare un rigore. Alcuni ultras di casa sono entrati sul terreno di gioco dello "Zaccheria" in cerca dell'ex, Pietro Iemmello. Una vera e propria caccia all'uomo. Follia a Foggia, nella partita contro i rivali del Catanzaro. Invasioni di campo, insulti, tentate aggressioni, lancio di fumogeni e bottigliette. I teppisti sono stati bloccati appena in tempo, mentre i compagni di squadra facevano muro intorno al centravanti.
Tutto è iniziato sul 5-1 per gli ospiti. Sul dischetto è andato Iemmello, già autore di una doppietta. A Foggia lo chiamavano "Il Re". Mai perdonato dai violenti che sono entrati in campo (costringendo l'arbitro a sospendere la partita), per un cambio maglia dal sapore del "tradimento" e per la retrocessione in Lega Pro della squadra pugliese nel 2019. L'accante cresciuto nella Fiorentina è stato minacciato di morte. Hanno provato a schiaffeggiarlo, ma non ci sono riusciti. Impaurito, ha deciso di non tirare più il penalty.
Qualche minuto dopo, sul 6-1 (il Foggia segnerà un altro gol, prima della fine), Iemmello è stato sostituito tra i fischi e non solo. È stato costretto a rientrare negli spogliatoi da solo, piangendo. Scortato dagli agenti della Digos, per impedire un altro tentativo di aggressione. Possibile, perché prima del fischio finale altri malintenzionati hanno fatto una seconda invasione di campo. Il direttore di gara, ristabilita una calma relativa (espulso un collaboratore di Zeman) è riuscito a far finire il posticipo della trentaseiesima giornata del Girone C della Lega Pro, durato più di 105 minuti. Una notte di follia e violenza, a Foggia.
I precedenti del tifo violento del Foggia
Non si tratta però del primo episodio di violenza e delinquenza degli ultimi anni intorno al pallone, a Foggia. A fine 2020 la porta di casa del capitano, Federico Gentile, venne cosparsa di liquido infiammabile e bruciata. Solo l'ultima delle intimidazioni nei confronti dei calciatori, per una gestione societaria non gradita. La loro colpa? Nessuna. Il tifo violento protestava per la mancata cessione, da parte del presidente Roberto Felleca, del pacchetto azionario all'imprenditore barese Nicola Canonico, ex proprietario del Bisceglie. Prima di Gentile era toccato proprio a Iemmello (suv bruciato), a Busellato (petardo nel giardino), e ai fratelli Sannella, storici patron del club (petardi contro la loro Maserati). Senza dimenticare, nel 2018, le indagini dell'Antifamia legate all'acquisto di due ragazzi vicini ai clan, vicenda per cui fu ascoltato anche l'ex allenatore del Foggia Roberto De Zerbi.