I big rimasti e le potenziali stelle arrivate, dal mercato una Serie A più ricca
di Emanuele Gamba , Giulio CardoneVictor Osimhen
(agf)Alla fine della fiera, e che gran fiera lunga tre mesi è stata, la Serie A ne esce arricchita di soldi e non impoverita a livello tecnico, come se avessimo finalmente trovato la formula per reggere il peso della concorrenza spendendo (e non spandendo) idee più che denaro. L’ultima annata di coppe europee, d’altronde, ha raccontato le nostre ragioni: forse non ci siamo discostati molto da quelle.
La serie A in attivo
La serie A è il terzo campionato per saldo attivo nel calciomercato appena finito. Era secondo fino a un paio di giorni fa, poi l’operazione Pavard (trenta milioni in meno di qua, trenta in più di là) ha causato il sorpasso della Bundesliga, ma è un dettaglio tutto sommato irrilevante. Detto che il campionato con lo sbilancio più evidente, a pro…
Alla fine della fiera, e che gran fiera lunga tre mesi è stata, la Serie A ne esce arricchita di soldi e non impoverita a livello tecnico, come se avessimo finalmente trovato la formula per reggere il peso della concorrenza spendendo (e non spandendo) idee più che denaro. L’ultima annata di coppe europee, d’altronde, ha raccontato le nostre ragioni: forse non ci siamo discostati molto da quelle.
La serie A in attivo
La serie A è il terzo campionato per saldo attivo nel calciomercato appena finito. Era secondo fino a un paio di giorni fa, poi l’operazione Pavard (trenta milioni in meno di qua, trenta in più di là) ha causato il sorpasso della Bundesliga, ma è un dettaglio tutto sommato irrilevante. Detto che il campionato con lo sbilancio più evidente, a proprio favore, tra entrate e uscite è la Championship, la seconda divisione inglese, ingrassata dai molti soldi che le ha rovesciato addosso la Premier specie per saccheggiare le retrocesse a colpi di 30-40 milioni a giocatore, la serie A chiude la campagna trasferimenti con un saldo attivo che sfiora i 156 milioni (dati Transfermarkt), più o meno in linea con Bundesliga (195) e Liga (129) ma nettamente superiore ai tornei che puntano quasi tutto sull’esportazione, a partire dalla Ligue 1 per finire con le prime divisioni argentina o brasiliana e i campionati europei di secondo livello come la Liga portoghese o la Eredivisie olandese, serbatoi di talento per i club di ricchezza medio-alta, inclusi i nostri.
Lukaku in azione durante Roma-Milan
Kim e Milinkovic gli unici addii pesanti
La Premier ha sfondato il miliardo di passivo: ne ha spesi due e mezzo, ne ha incassati 1,4. È un altro mondo. I sauditi hanno scucito 846 milioni (per ora) e ricavato qualche spicciolo: da loro il flusso del denaro è unidirezionale. La serie A ha invece speso molto (848 milioni) e incassato di più (esattamente un miliardo), senza tuttavia apparentemente rimetterci in competitività, anzi. Il nostro campionato ha perso due soli giocatori veramente dirimenti, Kim e Milinkovic, che però da noi aveva fatto tutto sommato il suo tempo. E poi c’è Tonali, certo, ma il suo viaggio verso Newcastle può essere visto come un doppio arricchimento: per il Milan, che con i soldi incassati dalla sua cessione ha finanziato una campagna acquisti molto interessante, e per il nostro calcio in generale, che ha bisogno che alcuni dei suoi talenti si confrontino in realtà diverse, su livelli più alti e con esperienze formative, discorso che vale anche per Vicario e Udogie, la cui avventura in Premier farà del bene alla nazionale di Spalletti.
I giocatori scelgono la serie A
L’essenziale era evitare il saccheggio e quello è stato evitato: non c’è stato un esodo di massa e anzi la sensazione è persino di aver tirato in giro qualche fregatura. Si può discutere, per esempio, chi sia più bravo tra Onana e Sommer (i risultati dicono Sommer), di sicuro il camerunense (venduto per 55) non vale nove volte lo svizzero (comprato per 6). Abbiamo lavorato molto bene suoi parametri zero, specie la Roma: significa che i giocatori ci scelgono. C’è un’operazione molto significativa, che spiega assai: il Bologna ha dato Dominguez al Fulham prendendo in cambio un valore sicuro come Freuler e persino un conguaglio di 10 milioni (lo svizzero è in prestito, ma il riscatto è su cifre modeste). Ci ha guadagnato sul piano economico e come minimo non ci ha rimesso su quello tecnico.
Da Osimhen a Maignan, le stelle sono rimaste
Le nostre stelle internazionali sono rimaste tutte: Osimhen, Kvara, Leao, Lautaro, Vlahovic, Barella, Immobile, Dybala, Maignan, Rabiot e adesso anche Lukaku. Qualcuna, almeno a livello potenziale, se n’è aggiunta: Pulisic, Thuram, Aouar e Reijnders sono vicini al primo livello, Beltran, El Bilal Touré, Musah, Lindström, Chukwueze, Isaksen ci possono arrivare e intanto aggiungono quanto meno curiosità a un campionato che non ha motivi per piangersi addosso.