Paolo Vanoli, ct dell'Under 19: la sua squadra è in semifinale all'Europeo di Germania e giocherà il Mondiale Under 20 nel 2017, dopo nove anni di assenza. Le Nazionali azzurre tornano ad avere speranza nel futuro.
"Resto dell'idea che il lavoro sui giovani non vada analizzato solo pensando al risultato del campo. Ma in questo caso, certo, i risultati positivi aiutano a evidenziare che è stato fatto un buon lavoro con questo gruppo".
E' giusto parlare di sorpresa azzurra?
"Non esattamente. Questa è una squadra che non perde da un anno e che in questo periodo ha affrontato avversarie molto difficili: siamo una sorpresa solo per chi non ci ha seguito con attenzione. Però è vero che, ricordando il rendimento delle nostre squadre nel passato, nessuno se lo sarebbe mai aspettato. Tutti si stupiscono, noi eravamo coscienti del nostro valore, dei nostri punti di forza come dei punti deboli. Stiamo raccogliendo i frutti di un lavoro cominciato sei anni fa con Sacchi e dimostrando che se si ha pazienza si può andare lontano".
Lei ha segnato con il Parma in finale a Mosca contro l'Olympique Marsiglia nell'ultima coppa Uefa vinta dall'Italia. Era il '99, i suoi giocatori attuali erano appena nati.
"Eh già, è così, nessuno di loro si ricorda del mio gol. Ma se l'ultimo a vincere la Coppa Uefa sono stato io, vuol dire che è passato tanto, troppo tempo in cui il calcio italiano non ha saputo reagire alla crisi e rinnovarsi e in Europa ha perso terreno, a livello di club come di nazionali. Questi ragazzi hanno fatto qualcosa di fantastico, con l'organizzazione e la voglia di migliorarsi hanno colmato il gap rispetto alle altre nazionali. Nelle squadre che affrontiamo, troviamo ragazzi che hanno giocato almeno già 30-35 partite nelle seconde squadre. Sul piano del ritmo, dell'intensità, della fisicità, gli altri sono avanti. Ma l'Italia di Conte ci ha dato un esempio da seguire: conta il collettivo, poi vengono i talenti".
Cosa propone per favorire i giovani in Italia?
"Non so dire se servano le seconde squadre o altre riforme. Sul piano federale, le Nazionali azzurre hanno lavorato benissimo, nonostante alcune difficoltà con i club. Forse dovremmo smetterla di inseguire un modello straniero: nel calcio come in ogni campo lavorativo, se gli italiani mettono voglia, laboriosità, creatività, non ce n'è per nessuno. Troviamo noi un sistema. Negli ultimi mesi abbiamo parlato sempre del Belgio, poi all'Europeo abbiamo vinto nettamente...".
Che squadra è, quest'Italia?
"Un gruppo che ha valori tecnici e morali. Ragazzi consapevoli di trovarsi a un bivio, alcuni esplodono, altri si perdono. Hanno un po' di paura di non trovare spazio in prima squadra, è comprensibile. Ma sono compatti, una squadra vera. Io ho imposto poche regole, chiare. Ho proibito il telefono in sala massaggi, è un momento in cui bisogna ascoltare il proprio corpo e parlarsi con i compagni. E ho vietato le cuffiette: devono vivere l'arrivo allo stadio, il senso di vuoto che provavo io. E poi così mi ascoltano anche sul pullman. Bastano poche regole".
Lei sarà assistente tecnico di Ventura con la Nazionale A, per decisione del presidente Tavecchio che vuole dei ct cresciuti in casa.
"Per me che vengo dalla gavetta è una laurea, una soddisfazione immensa. Mi auguro di poter essere un esempio positivo per tutti gli altri tecnici bravi che ci sono in Federazione. In fondo la Germania campione del mondo ha puntato su Loew che era cresciuto all'ombra di Klinsmann, non è andata a cercare un sostituto all'esterno. Ma parlo in generale, non per me...".
"Resto dell'idea che il lavoro sui giovani non vada analizzato solo pensando al risultato del campo. Ma in questo caso, certo, i risultati positivi aiutano a evidenziare che è stato fatto un buon lavoro con questo gruppo".
E' giusto parlare di sorpresa azzurra?
"Non esattamente. Questa è una squadra che non perde da un anno e che in questo periodo ha affrontato avversarie molto difficili: siamo una sorpresa solo per chi non ci ha seguito con attenzione. Però è vero che, ricordando il rendimento delle nostre squadre nel passato, nessuno se lo sarebbe mai aspettato. Tutti si stupiscono, noi eravamo coscienti del nostro valore, dei nostri punti di forza come dei punti deboli. Stiamo raccogliendo i frutti di un lavoro cominciato sei anni fa con Sacchi e dimostrando che se si ha pazienza si può andare lontano".
Lei ha segnato con il Parma in finale a Mosca contro l'Olympique Marsiglia nell'ultima coppa Uefa vinta dall'Italia. Era il '99, i suoi giocatori attuali erano appena nati.
"Eh già, è così, nessuno di loro si ricorda del mio gol. Ma se l'ultimo a vincere la Coppa Uefa sono stato io, vuol dire che è passato tanto, troppo tempo in cui il calcio italiano non ha saputo reagire alla crisi e rinnovarsi e in Europa ha perso terreno, a livello di club come di nazionali. Questi ragazzi hanno fatto qualcosa di fantastico, con l'organizzazione e la voglia di migliorarsi hanno colmato il gap rispetto alle altre nazionali. Nelle squadre che affrontiamo, troviamo ragazzi che hanno giocato almeno già 30-35 partite nelle seconde squadre. Sul piano del ritmo, dell'intensità, della fisicità, gli altri sono avanti. Ma l'Italia di Conte ci ha dato un esempio da seguire: conta il collettivo, poi vengono i talenti".
Cosa propone per favorire i giovani in Italia?
"Non so dire se servano le seconde squadre o altre riforme. Sul piano federale, le Nazionali azzurre hanno lavorato benissimo, nonostante alcune difficoltà con i club. Forse dovremmo smetterla di inseguire un modello straniero: nel calcio come in ogni campo lavorativo, se gli italiani mettono voglia, laboriosità, creatività, non ce n'è per nessuno. Troviamo noi un sistema. Negli ultimi mesi abbiamo parlato sempre del Belgio, poi all'Europeo abbiamo vinto nettamente...".
Che squadra è, quest'Italia?
"Un gruppo che ha valori tecnici e morali. Ragazzi consapevoli di trovarsi a un bivio, alcuni esplodono, altri si perdono. Hanno un po' di paura di non trovare spazio in prima squadra, è comprensibile. Ma sono compatti, una squadra vera. Io ho imposto poche regole, chiare. Ho proibito il telefono in sala massaggi, è un momento in cui bisogna ascoltare il proprio corpo e parlarsi con i compagni. E ho vietato le cuffiette: devono vivere l'arrivo allo stadio, il senso di vuoto che provavo io. E poi così mi ascoltano anche sul pullman. Bastano poche regole".
Lei sarà assistente tecnico di Ventura con la Nazionale A, per decisione del presidente Tavecchio che vuole dei ct cresciuti in casa.
"Per me che vengo dalla gavetta è una laurea, una soddisfazione immensa. Mi auguro di poter essere un esempio positivo per tutti gli altri tecnici bravi che ci sono in Federazione. In fondo la Germania campione del mondo ha puntato su Loew che era cresciuto all'ombra di Klinsmann, non è andata a cercare un sostituto all'esterno. Ma parlo in generale, non per me...".