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Italia-Svezia, il Mondiale passa dai cambi. Ventura scommette su Jorginho e Gabbiadini

Giampiero Ventura (agf)
Questa sera a Milano (20:45) il ritorno dello spareggio che vale la qualificazione alla rassegna iridata. Tre le novità rispetto alla sfida di andata: Florenzi per rimpiazzare lo squalificato Verratti, Jorginho per De Rossi, Gabbiadini per Belotti. Arbitra lo spagnolo Mateu Lahoz, un top
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MILANO - Ultimo allenamento di rifinitura per gli azzurri, alla Pinetina, a poche ore dallo spareggio con la Svezia a San Siro (20:45), decisivo per l'accesso ai Mondiali. Il ct Ventura, sfruttando il ritiro al centro tecnico dell'Inter, ha fatto svolgere alla nazionale un allenamento con addestramento ai calci piazzati (stasera possibili anche i rigori finali) ed ancora qualche prova di modulo. Confermato l'impiego di Jorginho al posto di De Rossi, e Gabbiadini  in attacco al fianco di Immobile nel 3-5-2. A centrocampo, al fianco del napoletano, spazio a Parolo e Florenzi con Candreva e Darmian sugli esterni.
Dopo l'allenamento ed il pranzo, gli azzurri riposeranno per poi, dopo una merenda nel pomeriggio, partecipare alla riunione tecnica finale, prima della partenza per lo stadio. Mentre gli azzurri si preparano, gli svedesi tentano di giocare d'anticipo e di spostare l'attenzione dalle questioni tecniche a quelle extracalcistiche.
PROVOCAZIONI SVEDESI - Il mediocre arbitraggio a Solna del turco Çakir, che ha lasciato subito impunita la gomitata di Toivonen a Bonucci, dando il via libera al gioco sporco, ha trasformato fatalmente in personaggio centrale della partita di ritorno l'arbitro spagnolo Mateu Lahoz. A San Siro avrà più che mai gli occhi di tutti addosso e l'aggressivo ct svedese Andersson, pronto a cavalcare l'onda delle provocazioni, ha già provato a mettergli pressione, alludendo alla telefonata di lamentele del presidente della Figc Tavecchio al presidente della Fifa Infantino per il permissivismo di Çakir: "L'Italia è forte al telefono. Sono sicuro che l'arbitro farà un'ottima partita, come la faremo noi".

FISCHIETTO IN CARRIERA - In verità Lahoz non sembra proprio il tipo da lasciarsi condizionare: a giudicare dal curriculum, le parole di Andersson non gli faranno né caldo né freddo. Il quarantenne insegnante di educazione fisica, nato ad Algimia de Alfara, nella Comunidad Valenciana, e residente a Valencia, è arbitro Fifa dal 2011 e viene considerato uno tra i migliori fischietti in carriera, per personalità e carisma. Ha partecipato alle Olimpiadi del 2014 e ha diretto 14 partite di Champions League e 16 di Europa League, 4 di qualificazioni al Mondiale, 4 di qualificazioni all'Europeo. Tra le gare di questa stagione spiccano le due di lusso in Champions, Psg-Bayern 3-0 e Manchester City-Napoli 2-1, con due rigori assegnati al Napoli, entrambi netti (il primo parato dal portiere del City Ederson a Mertens, il secondo segnato da Diawara).

VOGLIA DI DIALOGARE - Ma al di là delle doti tecniche, della maniacale preparazione atletica che gli permette di essere sempre al centro dell'azione e dell'equanimità di giudizio, che gli vengono riconosciute dagli addetti ai lavori della Liga spagnola ("il solo appunto che gli si può muovere è che spezzetta troppo il gioco", disse di lui l'ex fuoriclasse del Barcellona Xavi), il vero tratto caratteriale divisivo di Lahoz è la sua inclinazione al dialogo in campo. Non a tutti piace.

LEGGE TUTTO - L'arbitro valenciano legge tutto, ma proprio tutto, delle squadre e dei calciatori che dovrà dirigere. "Amo essere informato alla perfezione sui calciatori. E' il modo migliore per essere giusto nelle decisioni". Così Lahoz, oltre a sapere se il tale giocatore è particolarmente aggressivo in campo (gli attaccanti svedesi Berg e Toivonen sono avvertiti) e se il talatro è abituato a simulare o prende un sacco di ammonizioni, si informa sulla vita privata di tutti, campioni e non: "Voglio sapere come il giocatore arriva alla partita, se è diventato padre, se ha perso un familiare. Tutto questo può influire sulle sue reazioni in campo e con me e io devo capirlo. Passo ore leggendo, guardando video e documentandomi sulla mia partita successiva", dichiarò nel 2015 nella conferenza "De profeciòn, àrbitro".

QUELLA VOLTA CON RONALDO E PIQUE' - Su questo aspetto singolare del suo arbitraggio l'aneddotica è molto ricca. Quella volta che chiese a Piquè dei suoi bambini, durante il Clàsico Barcellona-Real Madrid: "Ne avevo appena parlato con Pepe e Mateu mi si avvicina. Ti interroga su tutto". Quell'altra che annullò un gol al Barcellona al Calderòn, contro l'Atletico, e nell'intervallo ne spiegò la ragione a Piqué e Suarez. Quell'altra ancora che alla fine di un Màlaga-Atletico si avvicinò a Welington del Malaga e gli domandò dell'apertura del suo bar: "Ma non mi sorprese, perché già in un'altra occasione mi aveva chiesto della mia auto, del mio maggiolino". Quella volta, infine, che ammonì Cristiano Ronaldo e nel tunnel, mentre le squadre risalivano per il secondo tempo, lo accostò per sdrammatizzare: "Cris, ti sei arrabbiato?".

LEADER NATURALE - Raccontano le biografie che Lahoz non è certo il tipo insensibile dell'arbitro altero. Visse allo Stade de France il dramma degli attentati di Parigi due anni fa, nel novembre 2015. "Come quaterna spagnola dell'amichevole Francia-Germania, eravamo negli spogliatoi, quella sera. E' stato uno choc che non dimenticherò mai". E' incline al ruolo di leader naturale di un gruppo, come sarà al Meazza quello completato dagli assistenti Cebrian Devis e Diaz Perez del Palomar e dal quarto uomo Gil Manzano. Il quotidiano El Confidenciàl riferisce che all'aeroporto di La Coruña, dopo un Deportivo-Real Madrid, fu eletto dagli altri passeggeri come il più ragionevole portavoce della folla, inferocita per il ritardo dell'aereo: coordinò la preparazione del reclamo con la compagnia per il risarcimento. Al Meazza ascolterà i reclami delle squadre. Ma quelli prepartita della Svezia, troppo anticipati, saranno rispediti al mittente.
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