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Nazionale, Buffon: ''Prandelli via? Ansia intempestiva''

Il numero uno azzurro: ''Quello del ct dopo i Mondiali è un non problema''. Fra due partite diventà il giocatore con più gare in nazionale ma non ha alcuna intenzione di mollare: ''Non sarò mai io a dire basta. Solo quando mi diranno fatti da parte ne prenderò atto e saluterò". Poi una stoccata alla crisi: ''Solo da noi tanti processi ai portieri''
dall'inviato FRANCESCO SAVERIO INTORCIA

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FIRENZE - Gigi Buffon, fra due partite raggiungerà Cannavaro a quota 136 presenze in azzurro, diventando il giocatore con più gare in Nazionale. Come si sente?
"Se dovesse accadere, se filerà tutto liscio, sarà il raggiungimento di un bell'obiettivo che però era preventivabile, visto che ho esordito presto in Nazionale. Mi darà soddisfazione enorme, sono stati 16 anni bellissimi, sono qui dal '97, titolare dal '98. Qualche infortunio poteva mettere in seria discussione tutto, ma sono stato perseverante e umile nel rimettermi in gioco. Prenderò tutto con un briciolo di stacco, normale conseguenza di un calciatore che ha cominciato presto e vuole finire tardi. Sono stato anche molto fortunato".
Preoccupato della Bulgaria?
"Moderatamente. La qualificazione ce la meritiamo per quello che abbiamo fatto, ma serve ancora molta attenzione. Affrontiamo una squadra compatta che sa ripartire bene in contropiede e ha esterni pericolosi".
Cesare Prandelli annuncerà il suo addio alla Nazionale non appena ci sarà la qualificazione aritmetica.
"Sinceramente è un non-problema. Come nei club, e a maggior ragione nella Nazionale, i percorsi dei giocatori, e ancora più spesso degli allenatori, sono brevi e si concludono dopo una manifestazione importante. Mi sembra che su questo tema siano tutti colti da un'ansia intempestiva, invece fa tutto parte del gioco e sapremo gestire la situazione nel modo più naturale possibile. Non scordiamoci che a giugno avremo un Mondiale e, con tutto il rispetto per tecnici e giocatori, l'attenzione sarà tutta al nostro risultato, a prescindere da cosa faranno Buffon, Pirlo, De Rossi o Prandelli".
Ma Prandelli vi aveva già avvisati?
"Ci siamo incontrati tre o quattro volte in palestra, fra un esercizio e l'altro ci siamo parlati, ma questo tipo di discorso non è saltato fuori, non è di vitale importanza. Ora vogliamo far bene le partite che ci restano e disputare un grande Mondiale tutti insieme. Poi, com'è giusto che sia, ognuno prenderà la strada che ritiene più opportuna".
Come si sceglie un nuovo ct? Si contattano anche i giocatori più importanti, come in un club?
"Non ne ho idea, noi non mettiamo mai il becco in queste decisioni. Contano il curriculum, il modo di presentarsi, le esperienze recenti. La politica no, e se conta non l'ho mai saputo. L'opinione pubblica sì: è quella che elegge il partito che guida il paese, è quella che può decidere i cambiamenti".
Conte può essere un buon ct?
"Non mi pare che abbia abdicato. Non c'è da parte sua nessuna preclusione ma non ha mai detto che lascerà la Juventus".
E Prandelli alla Juve come lo vedrebbe?
"Il mister avrà chiamate da club prestigiosi, merita una grande squadra, in questi anni in Nazionale si è confermato un allenatore di prim'ordine".
Ci sono già tanti candidati, chi vedrebbe al posto di Prandelli?
"Sono in imbarazzo, non pensavo ci fossero già dei papabili. E' giusto che tutti sognino di allenare la massima espressione calcistica del Paese, ma ora parliamo di nulla. Ci sono talmente tanti tecnici bravi che, il giorno in cui si libererà la panchina dell'Italia, in quattro o cinque giorni si troverebbe il sostituto".
Si è fatto anche il nome di Cannavaro per il dopo-Prandelli.
"L'esperienza pe gestire certe pressioni di spogliatoio non gli mancherebbe. Ma, ripeto, chiedete agli interessati".
Anche Allegri afferma che sarebbe un sogno guidare gli azzurri.
"Gli allenatori chiamati in causa faranno le proprie valutazioni, è inutile suonare la grancassa o fare spot promozionali, è un ruolo che richiede talmente tanta serietà che prima di accettare l'incarico ognuno valuterà se si sente più o meno adeguato".
Può tracciare l'identikit del nuovo ct?
