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Il 'dirty' talking' e un campo non al top: così la Svezia può 'spaventare' l'Italia

Darmian palleggia sul terreno di gioco della Friends Arena (afp)
Parlare sporco per fare innervosire l'avversario, soprattutto gli azzurri diffidati (Verratti, Chiellini, Parolo e Immobile). E' una delle armi che può usare la nazionale di Andersson. Ma la vera insidia è il terreno di gioco della Friends Arena
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STOCCOLMA - Sussurrare qualche parolina, nel senso di parolaccia, a Verratti, per farlo ammonire e squalificare in vista della partita di ritorno. Giocare su un campo gibboso, per esserne avvantaggiati. Più varie ed eventuali, spionaggio e controspionaggio tattico inclusi. Col sorriso sulle labbra, ma sapendo bene che alla fine riderà uno solo.

Non è mica dai piccoli particolari che si giudica un giocatore. Ma è anche con i piccoli particolari che si vincono le sfide senza appello. Al nutrito elenco storico delle schermaglie pregara, un tempo archiviate alla voce pretattica, va dunque iscritto questo ventiquattresimo duello calcistico tra Italia e Svezia. E la sorpresa è che l'ascia di guerra - sportiva e lecita, s'intende - l'hanno dissotterrata proprio gli svedesi, cui lo stereotipo attribuisce imperturbabilità e capacità di accettare l'eventuale sconfitta. Prescritto o meglio ammuffito il biscotto di Porto, il famoso…
STOCCOLMA - Sussurrare qualche parolina, nel senso di parolaccia, a Verratti, per farlo ammonire e squalificare in vista della partita di ritorno. Giocare su un campo gibboso, per esserne avvantaggiati. Più varie ed eventuali, spionaggio e controspionaggio tattico inclusi. Col sorriso sulle labbra, ma sapendo bene che alla fine riderà uno solo.

Non è mica dai piccoli particolari che si giudica un giocatore. Ma è anche con i piccoli particolari che si vincono le sfide senza appello. Al nutrito elenco storico delle schermaglie pregara, un tempo archiviate alla voce pretattica, va dunque iscritto questo ventiquattresimo duello calcistico tra Italia e Svezia. E la sorpresa è che l'ascia di guerra - sportiva e lecita, s'intende - l'hanno dissotterrata proprio gli svedesi, cui lo stereotipo attribuisce imperturbabilità e capacità di accettare l'eventuale sconfitta. Prescritto o meglio ammuffito il biscotto di Porto, il famoso 2-2 con la Danimarca che nel 2004 buttò fuori gli azzurri dall'Europeo nel 2004 e per il quale la parte lesa Buffon ha appena ritirato querela assolvendo i presunti pasticcieri in conferenza stampa, restano appunto le schermaglie alla vigilia di un confronto che vale ben più dei due milioni di euro di premio promesso dalla federazione di Stoccolma alla squadra per la qualificazione al Mondiale.

Di Verratti, oltre alle qualità tecniche, è nota la statistica sui numerosi cartellini gialli collezionati in carriera, così Krafth e Rodhen, che giocano in serie A nel Bologna e nel Crotone, hanno ammesso dietro il velo dello scherzo la possibile adozione della celeberrima tattica Materazzi con Zidane, il "dirty talking": parlare sporco per fare innervosire l'avversario. "In Italia c'è nervosismo in campo, potremmo approfittarne". Anche gli altri tre diffidati azzurri, Chiellini, Parolo e Immobile, dovranno fare attenzione. Se sia un piccolo capovolgimento del mondo, dai famosi anni '70 delle monetine al Foro Italico quando Panatta affrontava Borg, lo si capirà dai cinquantamila della Friends Arena, di solito inclini a un tifo caldo ma correttissimo: impossibile, garantiscono da queste parti, che la prevista marea gialla si trasformi per una sera in uno tsunami di incultura sportiva. La vera questione, piuttosto, è quella del campo, che in una partita di calcio non è un dettaglio. Lo stadio di Solna, impianto polivalente, ha ospitato sabato scorso il concerto New Voice, una sorta di karaoke nordico molto popolare da queste partite: quattromila spettatori non sono un'orda, ma la federazione svedese si era impegnata alla rizollatura e le vistose strisce verticali non chiariscono se, quando e soprattutto come sia stata fatta.

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Durante la ricognizione, molti azzurri hanno smoccolato: il rimbalzo del pallone non sarà perfetto, per usare un eufemismo. La situazione potrebbe migliorare o peggiorare in base al dosaggio dell'irrigazione del terreno, la cosiddetta bagnatura: né troppa, né poca, suggerirà la delegazione italiana nella riunione tecnica delle due federazioni col delegato Fifa, il lettone Mezeckis, che ha ratificato l'apertura del tetto della Friends Arena. Le previsioni meteo dicono che forse all'ora della partita pioverà (pochino) e che la temperatura non scenderà troppo (un grado sopra lo zero, nella peggiore delle ipotesi, cinque nella migliore): il tetto fu lasciato chiuso nel marzo scorso, per Svezia-Irlanda, ma soltanto perché c'era il rischio che il prato gelasse.

Quanto allo spionaggio, dopo giorni di appostamenti a Coverciano, lo 007 svedese ha giocato a carte scoperte, spiegando alla stampa locale che il ct Andersson si aspetta un'Italia col 3-5-2, ma che la Svezia è preparata anche all'eventuale 4-2-4 di Ventura: non esattamente uno Sean Connery. In effetti ci sono state vigilie più agitate o velenose o grottesche. Nel 2002 a Cheonan i tifosi coreani fecero un baccano d'inferno sotto le finestre degli azzurri, per tenerli svegli. Nel 2006 a Dortmund i tedeschi ebbero la pessima pensata di stuzzicare i futuri eroi di Berlino, definendoli pizzaioli, che poi non è esattamente un'offesa, a giudicare da quanto prosperano le pizzerie nel Nord Europa. Il paracalcio raggiunse comunque vette tuttora inattaccabili nel 1950, quando la Nazionale arrivò stremata in nave a San Paolo e senza allenamento tecnico, perché tutti i palloni erano presto caduti in mare. All'arrivo in Brasile passò una notte insonne nell'albergo, dove un corpo di ballo argentino si preparava a uno spettacolo di tango: risultato, Italia ko con la Svezia, primo passo verso l'eliminazione. Qui all'hotel Radisson non sono segnalate ballerine, al massimo Tavecchio che rimembra il Tango, il pallone del 1978 al Mondiale. Dove l'Italia deve andare spedita, alla faccia del prato e di tutte le piccole schermaglie di Solna.