HAIFA - La strada per la Russia è una serie infinita di tornanti. L'Italia si è messa alle spalle il primo, passando ad Haifa contro Israele, in una partita che dopo mezzora vinceva comodamente e che invece si è rivelata una fabbrica di patemi inaspettati, dall'incredibile gol a cucchiaio di Ben Chaim a Buffon all'espulsione di un irriconoscibile Chiellini. Per uscire dall'assedio, è servito un gol semplicissimo di Immobile, che non segnava da due anni e ha ripagato così il suo padre putativo al Torino. "Mentre Conte vinceva scudetti io mandavo giocatori in Nazionale", aveva detto Ventura alla vigilia, e Immobile è proprio uno di questi.
"Il primo tempo è stato quasi perfetto, non fosse stato per quel gol", ha ripetuto il ct alla fine. E in effetti l'Italia ha trovato subito il modo di passare, lavorando al fianco sinistro l'avversario, bucando con Antonelli (suo l'assist per Pellè, al nono centro in Nazionale) e con Bonaventura (che si è guadagnato il rigore, trasformato da Candreva). A complicare tutto, però, si è messa la nuova serataccia di Chiellini, che ha perso un pallone dopo l'altro, si è fatto ammonire, ha involontariamente propiziato il gol meraviglioso con cui Israele ha riacceso la partita, e poi si è fatto cacciare fuori a inizio ripresa, anche se in questa circostanza ha speso un fallo dopo un cambio di gioco scriteriato di Candreva. In dieci, e con un tempo davanti, Ventura ha preferito restare con due punte, rinunciare a Bonaventura per inserire Ogbonna, aspettare l'avversario con cinque difensori in linea, in attesa di ripartire. Qui, è servita l'esperienza di Buffon, bravo sul'ex palermitano Zahavi, per conservare il vantaggio.
La notte di Haifa ha confermato i problemi in difesa di questa Nazionale, che ha beneficiato del rientro di Bonucci, prezioso nella direzione e nell'impostazione, ma ha sofferto di nuovo le amnesie di Chiellini: dell'eredità di Conte, Ventura non ha avuto ancora la BBC al completo e nella forma migliore. Di contro, c'è la lieta novella di Verratti, che non giocava titolare da quasi un anno e che si è caricato sulle spalle, con il numero 10, anche il peso della squadra tutta. "Un giocatore di grande spessore", l'ha incoronato il ct. "Sei giorni sono pochi, ma abbiamo seminato un po'. Già sento mia questa Nazionale per partecipazione e determinazione feroce, ripartiamo da qui per colmare il gap con qualsiasi squadra. Non possiamo tornare protagonisti solo a parole, ma se continuiamo a lavorare sì". Tra un mese, con la Spagna a Torino, l'Italia capirà quale destino l'attende nel cammino mondiale.
"Il primo tempo è stato quasi perfetto, non fosse stato per quel gol", ha ripetuto il ct alla fine. E in effetti l'Italia ha trovato subito il modo di passare, lavorando al fianco sinistro l'avversario, bucando con Antonelli (suo l'assist per Pellè, al nono centro in Nazionale) e con Bonaventura (che si è guadagnato il rigore, trasformato da Candreva). A complicare tutto, però, si è messa la nuova serataccia di Chiellini, che ha perso un pallone dopo l'altro, si è fatto ammonire, ha involontariamente propiziato il gol meraviglioso con cui Israele ha riacceso la partita, e poi si è fatto cacciare fuori a inizio ripresa, anche se in questa circostanza ha speso un fallo dopo un cambio di gioco scriteriato di Candreva. In dieci, e con un tempo davanti, Ventura ha preferito restare con due punte, rinunciare a Bonaventura per inserire Ogbonna, aspettare l'avversario con cinque difensori in linea, in attesa di ripartire. Qui, è servita l'esperienza di Buffon, bravo sul'ex palermitano Zahavi, per conservare il vantaggio.
La notte di Haifa ha confermato i problemi in difesa di questa Nazionale, che ha beneficiato del rientro di Bonucci, prezioso nella direzione e nell'impostazione, ma ha sofferto di nuovo le amnesie di Chiellini: dell'eredità di Conte, Ventura non ha avuto ancora la BBC al completo e nella forma migliore. Di contro, c'è la lieta novella di Verratti, che non giocava titolare da quasi un anno e che si è caricato sulle spalle, con il numero 10, anche il peso della squadra tutta. "Un giocatore di grande spessore", l'ha incoronato il ct. "Sei giorni sono pochi, ma abbiamo seminato un po'. Già sento mia questa Nazionale per partecipazione e determinazione feroce, ripartiamo da qui per colmare il gap con qualsiasi squadra. Non possiamo tornare protagonisti solo a parole, ma se continuiamo a lavorare sì". Tra un mese, con la Spagna a Torino, l'Italia capirà quale destino l'attende nel cammino mondiale.