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Conte: ''Un orgoglio guidare la nazionale. L'ingaggio? Risponderò con i fatti''

Il nuovo ct si presenta: ''Non pensavo di tornare in panchina dopo poco più di un mese, arrivo nel top dei top club. Mi piacciono le sfide difficili ma sono convinto che possiamo risollevarci. Lavorerò affinchè la vittoria diventi una dolce condanna anche per la nazionale". Sulle scelte: ''Ripartirò dal blocco Juve, chiamerò solo chi merita. Pirlo? Dovrò parlargli''. Via il codice etico: ''Deciderò io se chiamare uno squalificato'' Sul divorzio dalla Juve: ''Rapporto esaurito''
di MATTEO PINCI

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ROMA - Si è presentato sorridente nel nuovissimo completo D&G realizzato su misura per lui dallo sponsor della Nazionale. Al suo fianco, all'ingresso nella sala conferenze dell'hotel Parco dei Principi non il presidente Tavecchio che lo avrebbe poi affiancato nel debutto davanti ai microfoni, ma il volto ingombrante di Claudio Lotito. Inizia così l'avventura azzurra di Antonio Conte: sorridente, per nulla stressato, anche auto ironico quando rispolvera il tormentone dell'"agghiacciante" di fronte alle domande meno gradite. Di certo, il neo ct azzurro - che poi si è fermato a pranzo con il presidente e il numero uno della Lazio - tiene ad affermare i cardini del proprio progetto sportivo, e lo fa con lo stesso stile e lo stesso spirito che lo aveva contraddistinto alla Juventus: "Ma non solo alla Juve, voglio che la mia Italia abbia lo spirito che hanno avuto tutte le mie squadre. Sono contento di affrontare una sfida intrigante in un momento non semplice per il nostro calcio".
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"LA VITTORIA DOLCE CONDANNA, LA CHIAMATA VA MERITATA" -
Il tecnico più pagato della storia della Federcalcio non sfugge alle responsabilità di chi sa di essere condannato a vincere: "La vittoria è una dolce condanna", il suo manifesto. "Vivo per la vittoria, per me quando perdo è una morte apparente per un paio di giorni. Sono qui per portare questa mentalità, voglio far sentire la differenza che c'è tra vincere e perdere o vincere e pareggiare. Lavoreremo perché la vittoria diventi una dolce condanna anche per la nazionale". E per farlo, la strada è una sola: niente divismi, niente prime donne, ma sacrificio: "Io do il massimo e chiedo il massimo ai miei giocatori". Quasi un avviso indiretto a Balotelli: "La convocazione va meritata sempre, e l'unico giudice sono i miei occhi e quelli dei miei collaboratori, per nessuno la Nazionale può essere una cosa scontata. Preferisco un buon giocatore che sia un grande uomo piuttosto che un grande giocatore che è un buon uomo. Sono i grandi uomini che ti tirano fuori dai momenti di difficoltà". Non parlategli di codice etico, però: "Il codice non mi piace, fa pensare agli avvocati. Io parlo di comportamenti. La necessità impellente è diventare una squadra con la "esse" maiuscola. È il talento che deve mettersi a disposizione della squadra, se ci riusciamo possiamo colmare il gap che ci separa da altri club".
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"NESSUNO PUÒ IMPORMI SCELTE, RIPORTERÒ L'ANSIA DELLA CHIAMATA" -
Semmai, questo tasto evoca il problema degli sponsor e le possibili ingerenze della Puma, che pagherà un'ampia fetta del suo ingaggio e sponsorizza anche alcuni giocatori, nelle scelte del ct. A cominciare dal solito Balotelli. Inevitabile che il neo tecnico le rigetti con forza: "Chi mi conosce - ringhia - sa che niente e nessuno potrà impormi una decisione. Non mi affiderò agli sponsor ma ai miei occhi, che saranno l'unico giudice. La Nazionale non deve essere scontata per nessuno: voglio riportare l'ansia positiva di meritare la convocazione. Meglio avere 25 giocatori con passione, magari anche più scarsi, che giocatori che credono che tutto gli sia dovuto". Passaggio anche sull'ombra del calcio scommesse e quella squalifica di 4 mesi. Conte, sul tema, ribadisce quanto disse all'epoca: "Continuo a pensare che sia stata una squalifica ingiusta, è stato un grande dolore. Ma è stato un percorso che mi ha aiutato a crescere e oggi dopo un anno e mezzo essere qui credo sia la risposta migliore". Risposta sfuggente invece sul numero degli scudetti della Juve: per la Federcalcio sono 30, per il club 32, compresi quelli revocati per Calciopoli. "Per me contano gli 8 che ho vinto io, 5 da giocatore e 3 da allenatore".
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BLOCCO JUVE E PIRLO - Della Nazionale di tutti i giorni si è scritto molto. Più complicato magari riuscire ad attuarla, ma Conte ha le idee chiare anche su questo tema: "Credo sia fondamentale dare un'impronta di squadra, normalmente l'ho fatto lavorando 30 giorni al mese con i miei ragazzi, stavolta lo farò lavorandone 10, dovremo massimizzare gli sforzi. Cercheremo compatibilmente con gli impegni europei dei club di trovare il modo di fare degli stage, da parte mia c'è massima apertura nei confronti delle società, dobbiamo lavorare insieme: una nazionale come l'Italia deve tornare ad essere protagonista". E per farlo è pronto a puntare sul blocco che conosce meglio, quello della sua Juventus: "Spesso il selezionatore, avendo poco tempo per lavorare, si è sempre affidato a dei blocchi di squadre, vedi la Germania o la Spagna. Io dovrò cercare di individuare un blocco storico, come quello juventino, su cui lavorare con le mie idee". Del blocco però non è ancora certo farà parte anche Pirlo, che prima del Mondiale aveva detto addio all'azzurro, salvo poi fare una timida retromarcia: "Con Andrea - spiega Conte - è inevitabile che dovrò parlarci, voglio che mi dica cosa sente e che senta la voglia di tornare in nazionale". CHe non la percepisca, insomma, come un atto dovuto.
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