Catanzaro imbattuto, Vincenzo Vivarini: "Il segreto è la pazienza. Con Sarri notti intere a guardare partite in tv"
di Claudio Cucciatti , di Claudio CucciattiROMA — "Iemmello è più forte di Mbappé!". Scherzano i giocatori del Catanzaro dopo la vittoria per 4-0 sul Cerignola. "L'unica squadra imbattuta d'Europa", leggono sugli smartphone. Si divertono a commentare paragoni fino a pochi giorni fa impensabili che circolano nelle chat e sui social network. La squadra è in testa al Girone C della Serie C. Venti successi, tre pareggi. Nelle prime tre categorie dei cinque principali campionati europei (Francia, Germania, Inghilterra, Italia e Spagna) è l'unico club ad avere lo zero nella colonna delle sconfitte. Sono caduti, per ultimi, il Psg di Messi e Neymar, il Napoli che ha chiuso il girone d'andata della Serie A a 50 punti e il Benfica capolista in Portogallo. Gestire sbalzi d'umore che potrebbero rovinare l'equilibrio è il compito dell'allenatore Vincenzo Vivarini, cresciuto con Maurizio Sarri a Pescara al primo anno di B del tecnico della Lazio…
ROMA — "Iemmello è più forte di Mbappé!". Scherzano i giocatori del Catanzaro dopo la vittoria per 4-0 sul Cerignola. "L'unica squadra imbattuta d'Europa", leggono sugli smartphone. Si divertono a commentare paragoni fino a pochi giorni fa impensabili che circolano nelle chat e sui social network. La squadra è in testa al Girone C della Serie C. Venti successi, tre pareggi. Nelle prime tre categorie dei cinque principali campionati europei (Francia, Germania, Inghilterra, Italia e Spagna) è l'unico club ad avere lo zero nella colonna delle sconfitte. Sono caduti, per ultimi, il Psg di Messi e Neymar, il Napoli che ha chiuso il girone d'andata della Serie A a 50 punti e il Benfica capolista in Portogallo. Gestire sbalzi d'umore che potrebbero rovinare l'equilibrio è il compito dell'allenatore Vincenzo Vivarini, cresciuto con Maurizio Sarri a Pescara al primo anno di B del tecnico della Lazio. "Un vulcano di idee, abbiamo passato notti insonni a vedere partite in tv attraverso il fumo delle sue sigarette. Ci vediamo ogni estate, mi parla ancora nonostante giochi con la difesa a tre".
Vivarini, la sua squadra ha superato le migliori al mondo.
"Un dato che dà grande soddisfazione, ma che fa girare anche un po' la testa. Dobbiamo essere bravi a restare concentrati".
Come doma l'euforia dei suoi giocatori?
"Ho imposto regole precise fin dal primo giorno. Fuori dal campo non li controllo mai, possono fare ciò che vogliono. So che tra loro scherzano molto su questo primato e si prendono in giro. Ma durante allenamenti e partite nessuno sconto, pretendo la massima serietà".
Qual è il segreto dell'imbattibilità?
"La pazienza. Sono a Catanzaro da più di un anno e finalmente ho trovato una società che mi permette di lavorare con tranquillità. In Italia si ha troppa fretta, si mangiano allenatori come ciliege. E poi servono calciatori forti, senza non arrivi da nessuna parte. Abbiamo fatto un buon mercato legato a un progetto tecnico definito. Sembra un concetto scontato, vi assicuro che non è sempre così".
E il vecchio assioma: il portiere e il centravanti devono essere affidabili.
"Proprio così. Fulignati (ex Palermo ed Empoli, ndr) oltre a parare è bravo a giocare con i piedi, lavoriamo molto sulla costruzione dal basso. Come c'è molto lavoro di squadra dietro ai gol di Iemmello, capocannoniere del campionato, che di suo ci mette la straordinaria capacità di finalizzare".
"Girando la Calabria percepisco il sostegno di tutti. Abbiamo fatto un percorso fin qui di alto livello e dobbiamo completarlo. L'atmosfera allo stadio è unica, ma questo lo sapevo già. Da piccolo tifavo per le piccole in Serie A, tra cui l'Ascoli e proprio il Catanzaro. Di nuovo però ho scoperto una cosa: alleno la squadra di una città controversa, divisa, con dei problemi. Ma la passione che viene riversata sul calcio non può essere descritta".
Il Napoli primo in A, Reggina e Bari nelle prime posizioni in B, il suo Catanzaro. Soffia un nuovo vento sul calcio del Sud?
"Sì, e credo che al di là dell'ottimo lavoro dei club la riscossa parta da una questione ambientale. All'inizio la pay-tv e i social network avevano allontanato le persone. Adesso è tornata la passione per la domenica allo stadio, lo vedo con i miei occhi ogni settimana. Il calore della gente è l'essenza del calcio, sembra una frase fatta ma il sostegno esterno può davvero cambiare una partita".
Come si fugge dalla pressione di dover vincere per forza?
"Io ne ho una ulteriore, gestire 20 titolari che meritano di essere considerati tali. Ricerco il mio equilibrio interiore con lunghe passeggiate in montagna e nei boschi. A distrarmi ci pensano i miei sette cani. Sette Pointer che ormai fanno parte della mia famiglia".
"Avevo smesso da poco di giocare e stavo dando una mano alla società, all'epoca in difficoltà. Poi arriva questo vulcano di idee che ci sommerge tutti. Ho lavorato e imparato tantissimo. Abbiamo passato notti intere a guardare le partite in tv per rubare i segreti delle altre squadre. Vedevano le azioni attraverso il fumo delle sue sigarette che inondava tutta la casa, di fatto mi faceva fumare anche senza volerlo. Disputammo un ottimo campionato".
Tatticamente lei sembra più flessibile di Sarri, che non rinuncia mai alla difesa a 4.
"Credo che ogni allenatore debba essere se stesso e seguire i propri principi. Quelli di Maurizio, che sono poi diventati anche i miei, sono la maniacalità nel lavoro e la meticolosità nel preparare le partite. Io poi tendo ad adattarmi alle caratteristiche dei giocatori che ho, a Catanzaro gioco con la difesa a tre. Sarri invece diceva che mai avrebbe rinunciato alla linea a 4 perché lui voleva un possesso palla geometrico, non poteva farne a meno".
Vi sentite ancora?
"Durante la stagione quasi mai, quando Maurizio si immerge nel lavoro non lo tiri fuori. Ci vediamo ogni anno in estate vicino a casa mia, a Francavilla al Mare. Siamo rimasti amici e mi parla anche se gioco a tre dietro".
L'argomento, anche in riva al mare, è il solito?
"Calcio, sempre calcio. Le nostre teste non si fermano mai. È uno sport in continua evoluzione, credo che sia la lezione più grande di Arrigo Sacchi. Guardo i campionati spagnolo, tedesco, inglese per aggiornarmi, anche questo l'ho imparato da Sarri".