Il pari con la Spagna dà un finale tutto sommato lieto ad una notte da incubo. Gli azzurri però ora non potranno più sbagliare nella corsa alla rassegna iridata in Russia
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TORINO - L'Italia ha salvato la pelle, dopo aver visto l'abisso. Il pareggio contro la Spagna allo Stadium non è il migliore dei risultati possibili, costringerà gli azzurri a inseguire i rivali di qui in avanti, prestando attenzione anche alla differenza reti, ma intanto il rigore realizzato a De Rossi a 8 minuti dalla fine consente alla Nazionale di Ventura di salvare l'imbattibilità nelle qualificazioni che dura da dieci anni e 52 partite e di restare in corsa per l'accesso diretto al Mondiale in Russia. Finisce bene, tutto sommato, una notte da incubo, in cui l'Italia è stata surclassata nel gioco e punita da un clamoroso errore di Buffon, che con una papera drammaticamente epocale ha spalancato la porta al vantaggio spagnolo. E' successo in avvio di ripresa, un'uscita difficile ma possibile si è tramutata in un errore clamoroso, perché, su lancio di Busquets, Gigi non è riuscito a prendere la palla e l'ha lasciata lì, come un regalo prezioso per Vitolo che l'ha comodamente messa in porta. Soltanto questo schiaffo ha scosso l'Italia, che fin lì non aveva dato segni di vita: gli ingressi di Immobile e poi di Belotti hanno dato un po' di verve, un guizzo di Eder è valso il rigore per fallo di Ramos.
Italia-Spagna, il film della partita
L'arbitro, il tedesco Brych, era a due passi e si era sbracciato nel dire che non c'era niente: poi però ha cambiato idea, convinto dal guardalinee Lupp, decisamente più lontano e coperto. De Rossi, premiato prima della gara per aver superato le cento presenze azzurre (ma è a 108, ora, con 19 gol), si è preso la responsabilità più grande per trasformare un tiro pesantissimo e decisivo nell'economia del girone. Se le due squadre non perderanno terreno con le altre, Spagna-Italia del 2 settembre 2017 sarà uno spareggio. Non è stata una bella Italia. Il primo tempo si è rivelato un pianto azzurro, l'apnea sofferta di una squadra che ha rinunciato a giocare e ad aggredire, e piuttosto si è messa in sala d'attesa, accettando di subire l'assedio di un avversario che pure, nei propositi, vorrebbe rinunciare all'armonica ninna nanna del tiki-taka per trovare soluzioni alternative. Ventura ha scelto l'esperienza dei senatori per concedersi un solo azzardo, il debutto di Romagnoli, promosso anche perché protetto da uno schieramento che più abbottonato non si poteva: difesa a cinque, con Florenzi e De Sciglio schiacciati in trincea, e tre mediani in posizione costantemente arretrata. L'Italia non ha fatto un tiro in porta nel primo tempo, manco per sbaglio, e l'unico sussulto è stato un tentativo di fuga di Pellè, azzoppato da Busquets.
A leggere le statistiche al 45', c'era da pensare a un bug del computer, vedendo il possesso palla della Spagna al 73% e il computo dei passaggi, 375 a 122 per gli ospiti. In realtà i numeri si limitavano a certificare il monologo spagnolo, mortificato tuttavia dall'assenza di cattiveria in zona gol, perché Buffon ha vissuto sul filo tutta la prima parte di gara ma poi, alle somme, non ha dovuto fare grandi parate. Eppure due grosse occasioni la Spagna le ha avute e le ha sciupate per eccesso di timidezza, quella che ha reso impalpabile la conclusione ravvicinata di Iniesta dopo uno slalom apprezzabile, e la stessa che ha smorzato il colpo di testa di Piqué da due passi. Montolivo, l'unica sorpresa nella formazione iniziale di Ventura, si è infortunato dopo mezzora mentre cercava un cross e Ramos gli franava addosso (al suo posto, Bonaventura), dopo che Lopetegui aveva perso Jordi Alba per guai muscolari, rimpiazzato da Nacho.
La ripresa si è aperta con il gol facilissimo di Vitolo, che poi, innescato da Koke, ne ha sbagliato un altro altrettanto comodo, in diagonale. E dire che poteva non giocare il secondo tempo, se l'arbitro avesse giudicato con un cartellino diverso dal giallo il tentativo di un calcetto a Bonucci. L'Italia si è aggrappata alla reazione nervosa, ha prodotto qualcosa quando ha inserito due attaccanti freschi e quando, nella disperazione, ha mollato l'àncora della paura. Ha strappato il pari di rabbia, ha persino pensato di poter vincere quando Belotti si è visto annullare il 2-1, per fuorigioco precedentemente sbandierato a Immobile. Sarebbe stato un premio troppo grande. La strada per il Mondiale è tutta in salita. Ma almeno non è finita.