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Italia, Prandelli: "Con la Repubblica Ceca chiudiamo la pratica qualificazione"

Il ct vuole centrare a Torino il pass per Brasile 2014 con due turni d'anticipo: "Non dovremo sbagliare nulla, abbiamo questa grande possibilità". Del futuro si parlerà a qualificazione ottenuta: "Una volta che la otterremo saremo chiari". Il commissario tecnico non ufficializza la formazione

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TORINO - Un unico obiettivo per la partita con la Repubblica Ceca: centrare la qualificazione a Brasile 2014. Prandelli lo dice chiaramente: "Abbiamo la necessità e la volontà di chiudere la pratica qualificazione domani: è una grande possibilità". La sfida allo Juventus Stadium può dare agli azzurri il pass per i Mondiali con due turni d'anticipo. "Non dovremo sbagliare nulla", ha aggiunto il ct azzurro.

Che assicura: "Non ho mai pensato al record. Mi interessa solo la qualificazione in un girone particolarmente difficile. Le squadre dell'Est sono in netta ripresa rispetto a qualche anno fa, c'è molto equilibrio. Noi ci siamo costruiti una grande opportunità con le prestazioni, ora abbiamo un'occasione irripetibile. In alcune partite siamo riusciti a portare a casa il risultato grazie alle grandi parate di Buffon. Ma la squadra ha sempre cercato di essere propositivi, su ogni campo. Nessuno ci ha regalato nulla", dice Prandelli alla vigilia della gara nella quale, con ogni probabilità, proporrà la difesa a 3. "Abbiamo provato anche qualcosa di diverso. Non voglio dare nessun tipo di vantaggio, non possiamo permettercelo", afferma il ct. "Abbiamo provato De Rossi" in posizione più arretrata "ma non dobbiamo soffermarci solo su questa situazione: dobbiamo pensare a giocare con la giusta intensità, se non saremo aggressivi andremo in difficoltà".

Del proprio futuro Prandelli parlerà a qualificazione ottenuta: "Ripeto, la concentrazione massima è per la qualificazione, una volta che l'avremo ottenuta avremo la possibilità di parlare del futuro, dei programmi, dei progetti e saremo chiari per il futuro". Così il ct azzurro Cesare Prandelli, alla vigilia della sfida di qualificazione mondiale contro la Repubblica Ceca. "C'è la tensione giusta - dice a proposito dell'impegno di domani che potrebbe regalare il pass per i Mondiali - Dopo aver visto, analizzato e ascoltato i giocatori, c'è più serenità, c'è la consapevolezza che anche soffrendo siamo stati in gara fino all'ultimo e saper soffrire è una qualità. E domani, in certi momenti, saremo altrettanto sofferenti ma dobbiamo trasmettere serenità, convinzione e determinazione".

Negli ultimi anni, dopo Calciopoli, i rapporti tra la Juventus e la Figc sono stati a dir poco tesi. La gara di domani, allo Juventus Stadium, può rappresentare un segnale di distensione: "Giochiamo nello stadio più bello d'Italia e forse d'Europa. E' un impianto sempre pieno, molti vengono per vedere la Nazionale che da tempo non viene a Torino", dice il ct evidenziando che "negli ultimi mesi c'è stata grande collaborazione con la dirigenza juventina, abbiamo trovato un entusiasmo straordinario finora e sono convinto che sarà così anche domani sera". Entusiasmo che si è manifestato anche con gli applausi a Balotelli: "I cori per Mario fuori dall'albergo del ritiro? Da Torino me lo aspettavo", dice il ct".

Con la Repubblica Ceca Gigi Buffon toccherà il record di 136 presenze in Nazionale: il portiere parla del valore della maglia azzurra. "La Nazionale, soprattutto nei momenti più difficili del calcio italiano, ha saputo vivere una vita a sé stante. Nel momento più negativo sono arrivati i risultati migliori e questo significa che noi giocatori sentiamo una grande appartenenza, una grande responsabilità". Gli stimoli ancora ci sono: "E' una sfida, perché se voi a 35, 36 anni pensate che io sia sul viale del tramonto ed invece dimostro che lo deciderò io, è una grande sfida". Su quando deciderà di smettere, aggiunge: "Forse un giorno che farò un allenamento senza la passione giusta, la voglia di migliorarmi ancora vorrebbe dire che sarebbe ora di smettere perché non avrebbe più senso". Buffon, alla vigilia della presenza n.136, pensa ai suoi esordi: "Quando ero ragazzo le cose facili non mi piacevano e non mi piacciono nemmeno adesso - afferma ricordando il debutto contro la Russia a Mosca - Malgrado i miei 19 anni risposi molto bene, almeno fino a quando ho sentito scorrere il sangue nelle vene, perchè dopo mezzora ero ibernato completamente e meno male che non hanno più tirato in porta". Alla domanda se vorrebbe vincere il secondo titolo mondiale con la maglia della Nazionale o la Champions League con quella della Juventus, infine, risponde: "L'italia, come dico spesso, è gia divisa, quindi cerchiamo di unirla. Mi piacerebbe vincerle tutte e due, così da far felice i tifosi Juve e l'Italia intera".

 
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