RECIFE - La partita col Giappone è stata divertente, vista dalla parte del pubblico. Prandelli si è divertito molto meno a vedere gli azzurri sballottati per parecchio tempo dai rapidi e indemoniati avversari, dei quali la tattica di Zaccheroni esalta l'ubiquità in campo, anche se poi in fase difensiva rasentano spesso il masochismo. Lo scampato pericolo ha comunque messo in luce una dote indubbia di questa Nazionale: la capacità di reagire alle situazioni difficili. Adesso, voltata pagina, c'è da prendere atto con soddisfazione che gli azzurri hanno raggiunto un risultato inedito: non erano mai entrati in semifinale nella Confederations Cup, un torneo che non vale certo un Mondiale ma che è comunque importante e che l'Italia, nell'unica partecipazione di 4 anni fa in Sudafrica, aveva fallito, malgrado i campioni del mondo di Lippi godessero ovviamente di maggiore credito dei loro attuali successori.
Ora il duello col Brasile, sabato prossimo a Salvador de Bahia, diventa ancora più affascinante. Dopo avere visto Neymar battere il Messico quasi da solo, perché le azioni determinanti della Seleçao sono state ancora una volta sue, gli azzurri sanno che l'arma del gioco collettivo deve diventare fondamentale per loro, proprio perché la potranno contrrapporre alla squadra che ha esibito il giocatore più fantasioso della Confederations, Neymar appunto: la Seleçao, in questo momento di costruzione della squadra, dipende ancora troppo vistosamente da lui, nel bene e nel male. Alla Nazionale il talento non manca, però è più abituata a pensare il gioco in maniera collettiva, visto che Prandelli sta lavorando da tre anni a questo progetto.
Anche contro il Giappone l'Italia ha mostrato i pregi e i difetti di un'impostazione che richiede a tutti gli interpreti una partecipazione piena: se qualcuno stona, le conseguenze sono più vistose perché anche il singolo è obbligato a muoversi secondo un canovaccio molto preciso: si può esaltare, se la squadra funziona nel complesso, altrimenti rischia di essere frustrato. L'effetto trascinamento di Pirlo e Balotelli si era visto a tratti col Messico, ma i due gioielli della squadra avevano potuto far valere le proprie qualità anche grazie al sacrificio e ai movimenti sincronici di De Rossi e Giaccherini. Zaccheroni, che è un tattico attento, ha cercato subito di bloccare questo meccanismo, attraverso il pressing e la velocità, e vi è in parte riuscito. Nei momenti in cui l'Italia ha giocato con la partecipazione di tutti alla fase difensiva e alla fase offensiva, De Rossi, Pirlo e Balotelli hanno potuto fare un po' di differenza, come contro il Messico. Però è successo soltanto a tratti e le azioni decisive, in fondo, sono state di due gregari, Giaccherini e Giovinco. E' la conferma che l'Italia di Prandelli, se vuole uscire indenne dal confronto con la Seleçao, non può non affidarsi al classico punto di forza della scuola azzurra, che non è un luogo comune: lo spirito di squadra.
Ora il duello col Brasile, sabato prossimo a Salvador de Bahia, diventa ancora più affascinante. Dopo avere visto Neymar battere il Messico quasi da solo, perché le azioni determinanti della Seleçao sono state ancora una volta sue, gli azzurri sanno che l'arma del gioco collettivo deve diventare fondamentale per loro, proprio perché la potranno contrrapporre alla squadra che ha esibito il giocatore più fantasioso della Confederations, Neymar appunto: la Seleçao, in questo momento di costruzione della squadra, dipende ancora troppo vistosamente da lui, nel bene e nel male. Alla Nazionale il talento non manca, però è più abituata a pensare il gioco in maniera collettiva, visto che Prandelli sta lavorando da tre anni a questo progetto.
Anche contro il Giappone l'Italia ha mostrato i pregi e i difetti di un'impostazione che richiede a tutti gli interpreti una partecipazione piena: se qualcuno stona, le conseguenze sono più vistose perché anche il singolo è obbligato a muoversi secondo un canovaccio molto preciso: si può esaltare, se la squadra funziona nel complesso, altrimenti rischia di essere frustrato. L'effetto trascinamento di Pirlo e Balotelli si era visto a tratti col Messico, ma i due gioielli della squadra avevano potuto far valere le proprie qualità anche grazie al sacrificio e ai movimenti sincronici di De Rossi e Giaccherini. Zaccheroni, che è un tattico attento, ha cercato subito di bloccare questo meccanismo, attraverso il pressing e la velocità, e vi è in parte riuscito. Nei momenti in cui l'Italia ha giocato con la partecipazione di tutti alla fase difensiva e alla fase offensiva, De Rossi, Pirlo e Balotelli hanno potuto fare un po' di differenza, come contro il Messico. Però è successo soltanto a tratti e le azioni decisive, in fondo, sono state di due gregari, Giaccherini e Giovinco. E' la conferma che l'Italia di Prandelli, se vuole uscire indenne dal confronto con la Seleçao, non può non affidarsi al classico punto di forza della scuola azzurra, che non è un luogo comune: lo spirito di squadra.