"L'impronta di Prandelli è stata molto importante, ci ha fatto ricredere e capire che si può cercare di raggiungere obiettivi importanti anche divertendoci, sciorinando un bel gioco, anche privilegiando la tecnica a discapito del furore agonistico. Questa è stata la svolta rispetto a un passato, pur glorioso e indimenticabile, della nostra Nazionale. La pietra miliare su cui costruire qualcosa di importante".
E il ruolo etico e sociale della Nazionale?
"Il nuovo ct dovrà conservare il lavoro fatto da Prandelli anche fuori dal campo. Abbiamo vissuto momenti belli di aggregazione, interagito con i nostri tifosi e questo ci ha dato maggiore compattezza e un senso di umanità che non fa male. E' stato apprezzato dalle gente, c'è un patrimonio da non dilapidare".
Ha sentito la dura critica di Prandelli ai giovani?
"E' stato un modo per spronarli al meglio e responsabilizzarli: sono loro il futuro di questa Nazionale, alla fine. E sono anche il presente. E quando sei il presente devi offrire garanzie sotto tutti i punti di vista, dimostrare un senso di responsabilità e di appartenenza molto spiccato".
Cosa ha provato in 134 presenze finora con la Nazionale?
"Passione, senso di gratitudine, onore di rappresentare l'Italia. Quando sei un ragazzo non hai questo tipo di sensazione e di maturità, quando cresci capisci che ci sono aspetti e valori più importanti. Direi che le ultime 110 non sono state per me solo partite di calcio, ma qualcosa di più".
Quali sono stati i momenti più duri?
"La frattura alla spalla prima del Mondiale vinto. L'operazione alla schiena a 32 anni, dicevano che non sarei tornato a giocare. La frattura al dito che mi fece perdere l'Europeo del 2000. Non ho scordato. Nei momenti di dubbio e poca passione, ricordarmi di cosa ho dovuto fare per tornare a essere Buffon mi dà nuova energia".
Prandelli lascia l'Italia, e lei Buffon non ha mai pensato di dire basta?
"No. Non nego l'imbarazzo: in 16 anni tanti altri bravi portieri non hanno avuto spazio per colpa mia e mi dispiace, io ho pensato sempre alla felicità del gruppo, non alla mia. Però penso anche che quando si ha la fortuna e la bravura di far parte dell'élite del calcio italiano non puoi chiudere la porta in faccia a un dono che ti è stato dato. Io non avrò nessun tipo di problema con i futuri allenatori, se decideranno di non convocarmi o di lasciarmi in panchina. Ma rifiutare una chiamata significa sputare su una fortuna, su qualcosa di irrinunciabile che tutti vorrebbero avere ma pochi hanno davvero. Sarebbe una diserzione, ecco. Dire basta sarebbe presuntuoso, io sto agli ordini, quando mi escluderanno saluterò con un sorriso".
E allora Totti e Nesta? Sono "disertori"?
"Io ho avuto la fortuna di giocare in un ruolo diverso. Loro hanno avuto carriere costellate da incidenti importanti, a un certo punto devi anche trovare il modo di preservarti. Penso che siano state scelte, sul momento, molto logiche. Scelte che però non mi rappresentano, non le farei, non le farò. Non dico di essere nel giusto, ma solo che mi comporterò diversamente".
Il week-end è stato molto difficile per lei e gli altri portieri di A.
"Il ruolo è diventato difficilissimo, si cerca la perfezione e spesso si insegue solo il colpevole, sottolineando l'errore e non la bella parata, servirebbe una riflessione su com'è cambiato il nostro mestiere. Siamo l'unico Paese così critico, poi vedi partite internazionali di un certo livello, un paio di giorni prima, e vedi errori che se li facessi io se ne parlerebbe per sei mesi. Fai 12 parate e conta solo quella che non fai. Allora, se è così, dopo un errore un portiere dovrebbe uscire subito: può solo sbagliare ancora, non conta se para sette rigori, per dire. All'estero si commettono vaccate (sic) immani ma non c'è tutta questa critica. Io l'anno scorso ho sbagliato 3 partite su 60: con Sampdoria, Bayern e Brasile. Me le concedete?"
Preferirebbe vincere il Mondiale o la Champions?
"La risposta potrebbe solo dividere l'Italia, non è il caso".
Qual è la Nazionale a cui è più legato?
"Quella che ha vinto, nel 2006. Ma anche quelle di Donadoni e ora questa di Prandelli hanno ottenuto risultati sorprendenti. La più forte, forse, per valori individuali, era quella del 2002-2004".
Soddisfatto del mercato della Juve?
"Sta proseguendo il percorso di maturazione, consapevolezza e miglioramento nato due anni fa con Conte. In Europa ci sono tre o quattro squadre avvantaggiate. In Italia dovremo stare molto attenti".
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