Alvaro Morata tra Italia, casa e pallone: è lui l’uomo perfetto per le squadre della serie A
di Domenico MarcheseMilano la città in cui si sono conosciuti, Torino la seconda casa, Roma un pezzo di cuore. La trattativa più calda di questi giorni, la corsa per Alvaro Morata che coinvolge Juventus, Inter e Roma, sembra più un album di famiglia per l'attaccante e per sua moglie Alice Campello. L'Italia è la loro seconda casa: affermazione scontata per la modella veneziana, meno per lo spagnolo, cresciuto a Madrid prima di legare indissolubilmente la sua vita al nostro Paese non solo per il rotolare del pallone. L'amore è scoccato a Milano, dove si sono conosciuti nel 2016 quando Alvaro era ancora un giovane calciatore in attesa di spiccare il volo: sette anni dopo la famiglia si è allargata, con l'arrivo di quattro figli, e Morata è ancora al centro dei desideri del calcio italiano. L'usato sicuro che non tradisce le aspettative e che non ha bisogno di ambientamento: la clausola da 20 milioni lo rende anche appetibile per le big italiane, iscritte alla corsa per l'ex bianconero per risolvere i probl…
Milano la città in cui si sono conosciuti, Torino la seconda casa, Roma un pezzo di cuore. La trattativa più calda di questi giorni, la corsa per Alvaro Morata che coinvolge Juventus, Inter e Roma, sembra più un album di famiglia per l'attaccante e per sua moglie Alice Campello. L'Italia è la loro seconda casa: affermazione scontata per la modella veneziana, meno per lo spagnolo, cresciuto a Madrid prima di legare indissolubilmente la sua vita al nostro Paese non solo per il rotolare del pallone. L'amore è scoccato a Milano, dove si sono conosciuti nel 2016 quando Alvaro era ancora un giovane calciatore in attesa di spiccare il volo: sette anni dopo la famiglia si è allargata, con l'arrivo di quattro figli, e Morata è ancora al centro dei desideri del calcio italiano. L'usato sicuro che non tradisce le aspettative e che non ha bisogno di ambientamento: la clausola da 20 milioni lo rende anche appetibile per le big italiane, iscritte alla corsa per l'ex bianconero per risolvere i problemi in attacco.
Un uomo tutto casa e pallone
L'ingresso di Alice Campello nell'universo di Morata l'ha costretto ad allargare il cuore: non più il pallone come unico centro di gravità della sua vita. Fin da piccolo il rapporto con il calcio è stato simbiotico: al Colegio el Prado, dove ha studiato fino alle superiori, nella sua testa c'era soltanto il futuro da calciatore, la maglia dell'Atletico Madrid che nonno Ignacio venerava come una religione. Lo studio era un ostacolo più che un dovere, tanto che quando arrivò la chiamata dei Colchoneros, un sogno per il nonno e per Alvaro, papà Alfonso bloccò tutto: era stato bocciato e lo studio per la famiglia Morata era una priorità. Rimase al Prado, una piccola società del quartiere in cui è cresciuto. Finalmente nel 2005 arrivò l'occasione tanto attesa, l'Atletico bussò nuovamente alla sua porta dando il via alla rincorsa per spiccare il volo: due anni con i biancorossi, prima di passare al Getafe per una stagione fino alla chiamata del Real Madrid. Nel 2010 arrivò anche la promozione nella seconda squadra, il Real Castilla, anticamera del Real di Mourinho, che si accorse di lui portandolo in tournée negli Stati Uniti: lo stesso allenatore che oggi ritroverebbe alla Roma, chiudendo di fatto un cerchio.
Maglie pesanti in contrapposizione
Se nel settore giovanile ha vestito le maglie di entrambe le squadre di Madrid, questo dualismo si è riproposto anche nel corso della sua carriera da "adulto" e che potrebbe ritornare se decidesse di accettare la corte dell'Inter: dal derby di Madrid al derby d'Italia. Dopo aver esordito con i Blancos, lasciò per due anni la Spagna trasferendosi alla Juventus, una scommessa vinta dal club e dal calciatore. In due anni Morata lasciò il segno, costruendosi una reputazione in campo e una fitta rete di amicizie fuori: fu in questo biennio che conobbe Alice, sposandola nel 2017 nella basilica del Redentore a Venezia, costruendo anche una profonda amicizia con Paulo Dybala, che potrebbe ritrovare alla Roma. Ironia della sorte il suo rendimento spinse il Real ad esercitare il diritto di "recompra": per 30 milioni il suo futuro sarebbe stato Blanco. Un sogno che si realizza, direbbero in molti, ma in realtà a trasferirsi fu soltanto il corpo di Morata, mentre il cuore rimase legato all'Italia. Nel lungo girovagare che lo portò prima al Chelsea quindi lo fece ritornare all'Atletico Madrid, il nostro Paese è sempre rimasto nel suo cuore. Finché nel 2020 arrivò la sua seconda occasione italiana, ancora una volta non a titolo definitivo: la Juventus lo prese in prestito oneroso dall'Atletico per 10 milioni, rinnovando il prestito l'anno successivo. Fino al ritorno a Madrid, ancora con i Colchoneros: il sogno del nonno, ma non più quello di Alvaro.
La sua vita a stretto contatto con l'Italia
Indipendentemente dalla scelta che farà, Morata è legato sentimentalmente alla Juventus. A Vinovo prima e alla Continassa poi ha vissuto momenti bellissimi ma anche tristi, costruendo la sua personalità dentro e fuori dal campo, perfezionando l'italiano e imparando che nel calcio ci sono gerarchie, regole, compagni di squadra ambiziosi come te. "All'inizio tirava sempre in porta. A un certo punto Tevez ha iniziato a guardarlo un po' di traverso, allora lui non ha tirato più!" è stato l'aneddoto raccontato da Allegri, uno dei suoi più grandi estimatori. Non sono mancati gli spigoli e quando li colpisci, o li sfiori soltanto, fanno dannatamente male, specialmente a chi in campo prova a nascondere la sensibilità con l'agonismo e l'intensità. Ma la stima professionale non viene intaccata dagli episodi: "Alvaro è un giocatore da partita secca, le decide - spiegò qualche anno dopo Allegri -. Noi andammo in finale nel 2015 perché ha segnato in semifinale due volte con il Real e in finale con il Barcellona. In Coppa Italia entrò e fece gol: nelle partite secche è micidiale. Nella vita, piaccia o non piaccia, ci sono le categorie". Fece gol anche contro l'Italia agli ultimi Europei, con la maglia della Spagna, rete che avrebbe potuto cancellare dalla storia il trionfo azzurro: ai rigori, però, sbagliò quello decisivo, condannando gli iberici. Preservando inconsciamente l'amore per l'Italia, tornato a pervadere il suo cuore in questo caldo mercato estivo in cui è l'oggetto del desiderio delle grandi in cerca di riscatto.