ROMA - Un'altra bandiera del calcio italiano viene ammainata. Gigi Riva, prima storico bomber, poi dirigente della Nazionale dal 1990, lascia l'azzurro dopo 50 anni. "Me ne vado in punta di piedi, anche se Abete mi vorrebbe ancora. Ho appena comunicato la mia decisione - spiega l'ormai ex team manager dell'Italia - al presidente della Federcalcio e al direttore generale Antonello Valentini. Mi ha fatto un piacere enorme vedere che loro sarebbero disposti ad aspettarmi ancora".
Un'icona del nostro calcio, capace di unire idealmente sportivi e tifosi di generazioni diverse. Anche chi non ha avuto la fortuna di ammirare le sue gesta tecniche e di grande goleador, vede in Riva un campione autentico e inossidabile di fronte allo scorrere del tempo. Le leggenda di Riva nasce a Cagliari, dove l'attaccante originario della provincia di Varese approda all'età di appena 19 anni. Con la Sardegna nasce un rapporto viscerale, di profondo amore, al punto che Rombo di Tuono chiuderà la sua carriera in rossoblu, realizzando la bellezza di 164 reti in 315 partite e conquistando uno storico scudetto nel 1970.
Altrettanto intenso è il suo rapporto con la maglia azzurra, con la quale si laurea campione d'Europa nel 1968 e vice campione del mondo nel 1970. Appartiene ancora a lui il record di gol segnati con la Nazionale italiana, ben 35 reti nello spazio di 42 partite. L'esordio in azzurro avviene nel 1965, a 21 anni non ancora compiuti, e suo è il gol del 3-2 nella leggendaria semifinale Italia-Germania 4-3 di Messico 1970.
Prototipo dell'attaccante moderno, Riva si dimostra una punta completa, dotata di potenza, scatto bruciante, abilità nel gioco aereo e in acrobazia. Le sue gesta sportive fanno il giro del mondo, tanto da portarlo nel 1969 a sfiorare la vittoria del pallone d'oro, dove si classifica secondo con soli 4 punti in meno di Rivera. Il suo "sinistro" potente e fulmineo, capace di sorprendere i portieri avversari anche da notevole distanza, unito alla sua esplosività atletica, gli valgono il soprannome Rombo di Tuono, coniato da Gianni Brera.
Riva, una volta abbandonato il calcio giocato a soli 31 anni per una serie di infortuni, indossa i panni del dirigente e dimostra anche in questa nuova veste tutto il suo carisma e la sua professionalità. Dopo la breve esperienza da presidente del Cagliari tra il 1986 ed il 1987, approda in Nazionale nel 1990, prima come dirigente accompagnatore e poi come team manager, incarico ricoperto anche ai Mondiali di Germania 2006. Lo scandalo di Calciopoli rischia di alterare gli equilibri dello spogliatoio azzurro, ma il ct Lippi, grazie al determinante aiuto di Riva, riesce a far scudo attorno alla squadra e guida l'Italia verso la vittoria della sua quarta Coppa del Mondo.
Proprio come da calciatore, ancora una volta sono gli acciacchi fisici a costringere Riva a dire addio all'azzurro. "Abete voleva che arrivassi fino al Mondiale del prossimo anno - spiega Rombo di Tuono - ma i dolori all'anca e alla spalla, aggiunti al disagio per le trasferte, non me lo consentono. Fisicamente non ce la faccio più".
Il presidente della FIGC, Abete, spera in un ripensamento: "Lo vogliamo con noi al Mondiale. Riva non sarà sostituito, il posto è suo e lo aspettiamo". Difficile che Rombo di Tuono, conoscendo il carattere forte e deciso che lo ha sempre contraddistinto, torni sui suoi passi. Rimpiazzarlo non sarà affatto semplice.
Un'icona del nostro calcio, capace di unire idealmente sportivi e tifosi di generazioni diverse. Anche chi non ha avuto la fortuna di ammirare le sue gesta tecniche e di grande goleador, vede in Riva un campione autentico e inossidabile di fronte allo scorrere del tempo. Le leggenda di Riva nasce a Cagliari, dove l'attaccante originario della provincia di Varese approda all'età di appena 19 anni. Con la Sardegna nasce un rapporto viscerale, di profondo amore, al punto che Rombo di Tuono chiuderà la sua carriera in rossoblu, realizzando la bellezza di 164 reti in 315 partite e conquistando uno storico scudetto nel 1970.
Altrettanto intenso è il suo rapporto con la maglia azzurra, con la quale si laurea campione d'Europa nel 1968 e vice campione del mondo nel 1970. Appartiene ancora a lui il record di gol segnati con la Nazionale italiana, ben 35 reti nello spazio di 42 partite. L'esordio in azzurro avviene nel 1965, a 21 anni non ancora compiuti, e suo è il gol del 3-2 nella leggendaria semifinale Italia-Germania 4-3 di Messico 1970.
Prototipo dell'attaccante moderno, Riva si dimostra una punta completa, dotata di potenza, scatto bruciante, abilità nel gioco aereo e in acrobazia. Le sue gesta sportive fanno il giro del mondo, tanto da portarlo nel 1969 a sfiorare la vittoria del pallone d'oro, dove si classifica secondo con soli 4 punti in meno di Rivera. Il suo "sinistro" potente e fulmineo, capace di sorprendere i portieri avversari anche da notevole distanza, unito alla sua esplosività atletica, gli valgono il soprannome Rombo di Tuono, coniato da Gianni Brera.
Riva, una volta abbandonato il calcio giocato a soli 31 anni per una serie di infortuni, indossa i panni del dirigente e dimostra anche in questa nuova veste tutto il suo carisma e la sua professionalità. Dopo la breve esperienza da presidente del Cagliari tra il 1986 ed il 1987, approda in Nazionale nel 1990, prima come dirigente accompagnatore e poi come team manager, incarico ricoperto anche ai Mondiali di Germania 2006. Lo scandalo di Calciopoli rischia di alterare gli equilibri dello spogliatoio azzurro, ma il ct Lippi, grazie al determinante aiuto di Riva, riesce a far scudo attorno alla squadra e guida l'Italia verso la vittoria della sua quarta Coppa del Mondo.
Proprio come da calciatore, ancora una volta sono gli acciacchi fisici a costringere Riva a dire addio all'azzurro. "Abete voleva che arrivassi fino al Mondiale del prossimo anno - spiega Rombo di Tuono - ma i dolori all'anca e alla spalla, aggiunti al disagio per le trasferte, non me lo consentono. Fisicamente non ce la faccio più".
Il presidente della FIGC, Abete, spera in un ripensamento: "Lo vogliamo con noi al Mondiale. Riva non sarà sostituito, il posto è suo e lo aspettiamo". Difficile che Rombo di Tuono, conoscendo il carattere forte e deciso che lo ha sempre contraddistinto, torni sui suoi passi. Rimpiazzarlo non sarà affatto semplice.