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Un mercato da mediano, Tonali guida la riscossa

Sandto Tonali

 (agf)

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Mai come quest’anno i giocatori della “terra di mezzo” sono stati protagonisti di affari e trattative. E l’ex milanista è diventato il calciatore italiano più pagato di sempre
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Nel bizzarro fantasy del mercato, gli uomini della Terra di Mezzo si sono presi quasi tutto. Si tratta di creature aspre e forti, a volte un po’ brutali e grezze, altre volte non prive di una strana luce. Prima che il vocabolario del calcio inventasse parole nuove per nominare cose vecchie, il solito trucco della modernità, questi personaggi si chiamavano mediani. Ligabue ci ha fatto pure una nota canzone, significando un modo solido e tenace di condurre l’esistenza nello sport e oltre, cardine sociale senza fronzoli né svolazzi, la classe operaia che in paradiso non andrà, ma “poi vinci casomai i Mondiali”. Come Oriali, eroe eponimo della non troppo eletta schiera.

Tonali, l’italiano più pagato

Si dà il caso che questo sia proprio il mercato dei mediani dove, per estensione, ci sentiamo di inserire non solo i gregari faticatori ma i centrocampisti con più estro, più di un classico “4”, ovviamente molto meno di un 10. Se Sandro Tonali, geometra e non architetto, è diventato il calcia…

Nel bizzarro fantasy del mercato, gli uomini della Terra di Mezzo si sono presi quasi tutto. Si tratta di creature aspre e forti, a volte un po’ brutali e grezze, altre volte non prive di una strana luce. Prima che il vocabolario del calcio inventasse parole nuove per nominare cose vecchie, il solito trucco della modernità, questi personaggi si chiamavano mediani. Ligabue ci ha fatto pure una nota canzone, significando un modo solido e tenace di condurre l’esistenza nello sport e oltre, cardine sociale senza fronzoli né svolazzi, la classe operaia che in paradiso non andrà, ma “poi vinci casomai i Mondiali”. Come Oriali, eroe eponimo della non troppo eletta schiera.

Tonali, l’italiano più pagato

Si dà il caso che questo sia proprio il mercato dei mediani dove, per estensione, ci sentiamo di inserire non solo i gregari faticatori ma i centrocampisti con più estro, più di un classico “4”, ovviamente molto meno di un 10. Se Sandro Tonali, geometra e non architetto, è diventato il calciatore italiano più pagato di sempre, qualcosa vorrà dire. Lì nel mezzo sta, naturalmente, anche Nicolò Barella, in cima ai desideri di tanti club, giocatore elettrico ma di sostanza, e vi troviamo il giovane Cesare Casadei, forse il migliore tra gli attuali “azzurrini” un po’ scornati dalle recenti esperienze. Per non dire di Davide Frattesi, il più ricercato e infine approdato all’Inter. Il primo rilevante acquisto di questa sessione estiva, il ventisettenne Ruben Loftus-Cheek, è stato preso dal Milan per sostituire proprio Tonali. E il britannico ha indossato alla svelta la maglia con l’8, perché i numeri sono anch’essi un linguaggio, persino in un’epoca di ruoli liquidi. Forse perché nel gran cruciverba del centrocampo, ogni incastro deve funzionare bene. E senza un mediano più o meno tradizionale, senza un ordinatore di conti, quei conti non tornano.

Da Furino a Gattuso, da Ancelotti a Oriali, centrocampisti vincenti

Il nostro calcio è reduce da tre inattese (e perdute) finali europee, però manca da due edizioni dei mondiali e addirittura da quattro Olimpiadi. L’Under 21, storica miniera azzurra, è stata appena maltrattata all’Europeo e ha perduto di nuovo i Giochi: effetto collaterale della centralità dei mediani? Sarà ingeneroso, ma queste figure di raccordo hanno poco fascino, più naturale esaltarsi per punte e fantasisti: cioè le figure che, insieme al portiere, determinano i risultati e imprimono il segno che resta. La via di mezzo, si sa, è quasi sempre un compromesso. Tuttavia, il calcio italiano ha costruito cattedrali con i mattoni portati dai centrocampisti, si pensi alla Juve di Furino e Bonini, al Napoli di Bagni, al Milan di Gattuso. Senza Ancelotti, niente Roma di Liedholm e niente Milan di Sacchi. Senza Berti, niente Inter dei record del Trap. Senza Oriali, Marini e Gattuso non avremmo vinto i mondiali dell’82 e del 2006. Nessuno di questi personaggi, però, è mai stato il cuore del mercato estivo, mai è esistita una stagione tanto dominata dai mediani.

La “medianità”, fenomeno molto italiano

Forse è un problema più ampio. Forse siamo di fronte a una contrazione del talento puro, e il nostro calcio impoverito ricomincia dalle basi, colando cemento nelle fondamenta. Forse questa “medianità” diffusa è solo la versione calcistica di una medietà che riguarda molti aspetti della società italiana, cominciando dalla politica, dove ai draghi del passato sono subentrate generazioni di professionisti ben che vada normali e mal che vada mediocri. Oppure, invece, è solo un cambio di stagione, e nelle serre stanno già germogliando meravigliosi numeri 9, indimenticabili 10, mirabili portieri e favolosi incursori. E comunque, quella canzone di Ligabue resta molto bella.

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