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Nazionale, Malagò: "Penso che Tavecchio si dimetterà". Ma la Figc: "Non si presenta da dimissionario"

Giovanni Malagò (agf)
Il presidente del Coni ospite a 'Che tempo che fa' da Fabio Fazio: "Penso che domani il presidente federale lascerà". Ma una fonte qualificata della Federcalcio smentisce: "No, sta ultimando le sue proposte per rispettare l'impegno preso"
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ROMA - "Domani mi auguro e penso che Tavecchio si presenterà dimissionario al consiglio federale. Un cosiglio zoppo perché non ha rappresentanti della Lega di A e la Lega di B è commissariata. L'unica Lega compatta è quella dei dilettanti ma da sola non può sostenere tutto questo peso". Così Giovanni Malagò, presidente del Coni riguardo il momento del calcio italiano dopo il flop della qualificazione al mondiale e in vista del consiglio della Figc in programma domani. "L'ultima volta che una squadra italiana ha vinto un trofeo internazionale è stata l'Inter contro il Mazembe (la coppa Intercontinentale ad Abu Dhabi, ndr.). Sono passati più di 2500 giorni. Non c'era un italiano in campo - dice ancora Malagò ospite a 'Che tempo che fa' da Fabio Fazio su Rai 1 - . Anche nella finale di Champions contro il Bayern l'unico italiano era Materazzi. Questa crisi ha origini lontane, occorre prendere tempo e riformare tutto il sistema. Perché non è che se leviamo Tavecchio abbiamo risolto tutti i problemi...".
Immediata però la risposta della Figc che all'Ansa, subito dopo le dichiarazioni del presidente del Coni fa sapere attraverso una fonte qualificata che "Tavecchio non si presenterà dimissionario al consiglio federale in programma domani" e spiega che "il presidente sta ultimando le sue proposte per rispettare l'impegno preso con tutte le componenti nell'incontro di mercoledì scorso".

Secondo Malagò la crisi del crisi del calcio italiano non è maturata in un giorno: "Negli anni '90 quando c'era il vento in poppa e le nostre squadre hanno vinto tutto - continua il presidente del Coni -, chi si occupava di calcio si è preoccupato di dare l'ennesimo contratto a giocatori stranieri. E non hanno costruito una casa".
"Nel 1958 - ricorda il numero uno dello sport italiano - perdemmo uno spareggio con l'Irlanda del Nord, le regole erano diverse e il Coni poteva intervenire direttamente. Ora invece può commissionare una federazione ma non ci sono gli estremi tecnico-giuridici per procedere: io ho sempre rispettato la responsabilità soggettiva delle persone, qui si va sul campo della coscienza o, come qualcuno ha detto, della dignità. Chiunque si rende conto che non è il presidente di una federazione che calcia in campo, qui però c'è una vicenda che trasferisce la responsabilità dall soggettività all'oggettività: quando Conte decise di lasciare la Nazionale per andare al Chelsea, si pose il problema di chi potesse traghettare la Nazionale fino ai Mondiali". E qui, Malagò rivela un retroscena inedito: "Si pensò a Donadoni, parlai direttamente con il presidente Saputo, ma era sotto contratto con il Bologna e non si poteva fare. Tavecchio ed io ci siamo sentiti in quell'occasione  e c'era l'ipotesi di Marcello Lippi, che aveva fatto trapelare la volontà di tornare dalla Cina per una scelta di vita personale. Lo incontrammo, fu chiaro ma disse che non voleva fare il ct ma dare una mano al settore tecnico delle squadre nazionali, per costruire una crescita dell'intero movimento. Diede la piena disponibilità, Tavecchio era molto preoccupato per l'ingaggio, viste le cifre della Cina, ma Lippi fu un gentiluomo e l'accordo fu fatto su basi inferiori a quelle messe in preventivo. Chiese una settimana di tempo per interpellare i tecnici disponibili, e cioè Ventura, De Biasi, Montella e Spalletti. Lippi ritornò e disse che la scelta migliore era Ventura, quello con cui sentiva di potersi confrontare e lavorare perfettamente. Tavecchio e la federzione contrattualizzarono Ventura e poi dieci giorni dopo mi disse che non potevano mettere sotto contratto Lippi perchè, avendo il figlio procuratore, c'era una norma che lo vietava. Lippi era dispiaciuto e, a prescindere dalla norma, nel calcio ci sono tante interpretazioni, ma quello che è stato grave è che Ventura si è ritrovato senza Lippi ma con al suo fianco il vice-presidente Ulivieri. Chiunque può farsi un'idea su questa storia".

"ANCELOTTI NON DISPONIBILE A FARE DA STAMPELLA" - Poi Malagò commenta il cammino degli azzurri: "L'Italia era nel girone con la Spagna e una volta che vai allo spareggio è un terno al lotto. Abbiamo giocato la seconda partita in casa e quando vai fuori trascini tutto il movimento: ci sono problemi di diritti tv e di aziende che hanno investito. Credo che questo sia sotto gli occhi di tutti". Infine parole al miele per Buffon: "E' un gigante, ci ha messo subito la faccia, le sue erano lacrime sincere. Una bella immagine in un contesto molto molto negativo. Sarebbe stato il primo giocatore nella storia a giocare 6 mondiali". Poi sul nuovo ct della Nazionale, Malagò ammette: "Conosco molto bene Ancelotti e, per quello che lo conosco, non è disponibile a fare la stampella a nessuno".
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